21/06/2010

La politica non dà più credito.....poveri Noi!!!


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 Nell’agosto 2007, a poche settimane dall’inizio della crisi, la prima istituzione al mondo a diventare insolvente e a dover essere salvata non fu una banca americana, ma la Landesbank della Sassonia, una cassa controllata da amministratori pubblici di questa regione della Repubblica Federale Tedesca. Da allora le banche pubbliche tedesche si sono rivelate fra le più esposte ai titoli «tossici » americani e sono state salvate dallo Stato, una dopo l’altra.

Perché quelle banche avessero acquistato mutui immobiliari in luoghi esotici come Florida o Nevada, sembrò incomprensibile. Poi si capì: i politici locali chiedevano alle loro banche di aiutare le aziende della regione, spesso erogando credito a condizioni non di mercato. A fine anno, però, essi pretendevano, in quanto azionisti, ricchi dividendi. Per i dirigenti della banca venir meno a queste richieste significava mettere in forse il proprio incarico. L’unica via d’uscita era compensare le perdite sui prestiti cercando di guadagnare con la finanza, e le banche lo fecero acquistando titoli ad alto rendimento, senza preoccuparsi dei rischi. Questi incentivi perversi hanno fatto sì che le Landesbanken diventassero, e siano ancor oggi, le più rischiose d’Europa.

In alcuni casi la ricerca di rendimenti particolarmente elevati ha portato ad operazioni singolari, come la decisione della Landesbank della Baviera di acquistare Hypo Alp Adria, una banca austriaca che il giorno dopo l’acquisto si rivelò un buco nero. Hypo dovette essere salvata dalle autorità di Vienna e l’improvvido acquisto aprì una voragine nel bilancio della Landesbank bavarese. Se le banche italiane sono uscite indenni dalla crisi è anche perché le Fondazioni che le controllano hanno nominato amministratori delegati indipendenti e non hanno cercato di influire sulle loro scelte creditizie.

Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro » banchieri ponendo a rischio i bilanci.

Se davvero l’obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.

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17/06/2010

Senza un Euro: Crescono i debiti delle famiglie....ma và!!!!


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maialino.jpgDi non avere più una lira (pardon, un euro) lo sapevamo già, ma che fossimo indebitati per 50 miliardi di euro è una notizia che fa davvero impressione. Per molte famiglie di Roma e del Lazio, però, chiedere soldi in prestito è ormai una scelta obbligata, e non per fare un viaggio, acquistare un’automobile o un elettrodomestico, ma semplicemente per la spesa quotidiana, colpa della distanza tra i prezzi e il costo della vita.

Questi 50 miliardi (per la precisione 47,7, cifra record raggiunta nel gennaio scorso), riguardano solo l’indebitamento allo sportello bancario, cui vanno aggiunti i prestiti richiesti alle finanziarie o ad altre società in cambio di interessi super.

Infatti, se la richiesta di finanziamenti in Italia è aumentata del 7,5%, a Roma e nel Lazio l’incremento è pari al 9,3. Non va meglio per le imprese: hanno debiti con le banche per 219,3 miliardi di euro: un +6,8% rispetto allo 0,9 della media nazionale.

Mentre i cosiddetti grandi della Terra parlano, i piccoli hanno fame. Ed anche qui, a Roma, aumentano le persone che dormono nei ricoveri e quelle che vanno a mangiare alle mense. Il 15% delle famiglie e’ sotto la soglia di poverta’. E’ l’allarme lanciato dal presidente del Forum del Terzo settore del Lazio.

Dalla Caritas fanno sapere che ormai sono “migliaia le famiglie romane che non riescono ad arrivare a fine mese e chiedono l’accesso all’emporio della Caritas”, un supermercato pensato per le persone povere. Nel 2008 c’erano 200 tessere, ora sono 600, ma sono tantissime le richieste

 

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14/06/2010

SIAMO NEL 1971...GRAZIE BERLUSCONI


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silvio-berlusconi-gesu.jpg

E mentre il pagliaccio BERLUSCONI pensa ai suoi processi e leggi per l' impunita dei parlamentari...la situazione economia e tornata agli albori del 1971....BERLUSCONI ha partecipato vivamente a farci arretrare di 39 anni di economia...L' italia si aggiudica il primato di peggiori risultati di Eurolandia....persi nei primi tre mesi di quest' anno 176.000 posti di lavoro e 9000 Aziende fallite....MA IL PAGLIACCIO PENSA AI SUOI FESTINI ......

Carlo

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Le barriere alla crescita economica....insormontabili!!!!


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5321675.jpgRassegnarsi alla stagnazione è una sventura. E non perché la crescita economica sia priva di costi. Sempre più spesso lo sviluppo comporta danni irreversibili all’ambiente, perdita della ricchezza che proviene dalle diversità e pone di fronte al dilemma morale se sia giusto caricare i nostri nipoti dei costi del nostro benessere. Ma questo è solo un aspetto della crescita. «La crescita non comporta solo vantaggi materiali. Aumenta opportunità, tolleranza per la diversità, mobilità sociale, rende più facile perseguire l’equità, rafforza la democrazia » (Benjamin Friedman, Il valore etico della crescita, Università Bocconi Editore, 2008). La stagnazione comporta costi morali altrettanto, se non più gravi, della crescita perché in una società statica non c’è mobilità. Uscire dalla classe sociale in cui si è nati è più difficile perché i privilegi si rafforzano, ciò che conta è la rete di rapporti familiari, non il proprio merito. La mobilità sociale, che è la conseguenza più importante della crescita, smantella la corruzione e le rendite.

L'Italia non cresce più da quindici anni. Non è un caso se dopo una fase in cui corruzione e rendite sembravano recedere, esse oggi si rafforzino. Le liberalizzazioni del ministro Bersani avevano predisposto un punto di partenza. Invece nulla è successo e le corporazioni hanno avuto buon gioco nel riportare la barra verso la difesa delle loro rendite. Il ministro dell’Economia annuncia modifiche costituzionali per favorire il mercato: prima della Costituzione si potrebbero modificare alcune delle norme che il governo sta adottando. «L’aspetto più marcatamente anti- competitivo, scrive Fabiano Schivardi sul sito lavoce. info, riguarda la riforma dell’avvocatura».

Sono reintrodotte le tariffe minime, inderogabili e vincolanti, vietati accordi fra cliente e avvocato, la pubblicità è fortemente regolamentata, si estende la riserva di attività degli avvocati, l’esame di abilitazione diviene più oneroso, così come le condizioni di praticantato, senza riconoscere ai praticanti nessun diritto di compenso. Nel mercato finanziario le norme anti-scalata introdotte dalla Consob, con la benedizione del governo, nella fase più acuta della crisi, sono divenute perenni. I provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese, pur importanti, non centrano il problema. I confronti internazionali mostrano che in Italia non nascono meno imprese che altrove. Il problema è che poi non crescono. Più che barriere all’entrata, bisogna interrogarsi sulle barriere alla crescita perché un Paese non cresce senza aziende medie e grandi che investono in ricerca e sviluppo, in marchi, in nuovi prodotti.

In Europa si fa a gara nel tagliare le spese. Bene, ma se questi tagli non sono accompagnati da concrete misure di liberalizzazione, ai nostri figli trasmetteremo società stagnanti in cui ciò che conta è dove sei nato, non quanto ti sei impegnato.

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09/06/2010

I sacrifici necessari per la crisi economica


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Quando vinse le elezioni due anni fa si dava per scontato che il Cavaliere sarebbe arrivato saldo in sella a fine legislatura.
Io sono stato tra i pochi dubitosi perché prevedevo (il 12 novembre 2009) che il successo di Bossi avrebbe creato un Pdl troppo concentrato al Sud e quindi in conflitto di interessi con il Nord. Nel frattempo gli economisti si sono finalmente accorti — in colpevole ritardo —, di aver allevato una perfetta catastrofe economica. Berlusconi ha fatto il sordo finché ha potuto, ma oramai ammette che la crisi c’è e così si trova anche lui impigliato in problemi che non ama e che non conosce. Sì, l’economia domestica, l’economia della sua «masserizia» (come la chiamava Leon Battista Alberti) il Nostro la conosce a perfezione; ma del resto, dello Stato e del suo bilancio, si deve occupare Tremonti, non lui. Sulla «stangata» si è defilato e se ne chiama fuori adducendo, poverino, di non avere «poteri», quasi fosse il prestanome di chissà chi. Però, bravo.

Finora gli va riconosciuto di essersi mosso con impareggiabile astuzia. Ma siamo soltanto all’anteprima della vicenda. La stangata è stata soltanto preannunziata, ed è ancora materia di trattativa e di ritocchi. A tutt’oggi si discute e basta. Ma i tagli della stangata arriveranno prestino, perché per l’euro e per l’Europa noi siamo importanti. Fino a pochissimo tempo fa l’Italia rischiava di precipitare nel gruppetto dei cosiddetti pigs, la sigla o l’acronimo per Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna: appunto, i Paesi sull’orlo del collasso. Però, salvo uno, Paesi di secondaria importanza. La Grecia ha 11 milioni di abitanti, il Portogallo 10 milioni, e l’Irlanda appena 4 e mezzo. Dei quattro pigs (vuole il caso che la parola significhi in inglese «maiali») il caso allarmante è la Spagna: 45 milioni di abitanti e, da sempre, di alta disoccupazione.

L’Italia, allora. Come reagirà il Paese quando la mannaia comincerà davvero a decapitare? Con ragionevole, seppur dolentissima rassegnazione, oppure con un crescendo di ribellismo? Beato chi lo sa. Nelle emergenze la dottrina prevede tre soluzioni. Primo, un «governissimo», detto di solito governo di unità nazionale, un governo con tutti dentro. Secondo, una grosse Koalition alla tedesca, un governo dei partiti maggiori, o comunque di una larga maggioranza compatibile, e cioè in grado di mettersi d’accordo, di volta in volta, sui provvedimenti necessari e urgenti. Infine, terzo, un governo tecnico (pur sempre sottoposto, s’intende, al controllo del Parlamento) i cui dicasteri sono affidati a tecnici invece che a politici di mestiere.

Queste soluzioni sono ovviamente molto diverse, ma sono legate da una logica comune. Se tutti i governanti impongono decisioni impopolari, e anzi le stesse misure impopolari, l’elettorato non sa più chi punire. O il castigo popolare si distribuisce più o meno a caso, oppure si attenua: se la stessa stangata viene appioppata da tutti, può darsi che sia davvero inevitabile. La formula tedesca della più larga coalizione possibile è la più razionale ma resta esposta ai ricatti degli estremisti che ne restano fuori. È pertanto la più rischiosa per chi governa.

Fonte: Corriere della sera.it

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15/12/2009

DiPietro sparisci dalla terra !


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Non so come un ex magistrato scadente che ora vorrebbe fare il politico possa essere così ignorante. Secondo lui Berlusconi se l'è cercata ? Ma se sono mesi che lo insultano senza sosta ! Di Pietro sparisci dal mondo che è meglio

Dite la vostra......

 

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Non approfittate di un insignificante episodio che non è nulla rispetto all'odio che Berlusconi ha seminato da anni


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Non approfittate di un insignificante episodio che non è nulla rispetto all'odio che lui ha seminato da anni

è lui che è arrivato a evocare la guerra civile
e dovrà rispondere anche di questo clima di preparazione alla guerra civile che ha diffuso in tutta la società

lui che perfino all'estero ha dichiarato guerra alla nostra costituzione ed è il simbolo stesso dell'impunità e dei fuorilegge che lo hanno eletto a loro rappresentante

Giù le mani da Di Pietro!
No a berlusconi!

Christian

 

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Italia, ridicoli davanti al mondo grazie al Cavalieri...Incapaci di fare Giustizia


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Dopo la commedia dell’arte e il melodramma l’Italia sembra avere inventato, per la gioia dei suoi osservatori più malevoli, un terzo genere teatrale: quello tragico e farsesco del processo all’italiana. I due ultimi spettacoli sono andati in scena a Perugia e a Torino con grande successo e ci hanno garantito per alcuni giorni un posto fisso sulle prime pagine della stam­pa internazionale. Il pri­mo ha suscitato l’indigna­zione di molti americani, ma ha soddisfatto gli ingle­si e ha esteso a molti altri Paesi il gioco della con­trapposizione morbosa fra innocentisti e colpevolisti. Il secondo è stato visto e letto come il copione d’uno straordinario dram­ma sui rapporti fra mafia e politica.

Non tutti gli osservatori stranieri conoscono i mec­canismi delle nostre proce­dure giudiziarie, e gli ame­ricani, in particolare, si so­no accorti con sorpresa che il nostro processo, guarda caso, è molto diver­so dal loro. Poiché nulla è tanto assurdo quanto ciò che non si riesce a capire, Perugia e Torino hanno contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di una giustizia confusa e pa­sticciona. Nel caso del se­condo, in particolare, il co­ro stonato delle reazioni politiche, a cominciare da quelle del presidente del Consiglio, ha dato a molti spettatori la sensazione di un Paese litigioso, pieno di pagine oscure e incapa­ce di fare giustizia.

Esistono tuttavia voci più equilibrate. In un’inter­vista al New York Times sul processo di Perugia, un noto avvocato e profes­sore americano, Alan Der­showitz, ha osservato che Amanda Knox potrebbe es­sere favorita in ultima ana­lisi dall’esistenza in Italia di un processo di seconda istanza alquanto diverso dall’appello americano. E’ un processo ex novo in cui ogni prova viene nuova­mente scrutata e pesata con esami più approfondi­ti. Ne abbiamo avuto la di­mostrazione ieri a Paler­mo quando abbiamo con­statato che la testimonian­za di Gaspare Spatuzza era soltanto il passaggio ne­cessario di una procedura soggetta a confronti e veri­fiche. E’ probabile che le discordanti testimonianze di Spatuzza e Filippo Gra­viano scatenino il gioco delle ipotesi sulle strate­gie della mafia. Ma ciò che conta, dal punto di vista processuale, è che il pri­mo è stato smentito dal se­condo. A questo punto tut­ti, incluso il presidente del Consiglio, farebbero bene a ricordare che i processi non sono partite di calcio in cui ogni gol suscita spe­ranze di vittoria o timori di sconfitta. Sono percorsi logici in cui ogni ipotesi viene sottoposta a un esa­me della verità. Pensare che una testimonianza ba­sti da sola a pregiudicarne l’esito e che da essa si pos­sano trarre analisi politi­che è sbagliato. Ai giudici non serve in queste occa­sioni una tumultuante giu­ria popolare. Serve soprat­tutto un po’ di silenzio. E poiché i migliori esempi vengono dall’alto, un Ber­lusconi più distaccato e pa­ziente potrebbe aiutarci a convincere il mondo che l’Italia è meglio della sua attuale immagine.

Fonte: Corriere.it

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11/12/2009

no B day e le balle di Repubblica. che figura di m....a!!!!


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Così per sfizio ho voluto leggere i numeri dati da Repubblica il 06-12.2009 sul numero dei partecpanti: oltre un milione! poi cercando la metratura di piazza San Giovanni mi sono imbattuto in un lungo articolo di repubblica intitolato" Balle in piazza " DI Filippo Ceccarelli ove viene spiegato che con tutto il grasso che cola in piazza Fini o altri non potevano portare in piazza più di 100.000 persone. Oggi invece , potenza del "No B day" tutti i numeri sono cambiati. San Di Pietro puote. Repubblica, che figura di m.....a! Per controllare digitare : metratura di piazza San Giovanni Roma.

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Discussioni Anonime - L'euro una gran fregatura Prodiana -


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L'introduzione dell'euro è stata una enorme fregatura voluta dalla sinistra e da quel bellimbusto di Prodi che per fare contenti i finanzieri londinesi ha svenduto l'italia

l'enorme fregatura che non è stata in alcun modo segnalata dall'ISTAT è il fatto che il valore dell'euro non è 1927 lire ma mille lire a tutti gli effetti abbiamo avuto una riduzione del potere d'acquisto del 100% tra l'anno 2001 e 2002 e 2003 perchè in funzione di un fatto psicologico la gente quando pagava con i dieci euro credeva di pagare dieci mila lire cosa che è stata utilizzata dalle aziende e dai commercianti per duplicare il costo dei prodotti intermini reali senza far aumentare l'inflazione
bella schifezza
da qui anche la motivazione per cui ci sono meno soldi per comprare cose e quindi crisi economica .

Piero

 

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