23/06/2010

Sempre gli stessi: i collezionisti di poltrone!!!


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Altro che parlamentari: la vera concentrazione di potere è nei consigli di amministrazione: 68 società quotate su 71 condividono un consigliere.

MILANO. Banche, giornali, teatri, cinema, sanità, università e un pizzico di mattone. Sono le passioni più diffuse tra i consiglieri di amministrazione italiani. Che, carte alla mano, non mancano certo di una spiccata versatilità. Secondo l’Osservatorio Board Index Spencer Stuart Italia, su 71 grandi imprese del listino principale di Piazza Affari, ben 68 hanno un amministratore in comune. Dalle ultime rilevazioni della Consob sull’applicazione in Borsa della normativa 2008 sul cumulo degli incarichi, poi, emerge che pur essendoci stata una recente riduzione del numero di poltrone pro capite, c’è sempre un 4% di amministratori e sindaci che hanno più di 30 incarichi (nel 2007 era il 20,5%), con un numero massimo di poltrone che nel 2009 ha raggiunto quota 62 (108 nel 2007) e un valore medio di 12,5 mandati (19,2 nel 2007). Tutto questo naturalmente senza contare poltrone anche in società non quotate, associazioni e fondazioni.

 

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10:28 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni | OKNOtizie |  Facebook

21/06/2010

La politica non dà più credito.....poveri Noi!!!


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 Nell’agosto 2007, a poche settimane dall’inizio della crisi, la prima istituzione al mondo a diventare insolvente e a dover essere salvata non fu una banca americana, ma la Landesbank della Sassonia, una cassa controllata da amministratori pubblici di questa regione della Repubblica Federale Tedesca. Da allora le banche pubbliche tedesche si sono rivelate fra le più esposte ai titoli «tossici » americani e sono state salvate dallo Stato, una dopo l’altra.

Perché quelle banche avessero acquistato mutui immobiliari in luoghi esotici come Florida o Nevada, sembrò incomprensibile. Poi si capì: i politici locali chiedevano alle loro banche di aiutare le aziende della regione, spesso erogando credito a condizioni non di mercato. A fine anno, però, essi pretendevano, in quanto azionisti, ricchi dividendi. Per i dirigenti della banca venir meno a queste richieste significava mettere in forse il proprio incarico. L’unica via d’uscita era compensare le perdite sui prestiti cercando di guadagnare con la finanza, e le banche lo fecero acquistando titoli ad alto rendimento, senza preoccuparsi dei rischi. Questi incentivi perversi hanno fatto sì che le Landesbanken diventassero, e siano ancor oggi, le più rischiose d’Europa.

In alcuni casi la ricerca di rendimenti particolarmente elevati ha portato ad operazioni singolari, come la decisione della Landesbank della Baviera di acquistare Hypo Alp Adria, una banca austriaca che il giorno dopo l’acquisto si rivelò un buco nero. Hypo dovette essere salvata dalle autorità di Vienna e l’improvvido acquisto aprì una voragine nel bilancio della Landesbank bavarese. Se le banche italiane sono uscite indenni dalla crisi è anche perché le Fondazioni che le controllano hanno nominato amministratori delegati indipendenti e non hanno cercato di influire sulle loro scelte creditizie.

Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro » banchieri ponendo a rischio i bilanci.

Se davvero l’obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.

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18/06/2010

La manovrà finanziaria non servirà a nulla....garantito!!!


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Vista la situazione nella quale stanno attraversando alcuni Paesi della zona euro, è essenziale adottare alcune misure necessarie affinché, la nostra economia si mantenga in crescita ed evitare la recessione, è meglio adottare queste misure quando l'economia del nostro Paese gode di buona salute, senza aspettare alla fine o ingresso di una recessione. Nonostante ciò, ritengo opportuno che si debba chiedere maggiori sacrifici a chi ce l'ha di più, e così non penalizziamo a coloro che ce l'hanno di meno, quindi, manteniamo la manovra finanziaria senza aumentare le tasse e senza toccare la pensione, però, non possiamo consentire il taglio alle regioni, né tanto meno, alle Istituzioni che danno un servizio ai nostri cittadini, perché, quel taglio significa tagliare alcuni servizi essenziali ai nostri connazionali, invece, possiamo tagliare ancor di più del 5% il costo della politica.
 
Dobbiamo considerare che molti Istituzioni mondiali, consideranno che il nostro Paese gode di una migliore economia, per esempio L'OCSE, considera che il nostro Paese è uscita dalla recessione dal 2009, e prevede una crescita della nostra economia, il FMI (fondo monetario internazionale) ci vede con buoni occhi e prevede anché loro, una crescita del nostro Paese, e in Europa, il nostro Paese ce l'ha il più basso tasso di disoccupazione, però purtroppo, le speculazioni giocano nel risultato dell'economia del mondo.
 
Si consideri che, il costo della nostra politica è il più alto d'Europa e forse anché degli Stati Uniti, almeno in quanto riguarda gli stipendi e privilegi, perciò, credo che si potrebbe tagliare ancor più del 5%, quindi, si potrebbbe tagliare del 10% il costo della nostra politica, ed anché gli stipendi più alti, così potrebbe diminuire il costo della vita del nostro Paese, e naturalmente si potrebbe diminuire i veri sprecchi della spesa pubblica, togliere i servizi ai cittadini.
 

Fonte : Yahoo.it

 

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17:50 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni | OKNOtizie |  Facebook

17/06/2010

Senza un Euro: Crescono i debiti delle famiglie....ma và!!!!


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maialino.jpgDi non avere più una lira (pardon, un euro) lo sapevamo già, ma che fossimo indebitati per 50 miliardi di euro è una notizia che fa davvero impressione. Per molte famiglie di Roma e del Lazio, però, chiedere soldi in prestito è ormai una scelta obbligata, e non per fare un viaggio, acquistare un’automobile o un elettrodomestico, ma semplicemente per la spesa quotidiana, colpa della distanza tra i prezzi e il costo della vita.

Questi 50 miliardi (per la precisione 47,7, cifra record raggiunta nel gennaio scorso), riguardano solo l’indebitamento allo sportello bancario, cui vanno aggiunti i prestiti richiesti alle finanziarie o ad altre società in cambio di interessi super.

Infatti, se la richiesta di finanziamenti in Italia è aumentata del 7,5%, a Roma e nel Lazio l’incremento è pari al 9,3. Non va meglio per le imprese: hanno debiti con le banche per 219,3 miliardi di euro: un +6,8% rispetto allo 0,9 della media nazionale.

Mentre i cosiddetti grandi della Terra parlano, i piccoli hanno fame. Ed anche qui, a Roma, aumentano le persone che dormono nei ricoveri e quelle che vanno a mangiare alle mense. Il 15% delle famiglie e’ sotto la soglia di poverta’. E’ l’allarme lanciato dal presidente del Forum del Terzo settore del Lazio.

Dalla Caritas fanno sapere che ormai sono “migliaia le famiglie romane che non riescono ad arrivare a fine mese e chiedono l’accesso all’emporio della Caritas”, un supermercato pensato per le persone povere. Nel 2008 c’erano 200 tessere, ora sono 600, ma sono tantissime le richieste

 

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Ecco come sarà il futuro delle pensioni.....Che schifo!!!!


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pensionati.jpgCome si pone il problema delle pensioni dopo l’ampia vittoria della maggioranza di governo alle elezioni regionali? All’inizio di un periodo di grazia—tre anni — senza ulteriori ricorsi alle urne, tre sono i punti cruciali: la sostenibilità della spesa pensionistica, l’adeguatezza degli assegni dell’Inps, gli effetti del prolungamento dell’attività degli anziani sul mercato del lavoro.

Il primo punto è a un passo dalla soluzione. Sebbene l'idea non sia stata ancora metabolizzata, l’innalzamento automatico dell’età della pensione è già legge dello Stato. Manca il decreto d’attuazione. Il governo ha tempo fino al 31 dicembre 2014. Ma sarebbe meglio emanarlo al più presto per evitare di finire in mezzo a un altro ciclo elettorale, poco adatto al rigore: subito dopo le politiche del 2013 e le europee del 2014 e prima delle regionali del 2015. Il decreto deve consolidare il principio che si va in pensione sempre più tardi. Dal 2015 pensioni di vecchiaia a 65 anni e 3 mesi per gli uomini e a 60 anni e 3 mesi per le donne, pensioni di anzianità a 62 anni e 3 mesi per i dipendenti e a 63 anni e 3 mesi per gli autonomi.

A partire dal 2020, ogni 5 anni si aggiorneranno i termini in base alle speranze di vita. Nel 2050, si prevede, la soglia della vecchiaia salirà a 68 anni e 5 mesi per gli uomini e a 63 anni e 8 mesi per le donne, l’anzianità a 65 anni e 5 mesi per i dipendenti e a 66 anni e 5 mesi per gli autonomi.
A regime l’Inps rinvierà oltre un milione di pensioni, la riduzione delle uscite da subito sarà minimale, ma poi crescerà fino a un taglio di 8,5 miliardi nel 2040. La spesa pensionistica, dunque, è sotto controllo. E può essere sostenuta dai conti pubblici. La sua incidenza sul prodotto interno lordo è di non poco inferiore a quel che si dice, ove la si compari correttamente agli altri Paesi, e cioè togliendo il Tfr, che è salario differito e non pensione, e considerando gli effetti fiscali, che appesantiscono il conto italiano. Del resto, la spesa sociale italiana, di cui le pensioni sono parte, risulta di poco inferiore alla media europea e di molto a quella tedesca e francese.
Nel 2008, il saldo tra i contributi versati e le pensioni erogate, al netto delle prestazioni assistenziali coperte dalla fiscalità generale, era positivo per lo 0,9% del Pil e concorreva a finanziare la pubblica amministrazione. Ulteriori giri di vite sulle pensioni aumenterebbero questo contributo, ma andrebbero presentati come tali, senza celare gli effetti collaterali.

Già oggi la sostenibilità della spesa pensionistica si ottiene dando di meno e più tardi. I giovani avranno pensioni spesso inferiori alla metà del salario. E i più non avranno granché dalla previdenza integrativa: chi poco guadagna, poco destinerà al fondo pensione. Il passaggio al sistema contributivo, del resto, è già un potente incentivo a rimanere al lavoro. Ma la permanenza degli anziani non di rado costituisce un problema. Lo prova l’incremento dei prepensionamenti.
Al di là della crisi, in un’Italia dove le persone con un posto retribuito sono meno che altrove e la crescita attesa è scarsa, l’occupazione dei vecchi non facilita quella dei giovani. L’economia non è ancora capace di ridisegnare in modo dignitoso la vita lavorativa che dalla progressione ascensionale di un tempo si va ormai trasformando in una parabola. La riforma delle pensioni, insomma, contrasta derive di finanza pubblica alla greca, e perciò va presto fatto anche l’ultimo passo. L’inadeguatezza delle nuove pensioni e il contrasto generazionale sul mercato del lavoro riaprono la questione della redistribuzione del reddito lungo l’intero arco dell’esistenza.

 Fonte: Corriere.it

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16/06/2010

Berlusconi come Dott. House..... con una piccola differenza, Lui non guarisce nulla!!!


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Ormai stiamo collassando, tra un pò ci verrà un infarto, ma Berlusconi ci prende in giro e non ci cura, si proprio così, continua a prenderci per il c...o. Proprio come fà il Dott. House (serie televisiva, a mio parere bellissima), soltanto che il Dott. House prende per i fondelli i propri pazienti ma alla fine almeno li cura, mentre il nostro capo del governo ci prende soltanto per il c..o e non cura nulla, lasciandoci morire in questo oblio di crisi economica, riuscendo a cura re soltanto una cosa.... I PROPRI INTERESSI.

Scusate lo sfogo ma credetemi sono arrivato alla frutta, non ho più un soldo, ho dovuto chiudere la mia falegnameria e forse questi saranno anche gli ultimi accessi che farò su internet, perchè senza vergogna mi pesano anche i 20 euro mensili per pagare l'ADSL.

Ma dove sono sti benedetti segnali di ripresa, a me sembra che và sempre tutto peggio (e sono una persona ottimista in genere), vorrei tanto che Berlusconi leggesse ogni tanto questi post su di lui e magari una volta ogni tanto rispondesse, invece al poverino gli fanno male le dita per risponderci, ma per infilarle negli organi femminili durante i suoi festini stanno bene e non gli fanno male per niente. (scusate la volgarità).

Se fosse proprio come Dott. House continuerebbe a prenderci in giro, ma almeno ogni tanto una pillola per farci stare meglio ce la darebbe, invece tutte le sue pillole ci fanno stare sempre più male, ma questo perchè sbaglia ogni volta le diagnosi (le sbaglia di proposito ve lo dico io).

Francesco

 

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10:32 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni | OKNOtizie |  Facebook

15/06/2010

Ma quanto ci costa il nano di Berlusca?


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Un fiume di danaro sottratto a
pensioni,stipendi,investimenti,ammortizzatori sociali,occupazione
servizi pubblici.Il grosso satrapo ci costa un occhio della testa,nel
vero senso della parola.E abbiamo dimenticato i voli di stato,soppressi
da Prodi,che lui ha rimesso per le sue escort e i suoi
menestrelli,icosti dell'Alitalia,di Rete 4 e perchè no,la
privatizzazione del centro di Roma,poichè lui vi ha la sua residenza
privata a Palazzo Grazioli.Uno schifo senza limiti.Dimentichiamo i suoi
avvocati che fanno i parlamentari e gli fanno le leggi,li paghiamo pure
noi contribuenti.
Conti fuori controllo, 1.400 dipendenti di troppo, milioni buttati per gli show del Cavaliere, segretarie pagate come direttori. Ecco come Berlusconi ha trasformato la presidenza del Consiglio in una reggia
Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi

Fonte: Yahoo.it

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In Italia è povero un pensionato su due


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anziani.jpgROMA - Sono oltre 8 milioni i pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4% del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.

PENSIONATI GIOVANI - Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni, mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.

«I PIU' POVERI D'EUROPA» - «I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia».

 

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08:32 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni | OKNOtizie |  Facebook

14/06/2010

SIAMO NEL 1971...GRAZIE BERLUSCONI


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silvio-berlusconi-gesu.jpg

E mentre il pagliaccio BERLUSCONI pensa ai suoi processi e leggi per l' impunita dei parlamentari...la situazione economia e tornata agli albori del 1971....BERLUSCONI ha partecipato vivamente a farci arretrare di 39 anni di economia...L' italia si aggiudica il primato di peggiori risultati di Eurolandia....persi nei primi tre mesi di quest' anno 176.000 posti di lavoro e 9000 Aziende fallite....MA IL PAGLIACCIO PENSA AI SUOI FESTINI ......

Carlo

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Le barriere alla crescita economica....insormontabili!!!!


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5321675.jpgRassegnarsi alla stagnazione è una sventura. E non perché la crescita economica sia priva di costi. Sempre più spesso lo sviluppo comporta danni irreversibili all’ambiente, perdita della ricchezza che proviene dalle diversità e pone di fronte al dilemma morale se sia giusto caricare i nostri nipoti dei costi del nostro benessere. Ma questo è solo un aspetto della crescita. «La crescita non comporta solo vantaggi materiali. Aumenta opportunità, tolleranza per la diversità, mobilità sociale, rende più facile perseguire l’equità, rafforza la democrazia » (Benjamin Friedman, Il valore etico della crescita, Università Bocconi Editore, 2008). La stagnazione comporta costi morali altrettanto, se non più gravi, della crescita perché in una società statica non c’è mobilità. Uscire dalla classe sociale in cui si è nati è più difficile perché i privilegi si rafforzano, ciò che conta è la rete di rapporti familiari, non il proprio merito. La mobilità sociale, che è la conseguenza più importante della crescita, smantella la corruzione e le rendite.

L'Italia non cresce più da quindici anni. Non è un caso se dopo una fase in cui corruzione e rendite sembravano recedere, esse oggi si rafforzino. Le liberalizzazioni del ministro Bersani avevano predisposto un punto di partenza. Invece nulla è successo e le corporazioni hanno avuto buon gioco nel riportare la barra verso la difesa delle loro rendite. Il ministro dell’Economia annuncia modifiche costituzionali per favorire il mercato: prima della Costituzione si potrebbero modificare alcune delle norme che il governo sta adottando. «L’aspetto più marcatamente anti- competitivo, scrive Fabiano Schivardi sul sito lavoce. info, riguarda la riforma dell’avvocatura».

Sono reintrodotte le tariffe minime, inderogabili e vincolanti, vietati accordi fra cliente e avvocato, la pubblicità è fortemente regolamentata, si estende la riserva di attività degli avvocati, l’esame di abilitazione diviene più oneroso, così come le condizioni di praticantato, senza riconoscere ai praticanti nessun diritto di compenso. Nel mercato finanziario le norme anti-scalata introdotte dalla Consob, con la benedizione del governo, nella fase più acuta della crisi, sono divenute perenni. I provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese, pur importanti, non centrano il problema. I confronti internazionali mostrano che in Italia non nascono meno imprese che altrove. Il problema è che poi non crescono. Più che barriere all’entrata, bisogna interrogarsi sulle barriere alla crescita perché un Paese non cresce senza aziende medie e grandi che investono in ricerca e sviluppo, in marchi, in nuovi prodotti.

In Europa si fa a gara nel tagliare le spese. Bene, ma se questi tagli non sono accompagnati da concrete misure di liberalizzazione, ai nostri figli trasmetteremo società stagnanti in cui ciò che conta è dove sei nato, non quanto ti sei impegnato.

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