03/09/2010
L'Europa presenta il conto della crisi agli Istituti Finanziari.
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Attesa per i prossimi giorni la presentazione di uno studio della Commissione Ue sulla tassazione delle transazioni finanziare. Il traguardo inseguito resta quello di una posizione comune
L’iniziativa si colloca in un momento di rinnovato interesse da parte dell’UE di presentare alle istituzioni finanziare il salatissimo “conto della crisi”. Dal 2008 ad oggi, ha ricordato Europolitics, i governi del Vecchio Continente hanno sborsato circa 4 trilioni (4.000 miliardi) di euro per nazionalizzare, rivitalizzare e sostenere le banche colpite dal crunch globale. Una cifra pari a circa un terzo del valore dello sforzo totale proferito su scala globale (13,6 trilioni di dollari secondo il Fondo Monetario Internazionale).
L’ipotesi della Ttf, come noto, non rappresenta l’unica soluzione allo studio degli esecutivi delle principali economie del mondo. Stati Uniti, Canada e Australia sono contrari all’introduzione di un aliquota sugli scambi e sostengono da tempo l’ipotesi alternativa della cosiddetta tassa patrimoniale (Bank levy) sui profitti bancari. In Europa la Ttf ha trovato in passato un discreto sostegno ma i governi non hanno mai raggiunto una posizione comune. Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è espressa da tempo in favore ponendo il suo paese alla guida del fronte del Sì. Silvio Berlusconi, al contrario, non ha mancato di dipingere la proposta “ridicola”.
In assenza di una politica comune, l’Ue rischia di ritrovarsi al prossimo G20 di Seul in una posizione di debolezza, come già era accaduto nel vertice di Toronto nel giugno scorso. In questo senso l’appuntamento del prossimo 7 settembre rappresenta un’importantissima occasione per quell’atteso passo in avanti capace di far dimenticare una volta per tutte il pericoloso stallo in cui Bruxelles pareva essere piombata non molto tempo fa. Il 10 marzo 2010 il parlamento Ue aveva adottato una risoluzione specifica chiedendo alla Commissione di valutare l’ipotesi (e l’impatto) della tassa. Appena tre settimane dopo, l’organismo aveva risposto con un documento di otto pagine in cui demoliva la proposta sollevando perplessità sul rischio di violazione dei trattati di libera circolazione dei capitali, sulla riduzione della liquidità e sulla crescita del costo del capitale. Il documento arrivava persino a mettere in discussione la sostanza stessa dell’ipotesi parlando apertamente di “estrema difficoltà nel fare una distinzione operativa e di significato tra transazioni speculative e non”. Toni decisamente negativi che avevano indotto il coordinatore all’Economia e agli Affari Monetari dei Socialisti Europei Udo Bullmann a perdere comprensibilmente la pazienza e a definire “un insulto” il passo indietro della Commissione.
In attesa di conoscere i dettagli della prossima riunione, l’annuncio di questi giorni regala, se non altro, un’importante certezza: Bruxelles non ha intenzione, almeno per ora, di insabbiare l’argomento. Una sicurezza che costituisce un valido motivo di speranza per i sostenitori della Ttf a cominciare dagli attivisti della campagna internazionale Make Finance Work. Secondo questi ultimi attraverso l’applicazione di un’aliquota dello 0,05% sugli scambi finanziari sarebbe possibile raccogliere ogni anno un tesoro da 655 miliardi di dollari. Più o meno il doppio della cifra necessaria a sostenere i programmi quinquennali di aiuto allo sviluppo e di contrasto al cambiamento climatico nel Pianeta.
08:13 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi economica, istituti finanziari, banche, europa | OKNOtizie |
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21/07/2010
«Crisi ed Europa? Non siamo sul Titanic»
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MILANO - La crisi non è finita e il «rischio sistemico» è sempre in agguato, ma l'Europa non sta affondando: non è il Titanic. Intervenuto all'Università di Friburgo, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha spiegato - a una platea di studenti, politici e docenti - la strada che i Ventisette dovranno percorrere per rimettere in sesto le proprie economie ed ha illustrato come «l'antibiotico» riuscirà a sconfiggere la «malattia». L'occasione è stata una lezione su «La crisi economica e l'Europa», che Tremonti ha usato per ribadire la linea scelta dall'Unione: «Il dovere politico di rigore sui bilanci pubblici deve essere totale e maggiore, per tutti gli Stati e in tutti gli Stati», ha sottolineato. «Ma è falsa l'illusione - ha aggiunto - che i costi generati dalla crisi in un Paese possano essere limitati a quel Paese». E per spiegarlo è ricorso all'analogia del Titanic: «Non siamo il Titanic - ha premesso riferendosi all'Europa -, ma nessuno si illuda, avendo il biglietto di prima classe, essendo magari sceso per giocare sul ponte della seconda classe, di restare tra i passeggeri di prima classe». E poi ha aggiunto: «Non basta risalire dalla seconda alla prima classe ed esibire il biglietto di prima classe».
«LE FIGURINE PANINI» - In altre parole: «È evidente che c'è un rischio di controparte e il rischio di controparte non si ferma sul confine politico». Il ministro non ha dubbi: «La crisi non è terminata, ha solo mutato la sua forma ed è passata dal privato al pubblico», ha proseguito mettendo in guardia contro il «rischio sistemico» legato alla massa finanziaria. «La massa finanziaria oggi ha una dimensione potenzialmente illimitata ma immanente e incombente... nella forma del rischio sistemico - ha detto -. È stato così ne 2008 con la caduta delle piramidi finanziarie americane ed è così ancora». «A me sembra di essere come dentro un videogame - ha commentato -: Arriva un mostro, lo marchi, ti rilassi; arriva un secondo mostro, più grande del primo». In questo quadro, «l'antibiotico europeo» consiste in due elementi di difesa esterna contro la speculazione e due di disciplina interna. La difesa esterna «è il diverso e più forte ruolo della banca centrale europea e il nuovo fondo europeo che ci aiuta a difenderci tutti insieme». Le due componenti di disciplina interna sono «un Patto europeo che sia più forte e basato sulla sorveglianza... e le sanzioni, che devono essere vere per chi devia». Detto questo, vale per tutti - come ha dimostrato il caso della Grecia - che la crisi non si risolve con i governi tecnici, ha aggiunto Tremonti: pensare il contrario è come giocare con le figurine Panini. «... il Parlamento greco ha fatto e sta facendo delle leggi molto importanti e molto apprezzate: quello non l'avrebbe fatto un governo tecnico...». E poi, riferendosi a questa ipotesi per l'Italia, ha concluso: «Ho l'impressione che ci siano persone, anche non bambini, che continuano a giocare con le figurine Panini. Io trovo che le figurine Panini siano un gioco da ragazzini».
Fonte: corriere.it
13:02 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tremonti, crisi economica, crisi finanziaria | OKNOtizie |
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16/07/2010
Per la Crisi l'unico vincitore è il capitalismo di rapina...
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La vicenda greca ha ovviamente offerto lo spunto per varie riflessioni ed analisi sul futuro prossimo venturo.
Una di queste riflessioni ci è parsa particolarmente degna di nota per la critica radicale che suscita circa le ipotizzate conseguenze degli attuali eventi europei. L'articolo, a firma Angelo Panebianco, è stato pubblicato sul sito internet del "Corriere della Sera" del 18 c.m. (http://www.corriere.it/editoriali/10_maggio_18/panebianco......) e reca il titolo assai significativo "La fine del socialismo della spesa".
Nello scritto in questione si sostiene che "…se persino il carattere universale delle prestazioni di welfare (che comunque, ancorchè ridimensionate, sopravviveranno) rischia di essere messo in discussione a causa della scarsità delle risorse e della conseguente necessità di scegliere i soggetti a cui erogare le prestazioni e i soggetti da escludere, il socialismo finisce per perdere gran parte della sua ragione sociale.".
Il socialismo a cui si riferisce l'autore sarebbe quello greco, spagnolo e portoghese il quale sembrerebbe rispecchiare "….il fallimento definitivo del "socialismo della spesa", la sua, ormai irreversibile, insostenibilità finanziaria." Ora, definire "socialisti" paesi come Grecia, Spagna e Portogallo ci sembra dimostri una notevole dose di fantasia economico-politica perché non risulta affatto che in tali paesi siano al governo Soviet leninisti e che il capitalismo sia stato definitivamente cancellato dalla struttura economica e sociale degli stessi. Ciò premesso, tuttavia, quel che indurrebbe a preconizzare la fine del "socialismo della spesa" sarebbe la sua "insostenibilità finanziaria" data la "scarsità delle risorse". Bene.
Osserviamo prima di tutto che il cosiddetto "welfare" europeo è niente altro, nella migliore delle ipotesi, che una
limitata ripartizione di proventi fiscali a favore di fasce di cittadini occupanti gli ultimi posti della piramide sociale. Si tratta, dunque, di un semplice correttivo alla strutturale disuguaglianza insita nel regime della proprietà privata e del mercato capitalistico per mantenere una minima pace nella insopprimibile base conflittuale del capitalismo stesso. Ciò non toglie che questo correttivo abbia trovato, progressivamente e rapidamente, una macroscopica estensione verso categorie di parassiti d'ogni genere generatori di consenso politico verso gli organi di governo di qualsiasi colorazione. Se a questo aggiungiamo le spese faraoniche per il mantenimento delle classi politiche, burocratiche e religiose nonchè la corruzione vertiginosa autogeneratasi come sistema normale di vita il quadro diviene decisamente ancor più pesante.
Non possiamo, però, dimenticare neanche spese militari semplicemente folli quanto inutili "per il mantenimento della pace in difesa della della democrazia e della libertà dal terrorismo". Nè possiamo dimenticare i colossali livelli di evasione fiscale presenti in ogni paese e nascenti pur sempre dagli "spiriti selvaggi" di un'economia proprietaria capitalistica il cui fine primo e ultimo è la soddisfazione di uno sconfinato quanto insensato egoismo che trova nella Finanza delle Borse mondiali il suo autentico teatro operativo.
Abbiamo dimenticato qualcosa? Può darsi poiché non c'è fondo in una rappresentazione di tal genere.
Se, dunque, il "socialismo della spesa" di cui parla Panebianco finisce con il restringersi, in realtà, soltanto alle misere prestazioni alle fasce più deboli allora sembra veramente difficile appellarlo con tale definizione. Se, invece, il "socialismo della spesa" ricomprende tutte le elencazioni successive (scusandoci per quanto possiamo aver dimenticato) allora il suo nome vero muta in "capitalismo di rapina".
In questo caso quello che potrà verificarsi è, più propriamente, non la fine di un "socialismo della spesa" assolutamente inesistente quanto la soppressione, più o meno marcata, delle minime elemosine stanziate a favore di sempre più numerosi soggetti derubati di vita e di futuro. Il che si concilia perfettamente con la severa asserzione di una "insostenibilità finanziaria proveniente da risorse limitate".
Diceva il grande Epicuro che i bisogni umani da soddisfare uguali per tutti sono: "Non aver fame, non aver sete, non aver freddo" . Più tardi Marx sviluppò tale concetto individuando il vero "socialismo della spesa" nella proprietà collettiva dei mezzi di produzione quale fulcro di un'esistenza umana finalmente liberata dalle fauci vampiresche della proprietà capitalistica. Questo porta a riconoscere le risorse limitate esistenti in Natura in rapporto al livello numerico di sovrappopolazione raggiunto sul Pianeta coerentemente con la perfetta analisi di Malthus, ma significa adottare stringenti controlli delle nascite che consentano un'esistenza degna di tale nome.
Non è certo l'"insostenibilità finanziaria" il criterio per sapere se ci è consentito di nascere e vivere !!
Con buona pace di tutte le seriose analisi economiche nelle quali è dato imbattersi.
Fonte: affaritaliani.it
08:25 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi economica, capitalismo, debiti | OKNOtizie |
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08/07/2010
Pensiamo ai nostri figli e ai debiti che questa crisi gli lascerà!...Già li abbiamo condannati!!!!
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Pensiamo ai nostri figli e ai debiti che questa crisi gli lascerà! Cosa potrebbe impedir loro dire: “ Perché dobbiamo onorarli ? Cosa c’entriamo noi? Perché dobbiamo lavorare per ripagare interessi su un debito pubblico che non abbiamo generato? E chi se ne importa se i possessori dei titoli di questo debito non incasserranno più nulla? La conseguenza di questo ragionamento: La Rivoluzione Sociale!
Prendo spunto da una seria ed originale riflessione riportata su un blog per farVi riflettere, cari lettori affezionati a questa rubrica. Parecchi di noi pensano, ancora oggi, di essere tutto sommato ottimisti e fiduciosi, di essere ancora “benestanti”.
Ma guardiamo bene cosa possediamo:
- Beni immobiliari “evidentemente, nella media, sopravvalutati”
- Denaro rappresentativo di un futuro debito INESIGIBILE, ovvero denaro che perderà via via il suo valore.
- Titoli azionari anch’essi “sopravvalutati”
- Obbligazioni espressioni di debito privato “ufficiosamente” ILLIQUIDE e che pertanto necesiteranno di essere rinegoziate con indubbie perdite in conto capitale per i suoi detentori
- Obbligazioni emesse da Stati Sovrani a rischio DEFAULT (nel momento in cui si renderà necessario alzare i tassi di interesse , diverrà insopportabile per alcuni Paesi il peso del proprio debito e la soluzione argentina a molti parrà una strada percorribile.)
Se fossimo in una nazione con un basso debito pubblico, costo del lavoro accettabile e potenziale di crescita interessante, ci difenderemmo acquistando beni reali.
Ma dato che non siamo in questa situazione, ci rifugeremo sempre più nell’oro.
Alcuni giorni fa, abbiamo appreso la notizia che nei giorni caldi della crisi scatenata dalla bolla dei mutui “sub-prime”, il governo russo ha cercato, invano, l’aiuto della repubblica cinese, per mandare in default il governo statunitense, vendendo a piene mani tutti i titoli statali e governativi Usa detenuti. E sempre alcuni giorni fa, abbiamo appreso di una trattativa di alcuni esponenti del FMI che hanno cercato di convincere la Cina, tramite uno dei loro fondi sovrani, a riacquistare l’intero debito pubblico estero della Grecia per evitarne il tracollo.
La realtà è che è in atto una fortissima “guerra commerciale” tra Pechino e l’intero universo continentale (Usa ed Ue in testa), dove però il primo è anche il maggior creditore mondiale contrapposto (Usa, ndr) al più indebitato e per di più anche al più spendaccione dei membri Ocse (scommettiano che troveranno alla fine un pretesto per far saltare l’annunciato colloquio tra Mr. President – Obama – ed il Dalai Lama ?) E qual è la preoccupazione di ogni creditore? Che il proprio debitore alla fine non lo ripaghi.
Ecco dunque la caduta dell’euro, ed il rialzo vertiginoso del Re Dollaro $, ma noi sappiamo che questo rialzo è dovuto a semplici fattori:
1) Paura per l'Euro (causata con maestria dai poteri forti, e applaudita dai grandi gruppi industriali europei esportatori o con assets in dollari)
2) Chiusura dei carry trades (con maggiore debolezza per l'Europa)
3) Presenza (fino a fine 2009) di bearish sentiment sul dollaro dove tanti erano sottopesati e ora corrono ai ripari
4) Mr. Obama che afferma che il suo piano sanità è in bilico (e questo rafforza il dollaro)
E non dimentichiamo che la FED e la BOE hanno annunciato la fine del “QUANTITATIVE EASING” e la BCE deve decidere come rifinanziare il sistema bancario europeo drenando l’enorme liquidità immessa nel sistema (ed il tutto mentre l’euribor è tenuto artificiosamente allo 0,7% mentre in realtà dovrebbe essere al 5% ed i titoli del debito pubblico americano ed europeo vengono emessi privi di rendimento perché acquistati dalle banche “obbligate “ dai loro stessi governi nazionali a farlo).
Il sistema economico-finanziario occidentale potrebbe saltare in qualsiasi momento, anche se non ora, ma la storia dei cigni neri deve pur averci insegnato qualcosa.
Ed allora riteniamo ancora che l’uscita dall’euro sia il male peggiore?
Fonte: affaritaliani.it
12:50 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi economica, euro, obama | OKNOtizie |
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18/06/2010
Crisi Economica.... Sarà colpa della Cocaina???
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C' e un interessante articolo su Focus di Marzo..secondo il quale l' utilizzo di Cocaina ai livelli piu alti del managment , nazionale , ed internazionale , non ha giocato in favore di scelte finaziarie equilibrate , provocado inammissibili errori di valutazione dei rischi economici.
TESI INTERESSANTE.....
Praticamente secondo FOCUS...siamo stati guidati , e siamo guidati , da una banda di MANAGER STRESSATI E COCAINOMANI....per i quali si alternano stati euforici a stati di profonda depressione......
09:01 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi economica, prestiti, mutui | OKNOtizie |
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17/06/2010
Senza un Euro: Crescono i debiti delle famiglie....ma và!!!!
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Di non avere più una lira (pardon, un euro) lo sapevamo già, ma che fossimo indebitati per 50 miliardi di euro è una notizia che fa davvero impressione. Per molte famiglie di Roma e del Lazio, però, chiedere soldi in prestito è ormai una scelta obbligata, e non per fare un viaggio, acquistare un’automobile o un elettrodomestico, ma semplicemente per la spesa quotidiana, colpa della distanza tra i prezzi e il costo della vita.
Questi 50 miliardi (per la precisione 47,7, cifra record raggiunta nel gennaio scorso), riguardano solo l’indebitamento allo sportello bancario, cui vanno aggiunti i prestiti richiesti alle finanziarie o ad altre società in cambio di interessi super.
Infatti, se la richiesta di finanziamenti in Italia è aumentata del 7,5%, a Roma e nel Lazio l’incremento è pari al 9,3. Non va meglio per le imprese: hanno debiti con le banche per 219,3 miliardi di euro: un +6,8% rispetto allo 0,9 della media nazionale.
Mentre i cosiddetti grandi della Terra parlano, i piccoli hanno fame. Ed anche qui, a Roma, aumentano le persone che dormono nei ricoveri e quelle che vanno a mangiare alle mense. Il 15% delle famiglie e’ sotto la soglia di poverta’. E’ l’allarme lanciato dal presidente del Forum del Terzo settore del Lazio.
Dalla Caritas fanno sapere che ormai sono “migliaia le famiglie romane che non riescono ad arrivare a fine mese e chiedono l’accesso all’emporio della Caritas”, un supermercato pensato per le persone povere. Nel 2008 c’erano 200 tessere, ora sono 600, ma sono tantissime le richieste
13:50 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, cessioni, leasing, mutui, crisi economica | OKNOtizie |
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10/06/2010
Spendiamo troppo e spendiamo male
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Fino a poco fa eravamo abbastanza tranquilli, visto che da mezzo secolo gli economisti ci avevano spiegato che un big crash, un grande collasso come quello del 1929 e anni seguenti, non poteva più accadere. Perché dagli sbagli di allora abbiamo imparato— ci è stato ripetuto a sazietà da chi se ne dovrebbe intendere — a non sbagliare più in futuro. Certo, l’andamento dei processi economici sarà sempre ciclico; certo, ci saranno sempre sbalzi, cali e rialzi; ma catastrofi no, catastrofi mai più. Si è visto. Anzi, come diceva Flaiano, il meglio è già passato. Le falle già scoperte (ce ne sono altre da scoprire) sono state tamponate inondando il mercato di liquidità. Che però sono debiti. Sissignori: sono debiti, e cioè soldi da rimborsare, soldi da restituire. Prescindo dall’ultimo impegno di mettere in campo (Unione europea, più altri) 750 miliardi di euro per fronteggiare ulteriori attacchi degli speculatori. I dati che sono già certi sono che entro il 2014 verranno in scadenza circa 700 miliardi di dollari di junk bonds, di obbligazioni spazzatura. Peggio per chi li possiede. Questi signori non sono stati ingannati, sapevano il rischio che correvano, e non mi fanno nessuna pena. Però anche questo sarà un bel problema. Ci sono poi i debiti di Stato (federali) che hanno dovuto fronteggiare i salvataggi delle banche. Questa è stata una necessità imposta dagli eventi, e può anche darsi che questa partita vada a posto meglio del previsto.
Però gli imprevisti che restano sono due, e sono grossi. In primo luogo ci sono i cosiddetti sub-prime: mutui offerti a profusione dalle banche senza adeguata copertura. Non sappiamo quanti ne salteranno fuori. Certo è che gli Stati Uniti sono costellati di avvisi di vendita (svendita) di beni acquistati, diciamolo pure, per colpa delle banche. Una colpa che risale, nei decenni, alla incosciente dottrina della consumer confidence il cui messaggio è che è proprio il consumatore che compra con carte di credito in rosso che dà slancio alla crescita economica. Così gli americani non risparmiano. E questo nodo è venuto al pettine. Ma l’imprevisto più grosso e più pericoloso è quello dei cosiddetti «derivati »: un marchingegno, una invenzione di due matematici che nemmeno i banchieri hanno capito bene, e che certo non mi provo a spiegare. I derivati in giro per il mondo quanti sono? Non si sa, né lo si vuol rivelare. Ma sono persino finiti nei portafogli di alcune nostre amministrazioni locali. Questa, molto all’ingrosso, la situazione. Perché? Cosa vuol dire? Vuol dire, per l’Occidente, che dagli anni Sessanta in poi abbiamo cominciato a spendere più di quel che guadagniamo, al di sopra delle nostre risorse. Alla consumer confidence noi abbiamo aggiunto le «aspettative crescenti», che poi sono man mano diventate «diritti», diritti intoccabili. Una spiegazione supplementare è che in molti Paesi le finanze pubbliche sono disastrate dall’evasione fiscale. Se tutti pagassero le tasse dovute, il debito dello Stato non costituirebbe più un problema. Vero. Ma il problema è di difficile soluzione.
Le nostre tasse dovrebbero pagare «servizi» e il costo dei cosiddetti beni pubblici (strade, polizia etc.). Ma in molti Paesi (Grecia in primissima fila, ma l’elenco include anche l’Italia) il problema si è incancrenito. Purtroppo, e di molto troppo, il servizio pubblico diventa un «disservizio» e uno spreco usato per assorbire la disoccupazione e per acquisire clientele elettorali. Dunque, non dobbiamo spendere soldi che non abbiamo, e al tempo stesso non dobbiamo «spendere male» i soldi che abbiamo. Visto che in crisi siamo, se non affrontiamo con coraggio e determinazione i problemi nei quali ci siamo infognati, in crisi ancor più resteremo. Speriamo che la necessità porti consiglio.
fonte: Corriere.it
17:07 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi economica | OKNOtizie |
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