09/09/2010
Il silenzio sulla crescita economica....
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«L’ Italia è uscita bene dalla crisi finanziaria ma male dalla recessione, con una perdita di prodotto ben maggiore che negli altri Paesi» (Luigi Spaventa, Repubblica, 31 agosto). Dieci anni fa eravamo intorno ai livelli della Germania (o superiori) per prodotto pro capite e produttività del lavoro. Oggi registriamo un arretramento di circa dieci punti sia rispetto alla Germania sia rispetto all’area dell’euro.
Il Governatore Draghi ha chiesto che l’Italia segua l’esempio della Germania, con riforme che la rendano più produttiva e competitiva.
La politica economica italiana, sotto la regia del ministro Tremonti, ha avuto il grande merito di permettere all’Italia di attraversare la crisi finanziaria con danni molto inferiori a quelli di altri Paesi, pur considerati meno fragili. D’altra parte, i risultati insoddisfacenti dell’economia reale sono anch’essi attribuibili, in parte, a carenze della politica economica.
Nel decennio considerato sono state fatte alcune riforme strutturali, ma evidentemente non sufficienti. Dall’inizio della crisi, inoltre, il governo ha optato per una linea di grande cautela finanziaria (limitati interventi anticiclici) e politica (minore priorità alle riforme). Era stato suggerito di effettuare qualche maggiore intervento di sostegno, associato però a un’accelerazione delle riforme per mostrare che l’Italia non intendeva certo tornare alla leggerezza finanziaria. È difficile dire quale strategia sarebbe stata la migliore. Certo, la linea seguita ha valorizzato — se così si può dire — la performance del ministro delle Finanze più che quella del ministro dell’Economia.
Ciò accresce i compiti e le responsabilità del ministro dello Sviluppo. Con una punta di paradosso, c’è da chiedersi se la situazione attuale — con il presidente del Consiglio che è anche ministro dello Sviluppo — non sia quella ottimale. Purché, naturalmente, ciò avvenga a titolo definitivo e non più ad interim.
Per l’economia e la società italiana la priorità della crescita è tale che un impegno strategico in prima persona del premier sarebbe non meno importante, per il Paese, di quello che egli riserva ad altri temi di cui è costretto a occuparsi, o ha scelto di farlo. Del resto, quando l’assoluta priorità era quella finanziaria, è accaduto che il capo del governo riservasse a sé anche il ministero del Tesoro.
Come è noto (o forse ignoto, dato che in Italia non ne parla nessuno), entro fine anno va sottoposto all’Unione europea il piano nazionale di riforme, nell’ambito della «strategia Ue 2020». È l’occasione per guardare al futuro e per mettere in campo politiche concrete per la crescita e la competitività, unica speranza per l’occupazione. Il ministro per le Politiche comunitarie ci sta lavorando. Ma dov’è la visione strategica del governo, dove sono le eventuali visioni alternative dei partiti di opposizione, dov’è un dibattito nel Paese su questa, che è la questione più importante per i nostri figli? Materia, mi pare, per il presidente del Consiglio.
E poi, al ministro per lo Sviluppo — coincida o meno con il premier — compete la politica industriale. Il presidente Napolitano ha detto: «Credo sia giunto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, cioè secondo le coordinate dell’integrazione europea e in ossequio ai fondamenti della libera competizione e ai principi dell’economia di mercato». Speriamo che qualcuno se ne occupi, in modo coordinato con il piano nazionale delle riforme.
Fonte: corriere.it
08:37 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi finanziaria, crescita economica, draghi | OKNOtizie |
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21/07/2010
«Crisi ed Europa? Non siamo sul Titanic»
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MILANO - La crisi non è finita e il «rischio sistemico» è sempre in agguato, ma l'Europa non sta affondando: non è il Titanic. Intervenuto all'Università di Friburgo, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha spiegato - a una platea di studenti, politici e docenti - la strada che i Ventisette dovranno percorrere per rimettere in sesto le proprie economie ed ha illustrato come «l'antibiotico» riuscirà a sconfiggere la «malattia». L'occasione è stata una lezione su «La crisi economica e l'Europa», che Tremonti ha usato per ribadire la linea scelta dall'Unione: «Il dovere politico di rigore sui bilanci pubblici deve essere totale e maggiore, per tutti gli Stati e in tutti gli Stati», ha sottolineato. «Ma è falsa l'illusione - ha aggiunto - che i costi generati dalla crisi in un Paese possano essere limitati a quel Paese». E per spiegarlo è ricorso all'analogia del Titanic: «Non siamo il Titanic - ha premesso riferendosi all'Europa -, ma nessuno si illuda, avendo il biglietto di prima classe, essendo magari sceso per giocare sul ponte della seconda classe, di restare tra i passeggeri di prima classe». E poi ha aggiunto: «Non basta risalire dalla seconda alla prima classe ed esibire il biglietto di prima classe».
«LE FIGURINE PANINI» - In altre parole: «È evidente che c'è un rischio di controparte e il rischio di controparte non si ferma sul confine politico». Il ministro non ha dubbi: «La crisi non è terminata, ha solo mutato la sua forma ed è passata dal privato al pubblico», ha proseguito mettendo in guardia contro il «rischio sistemico» legato alla massa finanziaria. «La massa finanziaria oggi ha una dimensione potenzialmente illimitata ma immanente e incombente... nella forma del rischio sistemico - ha detto -. È stato così ne 2008 con la caduta delle piramidi finanziarie americane ed è così ancora». «A me sembra di essere come dentro un videogame - ha commentato -: Arriva un mostro, lo marchi, ti rilassi; arriva un secondo mostro, più grande del primo». In questo quadro, «l'antibiotico europeo» consiste in due elementi di difesa esterna contro la speculazione e due di disciplina interna. La difesa esterna «è il diverso e più forte ruolo della banca centrale europea e il nuovo fondo europeo che ci aiuta a difenderci tutti insieme». Le due componenti di disciplina interna sono «un Patto europeo che sia più forte e basato sulla sorveglianza... e le sanzioni, che devono essere vere per chi devia». Detto questo, vale per tutti - come ha dimostrato il caso della Grecia - che la crisi non si risolve con i governi tecnici, ha aggiunto Tremonti: pensare il contrario è come giocare con le figurine Panini. «... il Parlamento greco ha fatto e sta facendo delle leggi molto importanti e molto apprezzate: quello non l'avrebbe fatto un governo tecnico...». E poi, riferendosi a questa ipotesi per l'Italia, ha concluso: «Ho l'impressione che ci siano persone, anche non bambini, che continuano a giocare con le figurine Panini. Io trovo che le figurine Panini siano un gioco da ragazzini».
Fonte: corriere.it
13:02 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tremonti, crisi economica, crisi finanziaria | OKNOtizie |
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21/06/2010
«Esseri umani estinti entro cento anni»...colpa: Consumi Fuori Controllo!!!!
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MILANO - La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell'Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.
IRREVERSIBILE - «L'homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni - ha detto Fenner al giornale The Australian - e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio. Non lo manifesto perché la gente sta comunque tentando di fare qualcosa, anche se continua a rimandare. Di certo, da quando la razza umana è entrata nell’era nota come Antropocene (termine coniato nel 2000 dallo scienziato Paul Crutzen per definire l’era geologica attuale, in cui le attività dell’uomo sono le principali fautrici delle modifiche climatiche, ndr), l’effetto sul pianeta è stato tale da poter essere paragonato a una delle epoche glaciali o all’impatto di una cometa. Ecco perché sono convinto che faremo la stessa fine degli abitanti dell’isola di Pasqua. Attualmente, i cambiamenti climatici sono ancora in una fase molto iniziale, ma già si vedono dei considerevoli mutamenti nelle condizioni atmosferiche. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per 40 o 50mila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il riscaldamento globale, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni». La catastrofica e pessimistica visione di Fenner non sembra, però, trovare grande rispondenza fra i suoi stessi colleghi. «Frank può anche avere ragione - ha spiegato il professor Stephen Boyden, oggi in pensione, al Daily Mail - ma alcuni di noi hanno ancora la speranza che si arrivi a prendere consapevolezza della situazione e che, di conseguenza, si mettano in atto i cambiamenti necessari a raggiungere un vero sviluppo ecosostenibile».
CRISI GLOBALE - «La razza umana - gli fa eco Simon Ross, vice presidente dell'Optimum Population Trust - si trova ad affrontare delle autentiche sfide come i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità (ovvero, l’estinzione di alcune specie animali, ndr) e una crescita senza precedenti della popolazione». Ma c’è chi all’agghiacciante previsione di Fenner mostra in qualche modo di crederci e se la scorsa settimana il principe Carlo aveva messo in guardia dai pericoli legati alla crescita così impetuosa della popolazione mondiale, un altro scienziato, il professor Nicholas Boyle dell’università di Cambridge, si è spinto anche oltre, ipotizzando il 2014 come la data del "giudizio universale", spiegando (nel libro "2014: Come sopravvivere alla prossima crisi globale") che il mondo si sta infilando in una crisi globale senza precedenti, che avrà influenze estremamente più vaste dell’attuale crisi economica internazionale. Nel 2006 era, invece, toccato all’esimio professor James Lovelock lanciare l’allarme circa una diminuzione della popolazione mondiale nel prossimo secolo, quantificabile in 500 milioni di unità, a causa degli effetti del riscaldamento globale, sostenendo che nessun tentativo di cambiare il clima avrebbe davvero risolto il problema, ma avrebbe semplicemente permesso di guadagnare del tempo.
Fonte: Corriere.it
14:00 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, consumo, crisi finanziaria | OKNOtizie |
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