09/09/2010
Ecco come il Governo riduce i diritti dei Lavoratori
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L'attacco di Tremonti sulla legge 626 sulla sicurezza è solo l'ultimo episodio
Arbitrato. Il cosiddetto “collegato lavoro” prevede che al momento dell’assunzione i lavoratori si impegnino a ricorrere a un arbitro invece che al giudice in caso di controversie sul licenziamento. E questo comporta minori tutele, entrando in contrasto anche con la Costituzione, tanto che il Quirinale respinge la norma. Entro ottobre dovrebbe essere approvata di nuovo in una versione emendata e ammorbidita.
Dimissioni. Nel giugno 2008, appena insediato, il governo cancella la legge che aveva introdotto una serie di adempimenti burocratici necessari per evitare la brutta abitudine delle “dimissioni in bianco”. Cioè le lettere di dimissioni pre compilate che il datore di lavoro si fa consegnare dal dipendente per usarle, di fatto, come strumento per licenziare anche in assenza di giusta causa.
Ispettori. Nella prima versione della manovra finanziaria 2011-2012 si tagliano i rimborsi agli ispettori del lavoro che vanno in trasferta, che non potranno più usare la propria auto se non pagando di tasca propria. La norma viene ammorbidita quando il decreto della manovra viene convertito in legge.
Precari. Un decreto legge del giugno 2008 introduce nuove deroghe alla regola – già poco efficace – che prevede il limite massimo di 36 mesi per le proroghe dei contratti a termine. Si può derogare al limite anche a livello aziendale, cioè ognuno è libero di fare ciò che vuole.
Presenze. Sono stati cancellati libro paga e matricola e introdotto il libro unico del lavoro. Il nuovo libro unico aziendale, secondo i sindacati, comporta un indebolimento dell’attività ispettiva sia nel contrasto al lavoro nero, sia nella verifica della correttezza e regolarità dei rapporti di lavoro. Il libro può essere compilato entro la metà del mese successivo alla prestazione. Un vincolo che non impedisce la triste abitudine di far risultare assunti i lavoratori soltanto se subiscono incidenti o muoiono al lavoro.
Sanzioni. Nell’agosto 2009 viene abrogata una norma del Testo unico sulla sicurezza. Chi assume in modo irregolare più del 20 per cento del personale presente sul posto di lavoro o non rispetta la disciplina sui tempi di lavoro, sui riposi oppure quella sulla prevenzione degli infortuni, non rischia più la sospensione dell’attività imprenditoriale.
Staff leasing. La Finanziaria 2010 ha reintrodotto il contratto di Staff Leasing. Detto anche “somministrazione a tempo indeterminato” e il cui ambito applicativo è stato ampliato. Nello Staff Leasing il lavoratore rimane “a disposizione” del somministratore anche per i periodi in cui non svolge alcuna attività ricevendo in cambio una indennità di disponibilità.
Voce. Sempre nel collegato lavoro, viene introdotta una novità sui licenziamenti orali: spunta il limite di 60 giorni per impugnarli davanti al giudice. Il rischio è che così un’impresa licenzi il dipendente e, se questo protesta, trovi testimoni compiacenti pronti ad affermare che sono trascorsi almeno 61 giorni dal fatto. Così evita ogni conseguenza.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
08:42 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: diritti lavoratori, governo, napolitano | OKNOtizie |
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08/07/2010
Una storia non solo di confusione, ma di incertezza crescente della coalizione berlusconiana.
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Il «ci penso io» sorridente e rassicurante di appena qualche ora fa adesso trasmette allarme e ansia. La sensazione è che il ritorno in Italia dagli incontri internazionali abbia mostrato a Silvio Berlusconi una situazione più grave del previsto. Più che essere in ebollizione, il suo centrodestra rischia di evaporare per i contrasti che lo stanno lacerando; e ai quali il presidente del Consiglio non sembra in grado di porre rimedio: non almeno come in passato.
Aveva detto che si sarebbe occupato di tutto a partire da domani: come se i problemi non fossero così urgenti da compromettere il fine settimana. La durezza con la quale il capo del governo è dovuto intervenire anche ieri racconta invece una verità meno rosea: una storia non solo di confusione, ma di incertezza crescente della coalizione berlusconiana. Con un incubo che comincia a preoccupare: l’impopolarità. Le regioni meridionali in rivolta contro il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sono il secondo avvertimento dopo il trasversale degli enti locali ai tagli di spesa contenuti nella manovra.
Riflessi corporativi, probabilmente; ma così potenti da spaventare la maggioranza. E la fretta e la nettezza con le quali Berlusconi smentisce una riduzione della tredicesima per le forze dell’ordine serve a tamponare affannosamente una notizia dal sapore, appunto, impopolare. Ma la conseguenza non voluta è di confermare misure economiche minacciate da «refusi » che riflettono una sgrammaticatura strategica. Le critiche a un’opposizione che, se al potere, avrebbe portato l'Italia alla «sindrome greca », sono comprensibili: come lo sono gli attacchi a magistratura e giornali che boicotterebbero la legge contro le intercettazioni.
Si tratta di messaggi in bottiglia che il presidente del Consiglio vuole fare arrivare al proprio elettorato per additare i «nemici». Eppure, risulta sempre più evidente che si assiste a un conflitto soprattutto nel centrodestra: i «nemici» in questa fase sono lì. Lo conferma l’insistenza con la quale il Pdl avverte Gianfranco Fini con ultimatum sempre più ravvicinati di non fare giochi di sponda con l’opposizione sulle intercettazioni. E lo lascia intuire la resistenza di Umberto Bossi ad assecondare strappi fra Palazzo Chigi e Quirinale.
Ma confondere la severità di Giorgio Napolitano con manovre e giochi che altri probabilmente stanno accarezzando può essere un abbaglio pericoloso. Davanti a Berlusconi si intravede un sentiero stretto. Rimane da capire se accetterà di percorrerlo con pazienza e sofferenza, o se preferirà lo scarto: sebbene si renda conto che le incognite sono aumentate perfino per lui, il futuro del centrodestra dipende più che mai dalle sue scelte.
Fonte: corriere.it
09:05 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: berlusconi, economia, quirinale, napolitano | OKNOtizie |
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05/07/2010
Sulla manovra ecco chi ci rimette e chi si salva!!!!!
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Alla fine il testo è molto diverso da quello annunciato
C’è voluta quasi una settimana, dal consiglio dei ministri di martedì scorso, ma alla fine il decreto legge della manovra finanziaria è stato firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ed è molto diverso da quello annunciato.
CHI CI RIMETTE. Manca ancora la relazione tecnica che chiarirà chi paga e quanto. Ma da un primo esame della manovra è chiaro che il grosso del risanamento, 24 miliardi di euro, peserà come previsto su statali ed enti locali. Vengono congelati gli stipendi degli statali al livello del 2010 fino al 2013, con un taglio del cinque per cento per quelli superiori a 90 mila euro e del 10 per cento per quelli sopra i 150 mila. Viene confermata anche la chiusura delle finestre per i pensionamenti estivi del 2011. Gli enti locali sono gli altri che pagano il prezzo più alto. Restano le province che dovevano essere abolite, ma Regioni e Comuni si vedranno ridurre parecchio i fondi a disposizione: tra 2011 e 2012 il sacrificio richiesto ammonta a circa 14,8 miliardi di euro. Oltre metà della manovra. Decadono anche con effetto retroattivo (e questo originerà infiniti ricorsi) anche molti rapporti di collaborazione e di consulenza con gli enti locali. I tagli arrivano anche ai ministeri, nel 2011 si avrà un taglio complessivo di 2,4 miliardi di euro, di cui quasi un miliardo al solo ministero dello Sviluppo economico ora guidato ad interim da Silvio Berlusconi dopo le dimissioni di Claudio Scajola. Arriva anche l’intervento sulle pensioni di invalidità, che valgono da sole un punto di Pil (cioè ben 16 miliardi di euro all’anno). La soglia di invalidità che legittima l’accesso al contributo dell’Inps viene elevata all’85 per cento dal 74 per cento e aumenteranno i controlli per smascherare i falsi invalidi.
CHI SI SALVA. I partiti che, nella bozza iniziale, dovevano vedersi dimezzati i rimborsi elettorali sconteranno un taglio soltanto del 10 per cento. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, scompare la lista degli enti culturali “inutili” da abolire. Il ministro dell’Economia applica, come fa spesso, i “tagli orizzontali” e dimezza le risorse rispetto a quelle del 2009, poi ci penserà il ministro della Cultura Sandro Bondi, di concerto con il Tesoro, a decidere chi salvare. Non si salvano invece una quindicina di enti come l’Istituto promozione industriale o l’Ente teatrale italiano. Soppressa anche una delle voci economiche che talvolta ha formulato diagnosi della crisi in dissenso rispetto al ministero di Tremonti: l’Isae viene accorpato al ministero. Ma si tratta di risparmi di spesa contenuti: la manovra prevede che tutti i dipendenti vengano riassorbiti dai ministeri di riferimento con lo stesso stipendio. Gli evasori non hanno molto da preoccuparsi dalla tracciabilità dei pagamenti: il limite per l’uso dei contanti è stato fissato a 5mila euro, ben superiore ai 100 euro che aveva provato a introdurre il governo Prodi.
CHI CI GUADAGNA. In mezzo a tante sforbiciate, si nota subito un incremento di spesa: 18,5 milioni che vanno a rimpinguare il fondo della presidenza del Consiglio per la celebrazione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Un avvenimento a cui il Quirinale tiene particolarmente. Ma gli interventi sostanziali sono quelli relativi al condono edilizio e alla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno. Non è indicato il gettito atteso, ma il condono, o sanatoria, è molto pi ampio del previsto. Vale non soltanto per i cosiddetti immobili “fantasma” (quelli sconosciuti al fisco) ma anche per gli “interventi edilizi che abbiano determinato una variazione di consistenza ovvero di destinazione non dichiarata al catasto”. Non soltanto per il passato, ma tutti quelli realizzati entro il 31 dicembre 2010. Un condono che quindi vale anche per l’avvenire. Secondo il Pd è “istigazione a delinquere”. Secondo altri i costruttori hanno finalmente ottenuto il piano casa promesso da Berlusconi per due anni: sei mesi di tempo in cui si può fare di tutto – magari in nero per somme sotto i 5mila euro – e poi sanarlo nell’anno nuovo. Nel Sud nascono le zone “a zero Irap”, cioè senza l’imposta regionale che pesa sulle imprese, quelle a “burocrazia zero”, con un funzionario del governo che dovrebbe assicurare una riduzione degli oneri burocratici. E soprattutto si concede alle imprese europee che vogliono investire nel Mezzogiorno la possibilità di scegliere il regime fiscale di un qualsiasi altro Paese europeo, per esempio l’Irlanda. che attira da anni multinazionali con una flat tax.
16:38 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: manovra, napolitano, scajola, berlusconi | OKNOtizie |
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