20/08/2010
Le organizzazioni criminali si adeguano alla crisi e si inventano il prestito usuraio a ore... Allucinante!!!
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Le organizzazioni criminali si adeguano alla crisi e si inventano il prestito usuraio a ore. Abbigliamento e ristorazione i settori più colpiti. Interessi anche del 70% a settimana
Di fronte alla crisi economica anche le organizzazioni criminali si adeguano. E si inventano l’usura a ore, con prestito e restituzione nella stessa giornata. A interessi cari, carissimi; del 10% al giorno, che in una settimana arrivano a toccare addirittura soglie del 70%. A tracciarne il triste quadro è la Confesercenti SosImpresa, che segnala come questa nuova pratica di "criminalità creativa" assume proporzioni allarmanti: lo scorso anno sono state chiuse 15 mila aziende per debiti usurai; nel triennio 2005-2007 gli esercizi commerciali costretti a chiudere sono stati il 40%. A cadere nella ragnatela dei bloodsuckers (succhiasangue) sono soprattutto le piccole e medie imprese, radicate nella maggior parte dei casi nel Mezzogiorno. L’identikit della persona a rischio usura ha un’età compresa tra i 48 e i 55 anni; si rivolge in maniera costante alla rete dei prestiti illegali; non denuncia per paura e per vergogna. Per la maggior parte si tratta di imprenditori (30%), professionisti (10%), pensionati o lavoratori (10%).
I settori più colpiti? Ristorazione (26%), abbigliamento (23%), commercio ambulante (20%) e rivendite di generi alimentari (15%). Il fenomeno va a collocarsi in un giro d’affari più ampio di 15 miliardi l’anno, con un indebitamento in crescita dell’11,2% all’anno. Il tutto per una rete gestita da 25 mila usurai.
Per Lino Busà, presidente di SosImpresa, "il problema è sottovalutato e le banche dovrebbero intervenire attraverso un’operazione di moratoria dei debiti, cioè non chiedendo un rientro immediato dei prestiti, che spesso mette in difficoltà i clienti. Inoltre l’usura è un reato a tutt’oggi scarsamente punito, perché molti processi si chiudono con patteggiamenti e prescrizioni di reato verso i colpevoli".Agli sportelli antiusura di SosImpresa Confesercenti le richieste di aiuto sono triplicate: da 1200 nel 2008, si prevede che superino quota 3000 alla fine del 2009.
Oggi è possibile non cadere nella rete degli usurai e ribellarsi a questo reato, recuperando la dignità di commercianti, imprenditori e cittadini. E’ fondamentale non rimanere soli, ma contare sul sostegno delle forze dell’ordine, della magistratura e delle organizzazioni antiracket e antiusura. Ecco alcuni utili consigli da tenere a mente:
- non pagare mai e denunciare sempre: pagare gli usurai è un errore perché, oltre al danno economico, chi non denuncia rischia di essere indagato per favoreggiamento e perdere il diritto a svolgere la propria attività imprenditoriale;
- è possibile recuperare le somme pagate tramite erogazioni di benefici previsti dalle leggi 108/1996 e 44/1999 (elargizione per le vittime di usura). E’ inoltre previsto un apposito Fondo Antiracket e Antiusura di 70 miliardi di euro destinati alle vittime di raggiri usurai (maggiori informazioni sul sito governativo www.interno.it, sezione antiracket e antiusura);
- lo Stato mette a disposizione anche incentivi di vario tipo (es., sistemi di videosorveglianza) oltre al risarcimento in denaro;
-rivolgersi allo sportello antiusura SosImpresa messo a disposizione dalla Confesercenti (numero verde 800900767) e coordinato da avvocati che collaborano a stretto contatto con il cittadino per fornirgli consigli e assistenza legale.
Fonte: canali.kataweb.it
08:59 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: usura, prestiti, usurai, criminali | OKNOtizie |
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26/07/2010
Nuove truffe: prendi il prestito e sparisci....
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L’anno scorso ci hanno provato in 25mila. Quest’anno si stima che a tentare saranno almeno in 30mila. Ma sono solo le cifre ufficiali, quelle “confessate” dalle banche e dagli istituti finanziari che concedono prestiti. Va calcolato, va messo nel conto un numero almeno triplo: facciamo centomila. Centomila volte in un anno c’è chi si presenta ad una banca o ad una finanziaria e chiede un prestito portandosi in tasca documenti falsi, buste paga artefatte, dichiarazioni fiscali fasulle. Documenti, buste paga e Cud sono ciò che chi ti deve concedere un prestito chiede per sapere se il prestito può dartelo, per sapere chi sei, quanto guadagni, quanto puoi pagare di rata. Se documenti, buste paga e dichiarazioni fiscali sono falsa, se la banca o la finanziaria ci cascano, allora incassi il prestito e sparisci e, ovviamente, non paghi nulla.
Sono truffe, tentativi di truffa. Una volta su due falliscono. Spesso infatti sono artigianali, molto artigianali: solo scanner e computer se non addirittura colla e pennarello. Altre volte invece sono professionali e quindi riescono. L’anno scorso la quota di crediti non restituita è salità dal 2 al 3 per cento dei prestiti erogati. La metà di questo punto percentuale è attribuita al “prendi il prestito e sparisci”. Mezzo punto percentaule sembra poco ma sono un sacco di soldi: tra i 150 e i 200 milioni di euro. Il bello, anzi il brutto della vicenda è che, se la truffa riesce, il truffatore incassa relativamente poco: dieci, venti, cinquantamila euro. Ma rischia praticamente nulla. Per cercarlo serve una denuncia del truffato, della banca, una denuncia contro ignoti. Possibilità di trovarlo, l’ignoto, bassissima.
Non è giusto, oltre che illegale. Ma su questo fronte dei prestiti le banche pagano una sorta di contrappasso. Infatti le regole, le categorie applicando le quali un prestito te lo danno o no, sono tanto rigide quanto crudeli. No in linea di massima ai giovani e ai single. E fin qui…Ma niente prestito anche se il cinque per cento della “categoria” in cui il computer della banca ti cataloga in media non paga le rate. Non importa quindi se tu, proprio tu, paghi o no. Importa quel che fanno i tuoi “simili”. E, cosa ancora peggiore, se nella tua vita hai ottenuto un prestito o un mutuo e l’hai ripagato per intero prima del previsto, privando quindi la banca di tutti gli interessi previsti, allora la banca non ti considera un onesto pagatore ma un guaio, un affare in perdita. Prestiti non te ne dà più perchè hai pagato tutto e prima, quindi hai pagato un po’ di meno. Questo alle banche non piace, hanno bisogno di debitori non solo paganti ma possibilmente debitori eterni.
08:56 Scritto da: spinsound2 in Prestiti personali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: truffa prestiti, usura, documenti falsi | OKNOtizie |
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25/06/2010
Ai limiti dell'usura, ma in via Colombo 271 [Equitalia] cantano vittoria
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Un agente della riscossione esoso, ingordo, punitivo, che castiga ritardi e distrazioni con comportamenti ai limiti dell’usura. Così appare Equitalia nel servizio di Report andato in onda domenica su Raitre. Così giudicano la società di riscossione molti cittadini che ritengono di essere diventati vittime di un meccanismo inesorabile. Tra questi, il programma di Milena Gabanelli citava il professor Marco Revelli, che ha raccontato all’autrice dell’inchiesta su Equitalia, Giovanna Boursier, di aver avuto la casa ipotecata per un debito di 700 euro (qualche multa non pagata, per aver vissuto un anno all’estero).
Il costituzionalista Michele Ainis, invece, la sua disavventura l’ha raccontata sul Sole 24 ore. "Una storia d’abusi e soprusi. Una vicenda di tasse occulte. Un viaggio nel girone dantesco della burocrazia fiscale. Squilla il cellulare e una funzionaria della banca mi dice: 'Professore, per quella pratica di fido ci siamo dovuti fermare. Lei ha un’ipoteca sulla casa. Un’ipoteca legale'. Per un attimo mi manca il fiato in gola. Poi chiedo: 'Da quando? E chi l’avrebbe iscritta?' 'Equitalia. Venga in banca, ne parliamo di persona'". Continua Ainis: "Per gli italiani Equitalia è un po’ come la Spectre, un’organizzazione invisibile e implacabile; ma senza James Bond a difenderci dalle sue trappole infernali".
Prendi una multa. Te ne dimentichi. Anni dopo ti ritrovi un’ipoteca sull’immobile di proprietà per una cifra colossale rispetto all’ammontare originario del debito. Racconta Ainis: "Mi presento in via Colombo, a Roma, numero civico 271. Informazioni, è di quelle che ho bisogno. Mentre tutti gli altri sportelli chiudono alle 13 e 30, la fila per le informazioni era bloccata già alle 11, dieci minuti fa. Per forza, è su questa fila che c’è ressa. La maggior parte di noialtri è come il protagonista del Processo di Kafka, non sappiamo nulla del capo d’imputazione che ci pende sulle spalle".
Così, per otto multe mai ricevute oppure contestate e una tassa sui rifiuti non pagata, è stata iscritta ipoteca per oltre 6 mila euro. Senz’altra via d’uscita che pagare: "Per cancellare l’ipoteca devo prima estinguere il debito o in alternativa aspettare per qualche secolo le risposte giudiziarie".
Equitalia nasce nel 2006. È una società per azioni a totale capitale pubblico: 51 per cento dell’Agenzia delle entrate e 49 per cento dell’Inps. Suo compito, riscuotere i tributi. Prima ci pensavano una quarantina di soggetti privati, banche o esattori spesso discussi (come, in Sicilia, i cugini Salvo, legati a Cosa nostra). Con Equitalia, la riscossione è tornata in mano pubblica. Suo compito istituzionale è "quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale". Ci riesce? Dal palazzo romano di via Cristoforo Colombo dicono di sì. Allineano i risultati positivi: 7,7 miliardi di euro riscossi nel 2009, più 10 per cento rispetto all’anno precedente, ma soprattutto più del doppio di quanto riuscivano a portare a casa gli esattori privati, che nel 2005 (ultimo anno prima della nascita di Equitalia) avevano incassato non più di 3,8 miliardi di euro. Certo, pagare le tasse non piace a nessuno e per farle pagare è necessario ricorrere a strumenti come i fermi amministrativi delle auto (96 mila nel 2009) o le ipoteche sugli immobili (180 mila). Ma queste arrivano dopo avvisi, preavvisi, solleciti. E poi, dicono in corso Colombo, l’abuso è non pagare le tasse, non il farle pagare.
Certo, restano le innumerevoli proteste dei cittadini che si sentono vessati senza ragione, come il professor Revelli, come il professor Ainis. Cittadini senza nome e senza strumenti per reagire che, per imposizioni spesso contestate, si vedono caricati di una sanzione del 30 per cento, più un 6 per cento di mora dopo 90 giorni. Con un aggio incassato da Equitalia che è del 4,6 per cento entro i 60 giorni, ma che al sessantunesimo giorno diventa del 9 per cento. Di fronte alle denunce di Ainis, possibile che Giulio Tremonti, Renato Brunetta e Roberto Calderoli, il grande semplificatore, non abbiano niente da dire?
09:15 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: equitalia, usura, prestiti, tasse | OKNOtizie |
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