23/11/2009

«Per il dopo-crisi copiamo la lezione giapponese»


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Ci sono le aziende che chiudono, quel­le che resistono e quelle che pensano. E che addirittura scoprono che il manage­ment può rivelarsi una risorsa decisiva anche per i Piccoli. Per di più senza biso­gna di assumere e pagare dei manager. Chi l'ha detto che le tecniche più sofisti­cate sono adatte solo alle grandi impre­se? Perché anche le aziende manifatturie­re con meno di 50 dipendenti non posso­no farsi in casa la loro rivoluzione cultu­rale? A sostenere queste tesi sono gli in­dustriali del Nord Est tra i 40 e i 50 anni che frequentano con varia intensità la scuola di formazione del Cuoa di Altavil­la Vicentina.

Il bassanese Diego Caron è uno di lo­ro. Pensa che comunque vada a finire è assai improbabile che si torni ai volumi produttivi pre-crisi e ringrazia chi un an­no fa lo ha sconsigliato dal costruire un nuovo capannone di 3 mila metri qua­dri. Avrebbe perpetuato il vecchio modo di agire, quando la capacità di offerta ve­niva generosamente dilatata senza curar­si della domanda. Quando la voglia di fa­re considerava superfluo «il pensare».

La sua azienda metalmeccanica (tubi flessibili) si appresta a chiudere il 2009 a quota -40% di ricavi (i concorrenti sono addirittura a -70%!) e una dozzina dei 50 dipendenti sono in cassa integrazione ma Caron è tutt'altro che pessimista. L'obiettivo è prepararsi per la ripresa e perciò è diventato, parole sue, «un fanati­co della lean production», il modello dell'impresa anti-burocratica alla Toyota che cancella tutte le attività senza valore aggiunto. In omaggio alle teorie giappo­nesi, Caron ha ridisegnato l'organizzazio­ne aziendale azzerando costi e scorte e programmando un forte aumento di pro­duttività. «L'unica spesa che non ho ta­gliato è la formazione perché dobbiamo aumentare l'attenzione al cliente. Dovre­mo diventare un po' aziende manifattu­riere e un po' aziende di servizi». Il solo modo, aggiunge, per mettersi (almeno per qualche anno) al riparo dai terribili cinesi.

Il management snello sta incontrando un certo successo in tutto il Nord Est tra le piccole e medie imprese dei settori più vari. Nel «lean club» si segnalano le espe­rienze di un'azienda padovana che fab­brica mobili di design, la Lago e di un'im­presa, la Anodica Trevigiana, che forni­sce trattamenti termici. Poi c'è chi ha vo­luto fare due cose in una, accoppiare la lezione della Toyota con la creatività ita­liana: è il caso di Filippo Girardi, un im­prenditore quarantenne di prima genera­zione, che opera a Soave (provincia di Ve­rona) e che ha avuto un'idea semplice semplice.

Le batterie per auto come è noto sono tutte nere, ma perché - si è chiesto Girar­di della Midac - non proviamo a giocare sull'estetica e, visto che nei nuovi model­li di vettura le batterie non sono più na­scoste, non le facciamo a colori? Com­menta Paolo Gubitta, docente del Cuoa: «Non deve stupire che i Piccoli abbracci­no la filosofia giapponese. Anche loro ca­piscono che o programmano da soli la propria ristrutturazione post-crisi oppu­re gliela imporranno le aziende più gran­di. E saranno dolori». Gubitta sottolinea anche il nuovo approccio verso un mana­gement senza manager. «L'imprenditore investe su stesso. Va a scuola il sabato per capire come trasformare la sua picco­la azienda. Che nel pragmatico Nord Est nascesse un fenomeno di questo tipo era tutt'altro che scontato».

Imparate le più moderne teorie d'im­presa per tentare si salvarsi «le Piccole che pensano» si trovano di fronte a un altro bivio del dopo-crisi: individuali­smo o aggregazione. I piccoli della Con­findustria vicentina hanno deciso di spendersi per la seconda ipotesi fino a farne un cavallo di battaglia dell'associa­zione.Si sono dati un anno «per arare il cam­po » e intanto stanno studiando le varie ipotesi di holding che circolano in que­ste settimane. L'opinione di Caron è che «si tratta di discorsi ormai maturi ma che sarà più facile rendere compiutamen­te operativi in presenza di un passaggio generazionale». Con la speranza che i fi­gli si rivelino meno individualisti dei pa­dri.

Dario di Vico 

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15/09/2009

L’Italia è il paese con le tasse più alte sul lavoro


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L’Italia ha recentemente guadagnato un primato negativo. Si tratte delle tasse sul lavoro, il carico fiscale che corrisponde ad una serie di trattenute per i lavoratori dipendenti e altri tipi di tasse e imposte per i liberi professionisti.

La busta paga dei lavoratori italiani è eccessivamente tassata e il nostro Paese, ha dichiarato l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, è il primo nella Comunità europea per carico fiscale.

In Italia, secondo i dati, tasse e contributi raggiungono il 44% del costo del lavoro. Il nostro Paese è seguito dalla Svezia e dal Belgio con il 42,3% ma a differenza di questi paesi l’Italia non supporta con adeguati aiuti pubblici chi perde il posto di lavoro o chi è disoccupato.

L'Eurostat ha comparato i dati relativi al 2007 stimando che la media europea di tassazione sul lavoro è del 34,4%, quindi l’Italia è sopra di ben 10 punti mentre paesi come Malta, Cipro e Irlanda si attestano rispettivamente sul 20,1%, 24% e 25,7%.

La Cgil ha subito commentato, attraverso il segretario confederale Agostino Megale: "La situazione non è più accettabile. Sono ormai diversi anni che la Cgil sottolinea, anche assieme a Cisl e Uil, quanto a pagare le tasse siano soprattutto i lavoratori e i pensionati che portano nelle casse dello Stato quasi il 90% del gettito Irpef".

Il sindacalista ha poi continuato: “le retribuzioni nette negli ultimi 15 anni sono cresciute circa 4 punti in meno delle lorde e nelle buste paga risultano 6.738 euro cumulati di perdita di potere d'acquisto per i lavoratori dipendenti che ha trattenuto il fisco”.

Nel frattempo in Italia ci sono circa 3 milioni di persone che evadono il fisco per un totale di oltre 100 miliardi all’anno.

Fonte:azfinanza.com

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Carta Bimbo, un aiuto per mamme e neonati di Roma


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Per tutti i bambini nati o che nasceranno nel corso del 2009 negli ospedali della capitale il Comune di Roma mette a disposizione la Carta Bimbo.

Si tratta di una card che permette alla famiglia del neonato di acquistare tutta una serie di beni di prima necessità utili alla cura del bambino con sconti che vanno dal 20% al 30%.

Si potranno comprare a prezzi ridotti latte, omogeneizzati, pannolini, biberon ma anche culle e passeggini. Ci si può recare nelle farmacie e nei punti vendita convenzionati o acquistare direttamente sul sito www.farmacap.it nella sezione dedicata alla Carta Bimbo dove è possibile anche compilare il modulo di richiesta online.

La carta avrà validità fino al compimento dei 3 mesi del bambino ma per le famiglie che hanno un reddito basso c’è la possibilità di estendere la convenzione per un massimo di un anno.

Oltre agli sconti la card offre anche un’assicurazione che copre i servizi sanitari d’emergenza : l’assistenza telefonica di un ginecologo e di un pediatra, visite a domicilio, consegna di medicinali urgenti ed altro. Inoltre, presso alcuni ospedali e cliniche convenzionate, è prevista l’assistenza di un tutor che seguirà mamma e bambino per un anno.

Le prime Carte Bimbo sono state consegnate l’8 maggio in occasione della festa della mamma e il centralino per richiederle è stato preso d’assalto.

Per avere informazioni sulla Carta bimbo potete consultare il sito www.farmacap.it/cartabimbo o chiamare il numero verde 800.200.105.

Fonte: azfinanza.com

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14/09/2009

Carte di credito: come scegliere la più adatta


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Il mercato delle carte di credito in Italia come nel resto del mondo è sempre più variegato e a volte non si riesce a scegliere con calma la soluzione migliore per le proprie esigenze.

Appena si apre un nuovo conto corrente viene subito consigliata una credit card da associare che può essere del circuito Visa, Mastercard oppure Diners e American Express. Le prime due sono accettate ovunque le seconde hanno qualche limitazione in più.

Una voce molto importante da valutare nel momento in cui si sceglie una carta di credito è quella dei costi: canone annuo, bollo, invio estratto conto, commissioni sui prelievi, sui pedaggi autostradali, il rifornimento di carburante e altro.

Una scelta essenziale da fare al momento della richiesta della carta riguarda la tipologia: carta di credito tradizionale, revolving, oppure una carta che racchiuda insieme le due possibilità cioè permetta di scegliere acquisto dopo acquisto se pagare in un’unica soluzione oppure a rate.

Esistono infine le carte di credito prepagate ideali soprattutto per acquistare su internet in tutta sicurezza o da regalare a figli e nipoti con sopra un credito da utilizzare per comprare ciò che vogliono autonomamente.

E’ possibile avere anche più di una sola carta di credito e ottenere le altre in maniera autonoma rispetto al proprio conto corrente.

Nonostante in Italia le carte di credito siano ancora meno utilizzate che in altri paesi europei e soprattutto rispetto agli Usa, nel 2007 nel nostro Paese sono state utilizzate più di 16 milioni di credit card.

Fonte: azfinanza.com

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Banche pronte per applicare regole trasparenza


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Roma, 14 set - Il sistema bancario italiano e' 'assolutamente pronto' ad applicare le nuove indicazioni della Banca d'Italia per la comunicazione alla clientela. Lo ha detto il presidente dell'Abi Corrado Faissola intervenendo al meeting della Confesercenti, in corso ieri a Perugia.
Faissola ha comunque spiegato che 'una serie di elementi sono già offerti alla clientela'. Il presidente dell'Abi ha quindi parlato di un 'sistema all'avanguardia a livello europeo per la trasparenza'. 'Siamo molto favorevoli alle nuove disposizioni della Baca d'Italia - ha aggiunto - e ci sara' ovviamente il pieno rispetto della normativa e una ulteriore pressione sugli istituti per la semplificazione ai clienti'.
"Lo Stato nella crisi - ha affermato - non ha dato alle banche neanche una lira". A proposito delle critiche agli istituti di credito Faissola ha precisato: "Sicuramente le banche non godono di una buona reputazione in nessuna parte del mondo, sia in tempi di crisi sia senza crisi".
Poi, ha aggiunto "nel nostro paese è estremamente difficile impostare il confronto in maniera razionale. Molti di voi sono convinti che che lo stato abbia dato un sacco di soldi alle banche. Alle banche lo stato non ha dato neanche una lira". Per Faissola si è creata una contraddizione "nel dire che sono stati dati molti soldi, mentre per fortuna del paese le baanche sono rimaste in piedi nella bufera senza aiuti concreti, laddove il governo ha dato un grande contributo nel momento in cui ha predisposto dei salvagente, dei paracadute che hanno permesso a novembre di mantenere la situazione in relativa serenità. Ma di concreto non c'è stato nulla". Un solo istituto ha ricordato ha fatto ricorso ai Tremonti Bond per 1,4 mld".

Fonte: Repubblica.it

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11/09/2009

Quali sono le spese accessorie in un prestito?


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Valutare attentamente il costo reale di un prestito non è una cosa molto facile, perché le voci di spesa di un finanziamento sono molte.

 

Ad esempio chi chiede un prestito deve valutare il capitale erogato, fare il calcolo degli interessi, tenere presente tutti gli oneri accessori, le spese iniziali ed eventualmente le spese assicurative. Tutte queste quantità, come immaginabile, e non sono facilmente esprimibili in una sola misura di costo.

 

 

 

Gli elementi che bisogna esaminare a priori, prima di sottoscrivere un contratto di credito sono:

 

 

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  • Il TAN, che viene utilizzato solo per calcolare la rata del prestito

     

     

     

 

 

 

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  • Il TAEG, che invece tiene in considerazione anche le spese accessorie, quali le spese di istruttoria, quelle di apertura pratica, di incasso delle rate e le eventuali spese assicurative.

     

     

     

 

 

Tra le spese accessorie principale che è bene valutare ci sono:

 

 

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  • Le spese di istruttoria che sono poste a copertura dei costi di valutazione e di gestione della pratica di finanziamento. In genere vengono corrisposte una tantum, al momento della stipula del finanziamento.

     

     

     

 

 

 

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  • Alle volte poi le banche possono richiedere la stipula di un'assicurazione, che copra le eventuali insolvenze. Questo non è però sempre richiesto.

     

     

     

 

 

Tenete comunque presente che questi costi accessori non sempre sono irrisori, anzi, spesso sono una percentuale non trascurabile di quello che sarà il costo totale del prestito e la relativa rata, quindi fate bene i calcoli!

 

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Gli istituti di credito puntano sugli anziani


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Da alcuni potrebbe essere definita una politica di marketing. Da altri un allarme sociale. Da altri ancora un vero e proprio sciacallaggio senza alcuna morale. Di fatto, molti istituti di credito puntano in maniera più consistente sugli anziani per convincerli ad accedere a dei finanziamenti a tasso favorevole.

 

 

 

Gli over 65 target che sono proprietari di un'abitazione, possono ottenere diverse decine se non centinaia di migliaia di euro, a seconda del valore dell'immobile e della loro età. Più sono anziani, maggiore è la somma che possono ottenere in prestito. Vedremo in seguito per quale motivo.

 

 

 

Perché un'azione mirata sugli anziani?

 

 

 

Qui dobbiamo distinguere due casi. In primo luogo vi sono gli anziani che, a causa dell'aumento dei prezzi, hanno difficoltà economiche e non riescono a pagarsi tutte le spese. Hanno necessità di accedere ad un finanziamento, ovvero ad ulteriore liquidità, per cure mediche o spese improvvise che si aggiungono a quelle quotidiane già gravose.

 

 

 

In un secondo caso, gli anziani richiedono un finanziamento ma non ne sono i diretti fruitori. Sulla loro pensione probabilmente si appoggiano i figli disoccupati o con un reddito non sufficiente, ed il prestito potrebbe servire a finanziare un'attività o un acquisto effettuato dai loro cari.

 

 

 

I fini del finanziamento, dettati dalla necessità o dalla voglia di migliorare la qualità della vita della propria famiglia, giustificano la richiesta di un finanziamento. La proprietà dell'immobile fa da garante. Il prestito reclamizzato appartiene tuttavia, sempre più spesso, ad una tipologia che fino al 2006 era vietata dalla legge. E di fatto continua ad essere vietata, eccezion fatta per gli anziani. Oltre al finanziamento classico, agli anziani viene proposto in maniera sempre più consistente il prestito vitalizio.

Fonte: azfinanza.com

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Arriva in Italia il microcredito di Muhammad Yunus


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Nel 1974 il Bangladesh fu colpito da una violenta inondazione a cui fece seguito una grave carestia che causò la morte di centinaia di migliaia di persone. Il tasso di crescita della povertà aumentò e per molti fu difficile arrivare a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri. Fu così che partì la Grameen Bank: nata in Bangladesh nel 1976, la banca fu avviata da Muhammad Yunus e dal Dipartimento per l'Economia Rurale dell'Università di Chittagong in Bangladesh per sperimentare e verificare la fondatezza del nuovo metodo di concessione del credito: il microcredito. Il primo prestito concesso fu di 27 dollari.

Ora il "banchiere dei poveri" e premio Nobel per la pace Muhammad Yunus sbarcherà anche in Italia: microcredito senza garanzie per dare prestiti ai più poveri, soprattutto donne. Finanziamenti dunque per chi non può avere credito da una banca tradizionale, permettendo così a questi clienti di avviare imprese ed evitare di cadere nelle mani degli usurai.

I numeri non danno nessun torto a Yunus: è altissima la percentuale (98%) di restituzione dei prestiti a fronte di una generale insolvenza del credito. Adesso Yunus, in Italia, punta a una collaborazione con Unicredit e l'Università di Bologna. La Fondazione Cariplo, grande socio di Intesa Sanpaolo (già attiva nel campo con Banca Prossima e i prestiti d'onore) auspica la partecipazione di altri istituti di credito. L'iniziativa prenderà vita entro l'anno in corso.

Fonte: azfinanza.com

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10/09/2009

Servizi bancari: gli italiani amano le nuove tecnologie


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Sempre più amati ed utilizzati dagli italiani sono i conti correnti multicanale. I consumatori preferiscono affidarsi a istituti di credito che offrono servizi bancari più sofisticati e tecnologici e che danno la possibilità di accedere ai conti sia su internet che da cellulari e bancomat.

Questi sono i dati più rilevanti sottolineati dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Aifin, Associazione Italiana Financial Innovation, sulla multicanalità nelle banche retail d’Europa.

Si stanno piano piano superando i tempi in cui si sceglieva una banca perché più vicina a casa o perché il personale era più gentile e preparato. Oggi gli italiani preferiscono un istituto di credito che sia al passo con i tempi e con le nuove innovazioni tecnologiche.

Il 100% dei senior manager delle banche coinvolte nel sondaggio ha infatti dichiarato che i clienti, soprattutto i giovani, scelgono l’istituto di credito a cui affidarsi in base ai canali innovativi che offre piuttosto che per le condizioni economiche e la comodità della filiale vicino a casa.

Consentire al cliente di accedere ai servizi bancari e relazionarsi con la banca attraverso diversi canali e 'percorsi' rappresenta oggi la vera sfida competitiva per le banche retail – ha dichiarato il presidente di Aifin, Sergio Spaccavento - La multicanalità diventerà sempre più un importante driver di differenzazione, e saranno proprio i giovani, i cosiddetti 'nativi digitali' e i clienti di un domani ormai prossimo, il campo di prova su cui valutare la capacità di visione strategica e di innovazione della banche”.

Previsto per i prossimi anni un forte incremento nell’utilizzo dell’home banking, degli sportelli bancomat e dei dispositivi mobili soprattutto degli smartphone.

Fonte: azfinanza.com

 

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Mutui, le possibilità per chi vuole cambiare il proprio


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Sono molte le persone che hanno accesso un mutuo ormai da anni e che insoddisfatti, vorrebbero poter cambiare le rate e rinegoziarlo con condizioni più sostenibili, in linea con le proprie possibilità e con il mercato di oggi.

Chi si trova attualmente in questa situazione ha tre possibilità da valutare:

  • Provare a rinegoziare il mutuo direttamente nella banca dove è stato acceso.
  • Trasferire il mutuo in un altro istituto di credito
  • Sostituire il mutuo precedentemente contratto con un altro, ma solo nel caso in cui si desidera avere liquidità aggiuntiva

 

 

La prima opzione è quella più comoda perché si mantiene il rapporto con la banca originaria evitando scomode pratiche burocratiche per trasferire il finanziamento. L’unico punto interrogativo resta però il fatto che la banca può accogliere o meno la rinegoziazione del mutuo, visto che deve accettare condizioni più favorevoli per il contraente.

La seconda possibilità, quella di cambiare istituto di credito se la banca originaria ha rifiutato la rinegoziazione del mutuo, è una delle novità introdotte dalla legge Bersani. E’ possibile applicare la surroga o la portabilità e trasferire il mutuo altrove modificandone tasso e durata, senza costi aggiuntivi.

La terza opzione è quella più adatta a chi ha bisogno anche di nuova liquidità rispetto al primo mutuo. In questo caso è necessaria la sostituzione. Si tratta in sostanza di accendere un mutuo nuovo con un nuovo istituto di credito. In questo caso, naturalmente, ci sono da aggiungere dei costi e delle spese di apertura pratica e altro.

Fonte: azfinanza.com

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