16/07/2010
Penthouse presenta l'offerta per le conigliette di Playboy (210 milioni di dollari).
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Penthouse offre 210 milioni di dollari per rilevare Playboy. Lo annuncia Friendfinder Networks, la società a cui fa capo Penthouse. La società, nei giorni scorsi, aveva reso noto di essere intenzionata a presentare un'offerta di Playboy dopo che il fondatore della rivista delle conigliette, Hugh Hefner, ha annunciato di voler acquistare le azioni non ancora in suo possesso di Playboy, aprendo la strada al delisting della società dopo 39 anni. Il fondatore di Playboy, per riavere il controllo del 100% della società, ha messo sul piatto 5,50 dollari per acquistare ogni azione che non controlla. In una lettera al consiglio di amministrazione di Playboy, la FriendFinder ha proposto un incontro il prossimo 21 luglio per discutere dell'affare.
![]() Dalla festa dei 50 anni di Playboy |
L'offerta offre un premio del 40% rispetto alla chiusura di venerdì scorso del titolo di Playboy. Il consiglio di amministrazione non si è ancora pronunciato. Hefner attualmente controlla il 69,5% delle azioni di Classe A di Playboy e il 27,7% di quelle di Classe B. Hefner ha precisato di non voler cedere i titoli a terzi.
Per ottenere e raccogliere i fondi necessari alla chiusura dell'operazione, Hefner si è appoggiato a Rizvi Traverse Management, che ha già avviato contatti con alcuni creditori circa i finanziamenti necessari e che avrebbe già in tasca le risorse per chiudere l'accordo. Rizvi è già esposta al mondo dell'intrattenimento, avendo investito in International Creative Management e Summit Entertainment. Gli azionisti di Playboy hanno fatto nelle ultime ore causa alla società e al suo fondatore Hugh Hefner in merito alla proposta avanzata dal papà delle conigliette di acquistare tutti i titoli non in suo possesso aprendo al strada al delisting del settimanale.
Fonte: affaritaliani.it
08:21
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07/07/2010
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA...Indovinate dove le faranno?
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Proposta al Senato: TUTTE IN SARDEGNA LE 4 CENTRALI NUCLEARI
E alla fine la candidatura è arrivata. Da fonte scientifica autorevole, per di più con un ruolo istituzionale: la Sardegna è il posto migliore per le centrali nucleari promesse dal governo Berlusconi. E non per una delle quattro che dovrebbero sorgere in Italia, bensì per l'intero pacchetto. « La Sardegna è l’area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perché è la più stabile dal punto di vista sismico», ha riferito ieri Enzo Boschi (nella foto), presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) durante una audizione davanti alla commissione Territorio e ambiente del Senato. L'audizione è un momento nel quale il Parlamento comincia a farsi delle idee precise su un problema, ascoltando i tecnici di settore prima di esaminare disegni di legge del Governo o proposte di deputati e senatori. E ieri, a Palazzo Madama, è toccato al numero uno della sismologia italiana parlare del ventilato ritorno all'energia figlia dell'atomo. Il responsabile dell'istituto statale è stato chiaro: «La regione Sardegna è una zona con una storia geologica completamente diversa dal resto dell’Italia. Si potrebbero fare tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire lì, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia - ha aggiunto Boschi - Bisogna evitare che il problema venga affrontato con le informazioni sbagliate», ha proseguito il sismologo: «Ho visto sui giornali che un sito proposto era quello di Augusta, in Sicilia: non potrebbe esserci un’area più sbagliata, perché si trova su una faglia sismica». La Sardegna invece è terra antica, stabile, dove le scosse di terremoto sono rare e leggere. Ecco che un sistema delicato e potenzialmente devastante come una centrale nucleare nell'isola, secondo Boschi, sarebbe sistemato bene, al riparo da eventi sismici catastrofici. Così non una ma quattro centrali potrebbero trovare spazio nella regione. Decidere, comunque, non è in capo a Boschi. Il governo non ha ancora avviato le procedure per i criteri tecnici di scelta dei siti: dopo questi, sulla base di rapporti scientifici, l'esecutivo dovrà stilare una lista di zone candidate e poi procedere alla individuazione delle quattro aree che saranno oggetto di quella che viene chiamata nelle carte ministeriali «servitù nucleare». Nei giorni scorsi, il neo presidente della Regione Ugo Cappellacci aveva assicurato che «nessuna centrale nucleare verrà costruita nell'Isola: se vorranno farlo, dovranno passare sul mio corpo», ha concluso il governatore. Ma la sua resistenza potrebbe non bastare: nel disegno di legge sull'energia (che ancora non è stato votato) il governo è autorizzato a superare il no delle Regioni.
08:43
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18/06/2010
E' nata una nuova terra come Pandora..... si chiama "BERLUSCONIA"
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Guardian e Economist sul ddl intercettazioni: cose da Berlusconia, la “dittatura da Terzo Mondo” “notoriamente corrotta”.
http://ilnichilista.wordpress.com/2010/0...
la barzelletta cui berlusconi ha ridotto l'italia: stanno ridendo di noi in tutto il mondo e anche nei forum stranieri stanno sghignazzando del buffone che abbiamo messo al governo e di noi che ce lo abbiamo mandato
perfino lo sgarbo che è stato fatto all'italia sportiva in sudafrica è stata riletta nelle chat straniere come una presa per i fondelli per il nostro capocomico e per noi tutti
sono stata in chat stasera e mi hanno chiesto come mai tante donne italiane hanno votato per un philanderer che tratta le donne da soprammobili
ho avuto la solidarietà di tutti quando ho spiegato che siamo in tanti a fare tutto il possibile per rovesciare questo suo governo, e che il suo voto preponderante è dovuto al ferreo controlo che lui esercita sui telegiornali che sono divenuti di regime
Fonte: Yahoo
08:52
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16/11/2009
La regia occulta dell'operazione marrazzo.
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L'operazione marrazzo rimane, per berlusconi, ben più rischiosa di quella boffo (ma anche l'operazione boffo, per quanto apparentemente riuscita sul piano tecnico, col tempo gli si rivelerà esiziale perché ha implicato una ferita non ricucibile con la Chiesa). E' sul piano della complessità tecnica che l'operazione marazzo rischia di non completarsi come da lui programmata.
Berlusconi sa che non avrebbe potuto ufficialmente tirarsi fuori da una vicenda come il ricatto a marrazzo, poiché i suoi servizietti sono infiltrati ovunque e la cosa sarebbe inevitabilmente emersa, per la clausola implicita del "non poteva non sapere". Quindi ha fatto girare la versione del nobile avvertimento fatto pervenire a marrazzo per via privata. L'apparentemente abile stratagemma di telefonargli, a trappola ormai apparentemente perfezionata, con lui totalmente inguaiato, ben sapendo che a quel punto non sarebbe convenuto cavalcare anche il frangente dell'emergere dello scandalo facendolo pubblicare direttamente dai suoi media: tale comportamento sarebbe stato troppo scoperto, e avrebbe implicato una levata di scudi dei media internazionali.
Eppure, anche questa strategia tenuta da berlusconi alla lunga non potrà tenere, per evidenti ragioni. Egli è sempre pronto a sacrificare la piccola manovalanza criminale che ai vari livelli continuamente si è sempre prestata a spendersi per lui, beccandosi le tranvate a lui destinate. Farà così anche stavolta, come fece perfino con l'amicissimo previti che si beccò al suo posto una condanna a 11 anni per corruzione di giudici, ben ricompensato certo sia economicamente che poi anche tramite prebende (il dono del ministero della difesa). I piccoli servizievoli tirapiedi che ha usato in questa circostanza potrà più semplicemente lasciarli triturare, li lascerà trattare da stracci. Vedremo se almeno alcuni sapranno tentare di riscattarsi e ritrovare una dignità rivelando ciò che sanno. Occhio, osservate con attenzione quei carabinieri implicati e gli altri protagonisti, che vanno protetti da possibili incidenti. Nessuna organizzazione può essere perfetta ed esente da errori e molti ne ha già compiuti questa qui, che già aveva operato torbidamente alcuni anni or sono anche contro i medesimi bersagli oltre agli altri circostanti, e questo è già stato un errore psicologico importante perché rivelatore: in quel caso si era ritenuto che tra i mandanti dell'azione si potesse ipotizzare un coinvolgimento di storace, e furono molti a pensarla così... sospetti vennero anche alla mussolini, che storace potesse essere stato implicato. Ciò che è avvenuto ora, con il caso marrazzo fa capire come anche allora storace non c'entrava, nonostante le apparenze. E, ipotesi ancora peggiore, che possa essere esistito un livello sopraordinato di gestione dell'agenzia speciale operante ora come allora, con persone che ai livelli intermedi possono credere falsamente di essere burattinai e non marionette anch'esse a loro volta. Berlusconi non ha ancora ben afferrato tutte le implicazioni che derivano dal fatto che le sue trame devono svolgersi in un paese che si chiama italia e non russia.
09:05
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12/11/2009
Giuro questa è l'ultima che dico : -IL CROCIFISSO-
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Riporto in due post successivi tutti i miei interventi aggruppati assieme sulla questione del crocifisso posta oggi da Yahoo
Io credo che sia possibile possa esistere un Dio, ma dubito che possa essere una entità personale a noi simile. Certo, noi vorremmo che ci assomigliasse, per poterci rivolgere a una tale entità dandogli del Tu. Purtroppo temo che un tale Dio in forma umana non possa esistere, temo sia una pia illusione. Ancora più illusorio mi sembra l'immaginarci poi che un Dio infinitamente potente venga a prendersi un corpo da noi per salvarci da un peccato fantomatico e impossibile come il cosiddetto peccato originale, una delle più grandi assurdità mai inventate dall'uomo. Anzi, ci siamo perfino immaginati che un Dio possa morire! Il crocifisso rappresenta il tipico absurdum che risiede nelle religioni e dimostra in modo spettacolare la stupidità che alberga nel cuore disperato dell'uomo. Se davvero un Dio esistesse e fosse offendibile, rappresentarlo crocifisso invece che trionfante appare come la più atroce delle offese che possano essergli rivolte!
Un commento a quanto detto da sergio letizia, che ha definito falsi quegli esperimenti che hanno scientificamente dimostrato la falsità della sindone. Ti informo che la Chiesa ha accettato il responso di quegli esperimenti. La cosiddetta sacra sindone è un artefatto, un falso, e così è stato dimostrato applicando il metodo scientifico, punto e basta. Molti cristiani continuano a rifiutare a priori il metodo scientifico, per pura ignoranza, poiché appunto essi non sanno come tale metodo sia in realtà il più umile e serio dei metodi possibili all'uomo per procedere avanti nel cammino della conoscenza. E' in verità l'unico metodo, non ve ne sono altri, poiché altri rivendicano di essere validi ma portano invariabilmente verso l'illusione e l'autoinganno.
Il crocifisso è difeso per riflesso identitario, poiché molti ritengono sia ormai divenuto simbolo della nostra tradizione, della nostra storia e civiltà. Esso va però anche osservato con sguardo lucido per ciò che davvero significa in sé. La croce è uno strumento di tortura e morte, e la raffigurazione del Cristo in croce vorrebbe simbolizzare come la grande energia cosmica che starebbe dietro la realtà sarebbe venuta a incarnarsi e a morire per salvarci dal peccato originale che avrebbe commesso l'originaria coppia di umani fondatrice della nostra specie. Questa storia ci vergogneremmo di raccontarla ai nostri bimbi per quanto è assurda eppure pretendiamo che a crederla siano milioni di adulti. Purtroppo milioni di adulti ci credono, credono a ogni favola assurda, e vorrebbero imporla a tutti, anche a coloro che ancora ragionano, e vorrebbero imporla anche a quegli altri che a loro volta credono ad altre assurdità. Il peccato originale: ma avete mai dedicato almeno un minuto della vostra vita a ragionarci sopra, che razza di concetto assurdo e impossibile che vi siete inventati? E se non può avere senso il peccato originale, quindi non può avere senso un Cristo che verrebbe a emendarci da un tale genere impossibile di peccato.
12:45
Scritto da: spinsound2
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07/09/2009
Due o tre cose su premier e stampa
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Se c’era bisogno di una prova dell’incapacità del presidente del Consiglio di gestire i conflitti, anche di natura personale, in cui si trova coinvolto egli l’ha data con la querela ai giornali nei giorni scorsi. Gestire i conflitti, intendo, nell’unico modo in cui un uomo politico può e deve farlo: vale a dire politicamente. L'espressione «gestire politicamente» può significare tante cose: dal cercare di venire in qualche modo a patti con l’avversario, al pagare il prezzo che c’è da pagare, al rilanciare su altri piani con una forte iniziativa che imponga all’agenda politica di girare decisamente pagina, fino al fare finta di nulla. E invece, di fronte agli attacchi personali che gli stanno piovendo addosso da mesi, Berlusconi non ha fatto niente di tutto ciò. Anzi, con la querela alla Repubblica e all ’Unità ha aggiunto benzina al fuoco della polemica.
Perché? Perché egli non capisce l’importanza della suddetta gestione politica e/o non sa metterla in opera, si può rispondere. Ma forse c’è una ragione più semplice (e in certo senso più sostanziale): perché non è nel suo carattere, e Berlusconi sa bene che è proprio nel suo carattere, nel suo spontaneo modo di muoversi, di parlare, di reagire, che sta la ragione principale del suo successo come politico outsider. Un temperamento leggero e insieme pugnacissimo; e poi ottimista, sicuro e innamorato di sé come pochi e naturalmente disposto all’improntitudine guascona, all’iniziativa audace e fuori del consueto: questo è l’uomo Berlusconi, e questa ne è l’immagine che ha conquistato lo straordinario consenso elettorale che sappiamo. Perché mai un uomo così dovrebbe preoccuparsi di trovare una soluzione politica ai conflitti che riguardano la sua persona? Che poi della sua aggressiva indifferenza possano scapitarci le istituzioni non è cosa che possa fargli cambiare idea. Se una cosa è certa, infatti, è che il presidente del Consiglio non è quello che si dice «un uomo delle istituzioni ». È l’opposto, semmai: un uomo pubblico a suo modo «totus politicus», l’uomo della politica democratica ridotta al suo dato più elementare, quello del risultato delle urne.
Ma c’è un altro aspetto della questione da considerare. Ed è che per gestire, e possibilmente chiudere, politicamente i conflitti è essenziale una condizione: bisogna che il conflitto possa concludersi alla fine con un compromesso. Non pare proprio però che sia tale, che sia un conflitto «compromissibile», quello in cui è coinvolto da settimane Silvio Berlusconi. Un conflitto che è partito dall’accertamento di alcuni aspetti indubbiamente libertini della sua vita privata - a proposito dei quali vogliamo ricordare che il Corriere è stato il primo a dare notizia dell’inchiesta di Bari nonché delle gesta dell’ormai purtroppo famosa Patrizia D’Addario - ma che tuttavia è subito diventato motivo per decretare l’incompatibilità dello stesso Berlusconi rispetto al suo ruolo di presidente del Consiglio. dubiti che di questo si tratti, ricordi come suonano testualmente alcune delle famose domande che hanno condotto alla querela contro il giornale che le ha pubblicate: «Lei ritiene di poter adempiere alle funzioni di presidente del Consiglio?», e ancora: «Quali sono le sue condizioni di salute?».
Mi chiedo quale risposta sensata, anche volendo, si possa dare a domande del genere, le quali, come ognuno capisce, già in sé contengono l’unica possibile da parte dell’interessato («lo ritengo eccome», «sono sano come un pesce»). E le quali domande, dunque, non hanno valore se non come puro strumento retorico: per affermare in modo indiretto, ma precisissimo, che Berlusconi, a motivo del suo stile di vita, non sarebbe adatto a fare il capo del governo. Il che ci porta al punto più delicato: il rapporto tra la stampa e il potere, sul quale a proposito del caso Avvenire hanno già scritto ottimamente su queste colonne sia Massimo Franco che Sergio Romano. Personalmente sono convinto che la legge debba essere di manica larghissima nel consentire alla stampa un’amplissima libertà di critica nei confronti degli uomini politici, anche ai limiti della calunnia, come accade per esempio negli Stati Uniti dove, per non incorrere nei rigori della legge, basta che anche chi scrive il falso non ne sia però espressamente consapevole.
Da questo punto di vista, dunque, l’iniziativa del presidente del Consiglio, accompagnata per giunta dalla richiesta di un risarcimento astronomico, è sbagliata e riprovevole: essa ha di fatto un innegabile contenuto di intimidazione censoria verso i giornali presi di mira. Con la stessa sicurezza, però, si può dubitare fortemente che rientri tra i compiti della libera stampa l’organizzazione di interminabili, feroci campagne giornalistiche, non già per invocare - come sarebbe sacrosanto - che i reati eventualmente commessi dal presidente del Consiglio siano perseguiti (dal momento che nel suo libertinismo di reati non sembra esservi almeno finora traccia), ma per chiedere di fatto le sue dimissioni, adducendo che egli sarebbe comunque, per il suo stile di vita, «inadatto» a ricoprire la carica che ricopre. In una democrazia, fino a prova contraria, decidere se qualunque persona è adatta o inadatta a guidare il governo, non è compito dei giornali: è compito degli elettori e soltanto degli elettori. Anche se la loro decisione può non piacere.
Fonte: Corriere.it
09:58
Scritto da: spinsound2
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03/09/2009
Nuova influenza, Fazio: possibile chiusura mirata scuole
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Lo ha detto oggi il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ai giornalisti al termine di una riunione dell'Unità di crisi sull'influenza alla presenza di Regioni, associazioni di pediatri, medici e pronto soccorso.
Fazio ha ribadito che la "pandemia non è grave" e che il picco di contagi è atteso tra il 18 dicembre e il 18 gennaio, quando si prevede che da un milione e mezzo a tre milioni di persone si ammaleranno per circa 15 giorni di malattia.
Rispetto all'ipotesi di chiusura della scuola, ha spiegato Fazio, "pensiamo a chiusure in casi in cui almeno tre o più persone sono ammalate contemporaneamente. Verificheremo se sono solo classi o tutte le scuole. Verificheremo chi deve certificare i casi. Indicheremo chi dovrà fare le ordinanze e come si garantirà la continuità dell'educazione, come avvenuto in altri Paesi".
L'Organizzazione mondiale della Sanità prevede che un terzo della popolazione mondiale potrà contrarre l'H1N1, conosciuta impropriamente come febbre suina. Finora, almeno 2,185 persone sono morte di questa influenza, ma nessuna in Italia, e milioni di altre sono state contagiate.
Al momento sono due, nel bostro Paese, i casi di persone in gravi condizioni a causa della nuova influenza. Si tratta di un giovane ricoverato in coma a Monza per complicazioni polmonari e di un 51enne, dalla salute già piuttosto compromessa, in rianimazione a Napoli.
In mattinata si era diffusa su alcuni organi di informazione la notizia della morte dell'uomo, poi smentita da una nota ufficiale dell'ospedale Cotugno dove l'uomo è ricoverato.
Fonte: Yahoo.it
09:39
Scritto da: spinsound2
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