17/09/2010

Abbiamo bisogno di un internet molto veloce perché l’economia cresca rapidamente....


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“Abbiamo bisogno di un internet molto veloce perché l’economia cresca rapidamente, creando posti di lavoro e ricchezza, e per garantire che i cittadini abbiano accesso ai contenuti ed ai servizi che desiderano”.
E’ questo uno degli auspici e, insieme, degli obiettivi dettati nell’agenda digitale dell’Unione Europea. E in Italia?

In Italia, il Governo, per il tramite di quel Ministero dello Sviluppo Economico che ormai da oltre 4 mesi è guidato ad interim dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e in pectore dal Vice-Ministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, ha appena reso noto che i famosi 800 milioni per la diffusione delle risorse di banda larga non ci sono e che bisognerà accontentarsi di 100, palesemente insufficienti a risolvere il problema del digital divide nel nostro Paese e, anzi, forse idonei ad acuirlo, dotando di maggiori risorse di connettività solo alcune aree del territorio.

Il tutto, mentre, invece di accelerare sull’asta delle frequenze lasciate libere a seguito dello switch off analogico-digitale, lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, preferisce autorizzare il Gruppo del Presidente del Consiglio ad utilizzare parte di tali frequenze per sperimentare – si fa per dire – nuove soluzioni in Hd per la cara vecchia Tv che tanti soldi e potere ha già regalato al nostro tele-comandante. In Francia – e quindi non al di là dell’oceano ma solo al di là delle Alpi – il Governo ha da poco investito 2 miliardi di euro per la diffusione della banda larga.

Siamo uno Stato assolutamente privo di una politica dell’innovazione illuminata e la miopia mista all’egoismo di chi ci governa rischia di fare del nostro Paese l’isola non digitale dell’Europa digitale che verrà. Non è il mio pensiero ma quello – sfortunatamente rimasto inascoltato – rappresentato lo scorso 21 luglio dal Presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò alla IX Commissione della Camera dei deputati.

Gli stessi “dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata – ha detto il Presidente dell’Agcom – ci classificano sotto la media Ue per diffusione della banda larga, anche se con quasi 5 milioni di chiavette Usb e 15 milioni di smartphones l’Italia è leader in Europa nella diffusione delle tecnologie per l’internet mobile” e, ha continuato “Siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a internet, oltre che per la diffusione degli acquisti on-line e per il contributo dell’Information Communication Tecnology al prodotto interno“.
”Il nostro Paese – ha aggiunto Calabrò a proposito delle ricadute che tale drammatica situazione di arretratezza nella diffusione di Internet produce – è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa“.

“Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l’Italia ancora ha difficoltà a chiudere il piano per il digital divide – che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri – e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra“. Più chiaro di così, proprio non si può. Un J’accuse severo quello di Calabrò, al quale il Governo ha ora risposto manifestando la più totale indifferenza e proseguendo lungo la sua strada: quella della Tv.

Come se non bastasse c’è un altro enorme rischio all’orizzonte: più la pubblica amministrazione digitale cara al ministro Brunetta si trasforma – ammesso che accada – da sogno in realtà e più ampie fasce della popolazione, digital escluse, vengono estromesse dall’accesso a servizi pubblici essenziali. Tutto questo senza contare che sin quando l’ultimo dei cittadini italiani non sarà online, la pubblica amministrazione, non potrà diventare davvero digitale e sarà costretta a procedere su due binari con una sostanziale duplicazione di oneri e costi.

La banda larga è un diritto fondamentale del cittadino del 2010 nonché uno dei più straordinari elementi abilitanti il rilancio economico di un Paese: 100 milioni di euro sono, naturalmente tanti, ma, come ben sanno al Ministero dello Sviluppo Economico, sono poco più di un obolo in relazione ai fondi necessari a risolvere il problema del digital divide.

fonte: ilfattoquotidiano.it

 

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31/08/2010

Sinistroidi.... Vi hanno allungato il muro del pianto a Gerusalemme!!!!


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Il volo Roma Gerusalemme vi spetta per diritto , hanno ampliato il muro del pianto per l'esodo dei comunisti camuffati da democratici . Guiderà degnamente la folta delegation , il segretario ProPro tempore Bersani Pierlouis , per gli amici , Hora et non Labora . Preparatevi alle nuove primarie , quelle folkcloristiche e allegoriche a pagamento , gentilmente organizzate per i credenti di sinistra . Non vi resta che l’abbaglio del comunismo e l'odio per Berlusconi , questa miscela fa decidere gli elettori di sinistra e comunisti vari , a buttare la propria libertà nel water. Lo dico tutti i giorni....da anni , è la cruda realtà. Nessuno è più schiavo di coloro che falsamente pensano di essere liberi. I comunisti erano alleati con chi avrebbe buttato la nostra libertà nel water . Il segretario Bersani , etero diretto dai soliti marpioni Cattolici e Rossi , è solo un apparatik che gestisce queste realtà traendone profitto personale, per poi lasciare il popolo nella m.... quando non ci sarà più bisogno , come hanno sempre fatto i compagni da una vita . Bolscevichi trozchisti marxsisti comunisti incapaci erano , Bolscevichi trozchisti marxsisti comunisti incapaci restano .... D'Alema Veltroni Fassino Bersani e "compagni" cantando , comunisti leninisti stalinisti restano servi e schiavi della loro fallita ideologia assassina , ieri . Oggi cattocomunisti e comunisti un bel binomio. Razzismo rosso, xenofobia rossa , arroganza rossa , boria rossa , superbia rossa , crudeltà rossa , incapacità congenita rossa , fallimento totale della loro ideologia rossa ,onnipotenza rossa , sete di potere rosso , che altro manca???? La loro dipartita politica , irreversibile e totale . Un cero al giorno a S. Gennaro , un aiutino per accelerare la pratica . Grazie in anticipo , S. Gennà . Deo Gratia Ad libitum .... AHHAHAHA AHHAHHA AHAHHAHAHHA AHAHHAHAH ADIEU PARTO PER LA COTE D'IVOIRE , A BIENTOT , E MI RACCOMANDO , SCHIATTATE LENTAMENTE DI BILE PER LE MAGNIFIQUE PERFORMANCE DEL SANT'UOMO DEL CAVALIERE AHHAHAHA AHAHHAHAHHAH

 

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Continuiamo a far entrare Polacchi e Rumeni... e le fabbriche Italiane andranno a farsi benedire!!!!


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La Francia ha rimpatriato altre centinaia di rom oggi, mentre un sondaggio di opinione ha rilevato che il giro di vite del presidente Nicolas Sarkozy su criminalità e immigrazione ha rafforzato i suoi consensi, nonostante le critiche sollevate dalla Chiesa e alcune parti della stessa destra.

Ed è giusto così; in quanto al fatto che avrebbero copiato da noi,stavolta Maroni dice bugie,come le dice sugli sbarchi,e non lui solo.I rimpatri o espulsioni che siano esistono solo nella fantasia di Berlusconi e banda associata..Comunque l'europa doveva pensarci prima: "far entrare certi paesi come la Romania e la Polonia, non pronti e non strutturati per essere,almeno per ora, europei è servito solo a consentire agli industriali di spostare le loro fabbriche in paesi dove non vigono regole sul lavoro, quindi a distruggere le economie occidentali,oltre che a rendere non vivibili le città.A dire il vero il problema è al novanta per cento solo italiano,sia nella fuga dell'industria,che loro chiamano dislocazione,sia nell'immigrazione incontrollata. Bene fa chi prende provvedimenti
A questi bisognerebbe aggiungere,in italia,anche dei provvedimenti verso i mafiosi che "emigrano"; si potrà farlo col federalismo.Come si dice ? mafie e buoi dei paesi tuoi

 

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12/08/2010

E' necessario documentarsi prima di dire che il Berlusca sia un Onesto...


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La prima menzogna che i telegiornali berlusconiani stanno persistendo a voler inculcare nel popolo è che berlusconi sia un onesto imprenditore su cui le indagini hanno iniziato ad accanirsi unicamente da quando lui è sceso in campo per fondare il partito forza italia.
E’ la menzogna fondante tutto l’attuale successo perdurante del premier, poiché la gran massa dei cittadini non tende a ricercarsi fonti documentarie obiettive e indipendenti per accertarsi se la cosa sia vera o falsa, ma accetta supinamente quanto detto come dato di fatto, poiché lo sente ribadire ogni giorno dai principali telegiornali governativi. La maggioranza degli italiani non si mette a vedere programmi di cosiddetto approfondimento politico come sono i programmi di santoro, travaglio, floris e analoghi faziosi a vantaggio dell’opposizione o quelli di vespa faziosi a vantaggio del governo, ma si limita all’ascolto incompetente e acritico dei soli notiziari avvertiti dai più come naturalmente obiettivi.
Ma i notiziari non sono affatto obiettivi, mentre invece sono faziosi anch’essi e anche più insidiosi dei programmi dichiaratamente schierati perché unica fonte di informazione per i più.
Chi non sa nulla di politica e guarda i tg soltanto come intermezzo di partite viene indottrinato ogni giorno a credere che berlusconi è perseguitato innocente dai giudici rossi, che lui è l’uomo del fare che ha spazzato via i rifiuti campani e ha ricostruito rapido l’aquila, è il grande premier che ci ammirano tutti nel mondo.
E’ residuato solo il tg3 a rappresentare l’opposizione e a significare che non siamo ancora scaduti in vero e proprio regime.
Per rendersi conto della natura di menzogne delle affermazioni propagandistiche del premier sarebbe sufficiente iniziare a documentarsi consultando internet, attraverso le cui risalire alle fonti documentarie, quali verbali di processi, risultati di accertamenti, testi di intercettazioni, e ogni sorta di dati reperibili presso i siti istituzionali quando già resi pubblici oppure resisi disponibili per via di indiscrezioni.
Qualunque enciclopedia, cartacea o online, alla voce Silvio Berlusconi, potrà spiegarci chi è Berlusconi e quali le sue menzogne.
http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berl...
http://it.wikipedia.org/wiki/Procediment...
Su di lui già ben prima della sua discesa in campo due giornalisti rusconiani, Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, avevano nel 1987 scritto un libello di gravi accuse, “Inchiesta sul signor TV”, un testo che invano il cavaliere tentò di bloccare penalmente, perdendo la causa contro gli autori, ma riuscendo a evitare che giungesse alle edicole e alle librerie:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Ru...
Su google usando le parole chiave: inchiesta sul signor Tv-ruggeri-guarino. Si scoprirà come indagini su berlusconi vi siano state non da 16 anni, dal 1994, bensì dagli anni '70, molti decenni fa!
E ancora, qualche altro spunto: la storia incredibile della villa di Arcore comprata senza pagarla, imbrogliando
http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_San_M...
E sulla P2, la loggia esoterica mandante del delitto Ambrosoli, commissionato alla Banda della Magliana, oltre a quanto è facilmente reperibile su google, si dia un’occhiata ai risvolti satanisti della PeDós, la P2 argentina:
http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_L...
http://es.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_L...
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Ma...
http://www.youtube.com/watch?v=gLjOt_g7R...
http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Prev...
http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_De...
Documentatevi, finalmente!

 

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03/08/2010

Le due Italie... quella tedesca e quella greca!!!!


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Non è la lega nord a dividere l' Italia ,al massimo la lega sta solo fotografando una situazione di fatto cavalcandone l' onda del malcontento generale al nord.
Di fatto esistono due Italie una,quella del nord sempre più vicina alla Germania cuore produttivo europeo,mentre quella del sud si avvicina sempre più alla Grecia.
In altri paesi hanno avuto più buon senso ,come in cecoslovacchia,dove senza tanti ma o inutili patriottismi hanno dato luogo a due differenti stati ,non solo la Slovacchia ritenuta la "cenerentola" in pochi anni ha smentito tutti dando segno di grande capacità di crescita,maggiore addirittura della repubblica ceca.
Perchè non provare un simile percorso anche per l' Italia,attraverso l' autodeterminazione dei popoli,segno di maturtà politica,civiltà,nonchè democrazia.
Il mio timore è che proprio quei sudisti orgogliosi del propio "meridionalismo"tanto detrattori della lega nord, quanto in realtà fautori di un identico pensiero dove alla parola nord sostituiscono sud,siano in realtà i primi a non volere un simile approccio democratico,trincerandosi dietro un falso unitarismo con il quale difendere i propri privilegi e la propria incapacità di reggere il confronto

 

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08/07/2010

Una storia non solo di confusione, ma di incertezza crescente della coalizione berlusconiana.


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Il «ci penso io» sorridente e rassicurante di appena qualche ora fa adesso trasmette allarme e ansia. La sensazione è che il ritorno in Italia dagli incontri internazionali abbia mostrato a Silvio Berlusconi una situazione più grave del previsto. Più che essere in ebollizione, il suo centrodestra rischia di evaporare per i contrasti che lo stanno lacerando; e ai quali il presidente del Consiglio non sembra in grado di porre rimedio: non almeno come in passato.

Aveva detto che si sarebbe occupato di tutto a partire da domani: come se i problemi non fossero così urgenti da compromettere il fine settimana. La durezza con la quale il capo del governo è dovuto intervenire anche ieri racconta invece una verità meno rosea: una storia non solo di confusione, ma di incertezza crescente della coalizione berlusconiana. Con un incubo che comincia a preoccupare: l’impopolarità. Le regioni meridionali in rivolta contro il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sono il secondo avvertimento dopo il trasversale degli enti locali ai tagli di spesa contenuti nella manovra.

Riflessi corporativi, probabilmente; ma così potenti da spaventare la maggioranza. E la fretta e la nettezza con le quali Berlusconi smentisce una riduzione della tredicesima per le forze dell’ordine serve a tamponare affannosamente una notizia dal sapore, appunto, impopolare. Ma la conseguenza non voluta è di confermare misure economiche minacciate da «refusi » che riflettono una sgrammaticatura strategica. Le critiche a un’opposizione che, se al potere, avrebbe portato l'Italia alla «sindrome greca », sono comprensibili: come lo sono gli attacchi a magistratura e giornali che boicotterebbero la legge contro le intercettazioni.

Si tratta di messaggi in bottiglia che il presidente del Consiglio vuole fare arrivare al proprio elettorato per additare i «nemici». Eppure, risulta sempre più evidente che si assiste a un conflitto soprattutto nel centrodestra: i «nemici» in questa fase sono lì. Lo conferma l’insistenza con la quale il Pdl avverte Gianfranco Fini con ultimatum sempre più ravvicinati di non fare giochi di sponda con l’opposizione sulle intercettazioni. E lo lascia intuire la resistenza di Umberto Bossi ad assecondare strappi fra Palazzo Chigi e Quirinale.

Ma confondere la severità di Giorgio Napolitano con manovre e giochi che altri probabilmente stanno accarezzando può essere un abbaglio pericoloso. Davanti a Berlusconi si intravede un sentiero stretto. Rimane da capire se accetterà di percorrerlo con pazienza e sofferenza, o se preferirà lo scarto: sebbene si renda conto che le incognite sono aumentate perfino per lui, il futuro del centrodestra dipende più che mai dalle sue scelte.

Fonte: corriere.it

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05/07/2010

Con questi tagli si torna agli anni 30'....


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E' sempre più diffusa l'idea che la soluzione alla crisi sia cancellare lo Stato sociale

di Vladimiro Giacché

Nell’estate del 2009 il recupero degli indici borsistici iniziato a marzo sembrava ormai consolidato e l’intera finanza internazionale poteva tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Autori di questo miracolo, che aveva impedito al mondo di precipitare in una seconda Grande Depressione, erano, a giudizio di tutti, gli Stati e le Banche centrali. Con interventi di entità senza precedenti, a cominciare da massicce nazionalizzazioni di banche e assicurazioni. Questo neo-interventismo statale fu in parte frainteso come “keynesiano” (mentre non si trattava di investimenti pubblici per rilanciare la domanda aggregata, ma di semplice socializzazione delle perdite), e diede luogo anche a polemiche sui rischi di un ritorno in grande stile dell’intervento pubblico nell’economia. Già allora ebbi a scrivere che si trattava di polemiche fuori bersaglio: “Le cose stanno diversamente.

La gigantesca trasformazione di debito privato in debito pubblico, se non è riuscita né a ridurre l’entità complessiva del debito né a rianimare l’economia, può porre le premesse di un’ulteriore crisi del debito: quella, appunto, del debito pubblico, o – come si dice in gergo – sovrano; con uno Stato costretto a impegnare risorse che non ha e oltretutto privato dalla stessa crisi delle entrate fiscali necessarie anche solo a sostenere la normale amministrazione. A questo punto il risultato… sarebbe una pesantissima crisi fiscale dello Stato, un’ulteriore drastica riduzione del suo ruolo nell’economia e il campo libero lasciato alle grandi multinazionali private... Se così accadesse, del welfare resterebbe ben poco” (introd. a K. Marx, Il capitalismo e la crisi, DeriveApprodi, 2009, pp. 49-50).

È quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Siamo entrati nella seconda fase della crisi, che investe il debito pubblico. E siccome nell’occhio del ciclone c’è l’Eurozona (anche se le potenzialità di contagio vanno ben oltre i suoi confini), finalmente i paesi europei si trovano d’accordo su qualcosa: bisogna abbattere il debito pubblico. Come? Essenzialmente tagliando le spese, riducendo le prestazioni sociali (assistenziali e pensionistiche) e gli stipendi del settore pubblico.

È opinione diffusa che si tratti di qualcosa di necessario e inevitabile. Financial Times del 10 maggio: “Gran parte dell’Unione europea vive al di sopra dei suoi mezzi”, e “se gli europei non accettano misure di austerità adesso, probabilmente dovranno affrontare qualcosa di più scioccante: default del debito sovrano e collassi bancari”. Washington Post dello stesso giorno: “Quanto stiamo vedendo in Grecia è la spirale della morte del welfare state... Ogni nazione avanzata, inclusi gli Stati Uniti, deve affrontare la stessa prospettiva... I problemi sorgono da tutte le prestazioni assistenziali (indennità di disoccupazione, assistenza agli anziani, assicurazioni sanitarie) oggi garantite dagli Stati”. Il Sole 24 Ore del 15 maggio (articolo di Alberto Orioli): “Il welfare state del Vecchio continente si scopre vecchio come la sua patria. E insostenibile”.

Va messo in gioco “il costoso sistema di protezione sociale pubblica (che ormai aveva incluso anche la gestione dei posti di lavoro statali) che ha incarnato per quasi due secoli l’anima stessa del modello economico continentale. Pubblici dipendenti, pensionati e pensionandi da antichi referenti di un’Europa politica costruita tra un perenne compromesso tra Stato e mercato e tra individuo e società si sfarinano [?] di fronte ai colpi della crisi finanziaria che rischia di diventare crisi di moneta e poi crisi di nazioni”. Le stesse opinioni pubbliche, dando prova di una pazienza francamente eccessiva, sembrano pronte a inghiottire questi “sacrifici necessari” senza neppure chiedersi come mai due anni fa, quando gli Stati sborsavano migliaia di miliardi per salvare banche e società finanziarie, nessun Panebianco levasse il suo indice accusatore contro il “socialismo della spesa”. Dalla teoria alla prassi. Dopo le misure draconiane adottate in Grecia (taglio del 16 per cento dei salari del settore pubblico), tagli della spesa sociale e degli stipendi pubblici vengono proposti ovunque: dalla Francia (congelamento per 3 anni) alla Germania (piano di austerity per 10 miliardi), dall’Irlanda al Portogallo, passando per Spagna (taglio degli stipendi del 7 per cento) e Italia (manovra da 25 miliardi).

Senza dimenticare la Romania, che nell’euro deve ancora entrare ma è già la prima della classe, con un taglio dei salari pubblici del 25 per cento. Il fatto stesso che queste misure siano adottate da molti Stati assieme dà ad esse una parvenza di inevitabilità e legittimità. Invece questo genere di misure, per dirla con Talleyrand, “è peggio di un delitto: è un errore”. Un errore che potrebbe costare davvero caro. Perché la sola vera arma letale in grado di abbattere il debito pubblico di un Paese – lo ha opportunamente ricordato Francesco Giavazzi – è la crescita economica: che comporta aumento delle entrate fiscali e minori spese per misure di assistenza (alle imprese e alle famiglie). Se non c’è crescita, se il Prodotto interno lordo anziché crescere diminuisce, è inevitabile che cresca il rapporto tra deficit e pil (perché si tratta, appunto, di un rapporto) – e quindi anche lo stock del debito. E se si adottano misure di restrizione della finanza pubblica per abbattere il deficit in una situazione in cui la crescita già non c’è, il risultato inevitabile sarà una recessione.

Perché, in una situazione di disoccupazione già elevata per i licenziamenti nel settore privato, e quindi di minori consumi, si avrà una deflazione salariale anche sul lato del pubblico impiego. Immaginiamo ora che queste misure vengano adottate contemporaneamente da tutti i Paesi di una regione del mondo. In tal caso lo scenario sarà probabilmente depressivo: per il semplice motivo che il calo della domanda interna in ciascun Paese si tradurrà anche in un calo delle esportazioni reciproche tra questi Paesi.

In concreto: tagli contemporanei alla spesa pubblica come quelli ipotizzati, sono tali da infliggere un colpo formidabile a una domanda interna europea che è già boccheggiante. E quindi da stroncare i pochi sintomi di ripresa economica che qua e là cominciano ad avvertirsi. In questo senso, oggi stringere la cinghia significa anche stringere un cappio al collo della ripresa. Non si tratta di una possibilità, ma di una certezza. Si può affermarlo, perché questo in Europa è già avvenuto: negli anni Trenta del secolo scorso. Anche allora la crisi allora conobbe due fasi. La prima iniziò con il crollo della Borsa di Wall Street dell’ottobre del 1929, cui seguì una ripresa che condusse nel 1930 i mercati azionari a recuperare il 60 per cento delle perdite. Poi fu la volta dell’Europa: dove l’avvitarsi delle economie nella spirale delle difficoltà economiche, con fallimenti bancari a catena (a partire da quello dell’austriaco Credit Anstalt) e politiche deflazionistiche controproducenti, diede inizio alla seconda e più drammatica gamba della crisi, innescando una depressione mondiale destinata a risolversi soltanto con la Seconda guerra mondiale.

 

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09:07 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tagli, economia, berlusconi | OKNOtizie |  Facebook

02/07/2010

Il Cavaliere vi fà stizzire di bile ...... e fà venire il mal di pancia!!!!


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Carissimi , visto che il Cavaliere è capace con i suoi ripetuti successi di farvi stizzire di bile , molti di voi hanno anche i mal di pancia cronici , lo si evince dai tanti post carichi di veleno . Dunque ho pensato di fare cosa gradita , dandovi alcuni consigli pratici :
1) Snobbare i buoni risultati del governo del Cavaliere.
2) Innervositevi in orari regolari ,arrabbiatevi con la dovuta calma e in tranquillità (no a discussioni frettolose in piedi o davanti al pc o in auto)ricordatevi di masticare amaro lentamente e a lungo approfittare della pausa relax per darvi a mazzate con l'avversario di turno : le mazzate sono un'occasione per staccare la spina o qualche dente .
3) Non prendere le buone notizie sul Cavaliere come un momento per scaricare il proprio nervosismo.
4) Frazionare i mal di pancia : è consigliabile due la mattina e tre dopo i pasti principali (colazione, pranzo e cena). Ricordatevi che L’intasamento è regolato da un meccanismo fragile. A volte basta un discorso del Cavaliere per perdere questo equilibrio e la calma: si manifestano così disagio, gonfiore e dolori addominali, con ripercussioni sul proprio malessere e sulla vostra infelice vita .Quello dei mal di pancia , è un problema esclusivo dei partiti ex comunisti e gatto comunisti . Attenti studi di sondaggistica prosinistrata , affermano che sono coinvolti circa il 98% degli iscritti e non a sinistra e partiti satelliti . In Italia il 96,3% dei sinistrati soffre di problemi di transito intestinale. Mi raccomando ,non arrabbiatevi per cosi poco.

 

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15:08 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: berlusconi, economia, mutui | OKNOtizie |  Facebook

30/06/2010

I Capponi di Berlusconi... Dopo le dichiarazioni di Berlusca a Toronto ci si è accapponata la pelle!!!!


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Ci si è accapponata la pelle!
Copia ed incolla per chi, debole d’orecchio, non avesse ancora sentito le dichiarazioni di Berlusconi da Toronto a proposito della stangata che intende appioppare alla Regioni.
TORONTO - Le regioni sono avvertite: devono capire che "dovremo rassegnarci a diminuire le spese, a ridurre le uscite al livello delle entrate". Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa che ha chiuso a notte fonda il vertice del G20 di Toronto, manda un messaggio esplicito ai governatori che minacciavano, nei giorni scorsi, di restituire le deleghe. "Abbiamo messo gli occhi dentro l'amministrazione dello Stato, le regioni, le province e i comuni e ci si è accapponata la pelle", ha detto il premier parlando a fianco di Giulio Tremonti, "è chiaro che chi ha la responsabilità di governare le regioni difenda lo status quo, perchè molto spesso si tratta di abolire enti, il che vuol dire persone che si devono cercare un altro lavoro. E' sempre difficile e doloroso. Ma non si può andare avanti così a sprecare i soldi dei cittadini".
Un solo commento: come mai lui e Tremonti dopo quasi quindici anni ininterrotti di governo si sono accorti solo adesso che il deficit è tale da far accapponare la pelle? Una spiegazione c’è ed è molto semplice. Impegnati da sempre a fare le leggi ad personam per il premier, al solo scopo di non farlo finire con gli schiavettoni ai polsi, non hanno avuto il tempo di interessarsi del destino di regioni, comuni, province, di dove stavano andando e …….della sorte degli italiani. Adesso che è troppo tardi, l’Italia non potrà mai più risollevarsi, con il deficit alle stelle, il Cavaliere chiama i suoi fans, i suoi elettori ai grandi sacrifici. Ho la sensazione che troverà duro, molto duro! Saluti enzo

 

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28/06/2010

Ci salveranno i Cinesi.... Ma vi rendete conto? Assurdo!!!


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Tremonti scopre il feeling con la Cina perché Pechino investe nel debito italiano


Dio benedica la Cina e il suo capitalismo a corto di democrazia, ma non di denari. Da nemico pubblico numero uno, buono per gli slogan più beceri della base leghista e le macrovisioni geopolitiche di Giulio Tremonti a silenziosi partner. Niente più polemiche. Niente più insulti. Anche la Chinatown di via Sarpi (Milano) o dell'Esquilino hanno smesso di preoccupare. Una volta a Roma perfino i tassisti malignavano su tutti “'sti cinesi amici di D'Alema”.Oggi sono amici di Tremonti?

Il viaggio del ministro dell’Economia a Pechino, con tanto di lezione alla scuola quadri del Partito comunista ha sollevato qualche domanda. E’ lo stesso ministro che si vantava (nel libro Rischi fatali del 2005) di essere stato "il primo politico occidentale" a individuare nella Cina "non solo una fantastica opportunità" ma anche "una incombente drammatica negatività". Che i rapporti siano sempre più stretti lo dimostra anche la visita imminente dei dirigenti del Cic, il China Investment Corporation, opaco fondo sovrano (cioè che gestisce per conto del governo i surplus del bilancio cinese) che arriverà in Italia per trattare accordi con la Cassa depositi e prestiti, braccio operativo della politica economica tremontiana.E non può essere una coincidenza che circolino voci – poi smentite – dell’interesse di un’azienda cinese per acquisire lo stabilimento Fiat di Termini Imerese.

SHOPPING. La spiegazione della metamorfosi circola da settimane nei corridoi delle banche che si occupano di collocare sui mercati internazionali il debito dello Stato italiano: i cinesi hanno cominciato a comprare sempre più Bot e Btp, garantendo il successo delle aste e una domanda tale da mantenere bassi i rendimenti (cioè il costo dell’indebitamento per lo Stato). Racconta un banchiere di una grossa banca statunitense che partecipa alle aste del Tesoro italiano: "Per muovere il mercato in senso favorevole non bisogna neanche comprare moltissimo. Basta un grosso ordine da un investitore che potenzialmente può comprare ancora per aiutare a dare la direzione giusta".

Visto il loro peso specifico, le mosse dei cinesi hanno un impatto forte: “Se i grossi investitori sono anche istituzionali e cinesi, e questi ultimi sono molto liquidi anche perché stanno si spostando sempre più dal dollaro all’euro gli altri trader poi hanno paura di vendere e naturalmente il mercato sale o regge i livelli". Con la riservatezza tipica del settore, quindi sotto garanzia di anonimato, anche altri banker confermano. "Il crescente interesse di clienti cinesi per i vostri titoli si è registrato in modo visibile già a marzo e aprile. E ancora a ottobre, durante l'ultima asta del Btp a 30 anni, si sono visti movimenti in crescita da Pechino", dice un altro banchiere d’affari straniero, specializzato sul debito pubblico Sud Europa. "Grossi ordini da investitori cinesi hanno ‘incoraggiato’ la domanda di Btp", rivela un terzo banchiere da Londra, più laconico ma sicuro nell’indicare un fenomeno nuovo "e che andrà sicuramente crescendo nel 2010, quando l’Italia dovrà collocare oltre 150 miliardi di titoli".

I cinesi hanno molta liquidità da investire e sono molto attivi sui mercati, anche per la loro politica monetaria di cambio fisso tra yuan e dollaro. E quindi, spiega un banchiere italiano che ha lavorato a lungo per banche tedesche: “Possono decidere di comprare quello che vogliono. Comprano titoli americani per sostenere il debito (e il consumo) in quel paese. Comprano titoli in euro e commodities per differenziare i loro investimenti”.

IL TESORO. Trovare conferme dal ministero di via XX Settembre non è facile. Nelle aste normali dei titoli di Stato gli acquirenti sono anonimi, almeno in una prima fase, e anche quanto l’identità diventa pubblica si tratta comunque di intermediari. E il Tesoro non è troppo interessato a sapere dove finisce il debito. Qualche informazione in più è disponibile sui collocamenti di titoli particolari, per i quali il ministero si rivolge a un "sindacato di collocamento", di solito composto da cinque banche, che si occupa di sondare il mercato di piazzare poi l’emissione.

E spesso il sindacato comunica anche indicazioni sulla provenienza geografica degli acquirenti. Nel 2009 ci sono state tre operazioni di questo tipo e tre comunicati che si limitano a dire: "Non è mancata anche la presenza di investitori residenti in Asia e negli Usa". Il grosso viene comunque piazzato in Europa. A fine 2008, dice la Banca d’Italia, su 1,3 miliardi di debiti del settore pubblico 742 milioni erano in mano a investitori fuori dall’Italia. Ma nel 2009, si legge in una tabella dell’ultimo bollettino di Bankitalia, i titoli di Stato in mano straniera ha subito un deciso aumento. Un funzionario di alto livello del ministero non si sbilancia sul nuovo feeling con i cinesi e sul loro attivismo, ma dice: "Credo di poter dire che assistiamo a un aumento della componente asiatica, ma si tratta di un’informazione soltanto qualitativa".

E forse alludeva a questo Tremonti, quando ai giovani quadri del Partito comunista cinese ha citato Karl Marx: "All'antica indipendenza nazionale si sovrapporrà una interdipendenza globale". E pensare che sono passati soltanto quattro anni da quando, in Rischi fatali, il ministro denunciava: "E’ il resto del mondo, soprattutto la Cina, che sfrutta la debolezza dell'Europa. La colpa non è della Cina. La colpa è dell'Europa".

Fonte: antefatto.ilcannocchiale.it

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