15/12/2009
DiPietro sparisci dalla terra !
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Non so come un ex magistrato scadente che ora vorrebbe fare il politico possa essere così ignorante. Secondo lui Berlusconi se l'è cercata ? Ma se sono mesi che lo insultano senza sosta ! Di Pietro sparisci dal mondo che è meglio
Dite la vostra......
11:42
Scritto da: spinsound2
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Non approfittate di un insignificante episodio che non è nulla rispetto all'odio che Berlusconi ha seminato da anni
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Non approfittate di un insignificante episodio che non è nulla rispetto all'odio che lui ha seminato da anni
è lui che è arrivato a evocare la guerra civile
e dovrà rispondere anche di questo clima di preparazione alla guerra civile che ha diffuso in tutta la società
lui che perfino all'estero ha dichiarato guerra alla nostra costituzione ed è il simbolo stesso dell'impunità e dei fuorilegge che lo hanno eletto a loro rappresentante
Giù le mani da Di Pietro!
No a berlusconi!
Christian
11:39
Scritto da: spinsound2
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Italia, ridicoli davanti al mondo grazie al Cavalieri...Incapaci di fare Giustizia
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Dopo la commedia dell’arte e il melodramma l’Italia sembra avere inventato, per la gioia dei suoi osservatori più malevoli, un terzo genere teatrale: quello tragico e farsesco del processo all’italiana. I due ultimi spettacoli sono andati in scena a Perugia e a Torino con grande successo e ci hanno garantito per alcuni giorni un posto fisso sulle prime pagine della stampa internazionale. Il primo ha suscitato l’indignazione di molti americani, ma ha soddisfatto gli inglesi e ha esteso a molti altri Paesi il gioco della contrapposizione morbosa fra innocentisti e colpevolisti. Il secondo è stato visto e letto come il copione d’uno straordinario dramma sui rapporti fra mafia e politica.
Non tutti gli osservatori stranieri conoscono i meccanismi delle nostre procedure giudiziarie, e gli americani, in particolare, si sono accorti con sorpresa che il nostro processo, guarda caso, è molto diverso dal loro. Poiché nulla è tanto assurdo quanto ciò che non si riesce a capire, Perugia e Torino hanno contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di una giustizia confusa e pasticciona. Nel caso del secondo, in particolare, il coro stonato delle reazioni politiche, a cominciare da quelle del presidente del Consiglio, ha dato a molti spettatori la sensazione di un Paese litigioso, pieno di pagine oscure e incapace di fare giustizia.
Esistono tuttavia voci più equilibrate. In un’intervista al New York Times sul processo di Perugia, un noto avvocato e professore americano, Alan Dershowitz, ha osservato che Amanda Knox potrebbe essere favorita in ultima analisi dall’esistenza in Italia di un processo di seconda istanza alquanto diverso dall’appello americano. E’ un processo ex novo in cui ogni prova viene nuovamente scrutata e pesata con esami più approfonditi. Ne abbiamo avuto la dimostrazione ieri a Palermo quando abbiamo constatato che la testimonianza di Gaspare Spatuzza era soltanto il passaggio necessario di una procedura soggetta a confronti e verifiche. E’ probabile che le discordanti testimonianze di Spatuzza e Filippo Graviano scatenino il gioco delle ipotesi sulle strategie della mafia. Ma ciò che conta, dal punto di vista processuale, è che il primo è stato smentito dal secondo. A questo punto tutti, incluso il presidente del Consiglio, farebbero bene a ricordare che i processi non sono partite di calcio in cui ogni gol suscita speranze di vittoria o timori di sconfitta. Sono percorsi logici in cui ogni ipotesi viene sottoposta a un esame della verità. Pensare che una testimonianza basti da sola a pregiudicarne l’esito e che da essa si possano trarre analisi politiche è sbagliato. Ai giudici non serve in queste occasioni una tumultuante giuria popolare. Serve soprattutto un po’ di silenzio. E poiché i migliori esempi vengono dall’alto, un Berlusconi più distaccato e paziente potrebbe aiutarci a convincere il mondo che l’Italia è meglio della sua attuale immagine.
Fonte: Corriere.it
10:59
Scritto da: spinsound2
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22/09/2009
Un gesto semplice e una cattiva lezione - Per i militari caduti a Kabul -
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« I bambini sono troppo piccoli e non capiscono». «La circolare è arrivata in ritardo». «Senza un’adeguata riflessione sarebbe solo retorica». «Le missioni di pace si fanno con i medici, non con i soldati…».
C’è sempre un motivo, tutt’altro che buono, per evitare un gesto semplice ma importante. Quasi tutte le scuole d’Italia ieri mattina si sono fermate per un minuto di silenzio, in memoria dei sei soldati caduti a Kabul. Ma altri presidi si sono rifiutati di accogliere la disposizione del ministro.
Quando la settimana scorsa Mariastella Gelmini ha denunciato, in un’intervista al Corriere , la persistenza di aree di militanza politica nella scuola, si sono levate contro di lei molte critiche. Ora appare chiaro che il ministro non aveva torto; e bene ha fatto a chiedere scusa alle famiglie dei caduti, anche a nome di coloro che hanno negato quel minimo segno di dolore e rispetto.
Resta l’amarezza per una scuola che (sia pure con molte eccezioni) riesce a trasformare anche un’occasione di unità nazionale in un punto di divisione; e soprattutto si ostina a leggere qualsiasi vicenda attraverso le lenti della politica, peggio ancora dell’ideologia.
Tra le varie giustificazioni, colpisce quella della direttrice di una scuola romana: ogni caduto sul lavoro, non soltanto i militari, dovrebbe essere commemorato.
L’obiezione è sottile, perché incrocia un’attitudine dell’opinione pubblica: mai come questa volta l’Italia ha reagito al lutto come un Paese normale, piuttosto che come un Paese emotivo. Ma proprio questa «normalità» implica che il rimpianto e la gratitudine per i soldati, uccisi in una missione di pace che conducevano in nome e per conto di tutti noi, unisca anziché dividere. Mentre quasi l’intero Paese si fermava, mentre in qualche aula si faceva come se nulla fosse accaduto, nella basilica di San Paolo fuori le Mura i familiari si congedavano dai loro cari senza strepiti, senza invettive contro lo Stato e i suoi rappresentanti, ma con un dolore silenzioso. Quel dolore è stato — anche per i bambini e i ragazzi rimasti, senza loro colpa, seduti nei banchi — la migliore delle lezioni; e anche i piccoli l’hanno capita benissimo.
Fonte:Corriere.it
12:16
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04/09/2009
Ma in agosto persi meno posti di lavoro
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Il tanto atteso dato è arrivato. Questa settimana, al di là delle stime dell'Ocse o della riuonione della Bce, l'attenzione degli operatori era tutta rivolta al Dipartimento Usa del Lavoro. Quest'ultimo, infatti, pubblicava oggi i numeri sulla disoccupazione negli Stati Uniti per il mese di agosto. Ecco i numeri, nudi e crudi. Nello scorso mese sono stati persi 216mila posti di lavoro, dopo i 276mila di luglio. Il dato è lievemente migliore delle attese degli analisti, che prevedevano la perdita di 225mila posti. Ma nonostante il rallentamento nella velocità con cui vengono bruciati i posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è salito ai massimi dal 1983: il 9,7 per cento. Dall'inizio della crisi sono andati perduti circa 7,4 milioni di posti di lavoro.
La disoccupazione di agosto si raffronta al 9,4% di luglio, dato confermato dal dipartimento del Lavoro di Washington. Inferiore al previsto il calo degli occupati nel settore non agricolo, pari a 216.000 unità contro le 230.000 stimate dagli economisti e dopo un calo di 276.000 a luglio, quest'ultimo rivisto invece in peggio dalle precedenti 247.000 unità.
In diminuzione anche gli occupati del settore manifatturiero, scesi lo scorso mese di 63.000 unità contro le 60.000 previste, mentre sul fronte delle retribuzioni i salari medi orari sono aumentati di sei centesimi (+0,3%) a 18,65 dollari: le previsioni erano per un aumento dello 0,1%.
Fin qui i numeri, ma quali le reazioni degli esperti e dei mercati? Le Borse europee, dopo la pubblicazione del dato, hanno subito accelerato verso l'alto. Il segnale inequivocabile che i listini hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno: il rallentamento nel calo della perdita dei posti di lavoro in agosto è considerato un indizio che la situazione si porta verso lidi meno "perigliosi". Tuttavia, rimane quella percentuale del tasso di disoccupazione che non può non creare preoccupazione. Gli Stati Uniti, infatti, sono un'economia che si basa sui consumi. Ebbene, se troppa gente finisce in mezzo a una strada è chiaro che, oltre alla tragedia personale, esiste il serio problema di una domanda aggregata che farà fatica a sostenere il motore della ripresa. Proprio di questo, in settimana, il presidente Barack Obama si era preoccupato quando ha voluto sottolineare come «la sua amministrazione non diminuirà gli sforzi fino a quando gli americani in cerca di lavoro non lo avranno trovato». E che la situazione, su questo fronte, possa ancora peggiorare era stata la stessa presidente del consiglio economico voluto da Obama, Christina Romer, a prevederlo:«No è da escludere - ha detto - un tasso di disoccupazione al 10 per cento».
Considerazione che gli investitori sull'altra sponda dell'Oceano Atlantico devono avere maggiormente "introiettato". I listini americani, al contrario di quelli Europei, non hanno fatto alcun festa per il dato sull'occupazione e rimangono molto deboli, vicino alla parità. Segno che la preoccupazione per «la fragilità della ripresa economica» (come ha detto oggi Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo monetario internazionale) unita a un mercato del lavoro così negativo, non elimina le nuovole all'orizzonte sul fronte dell'uscita dalla peggiore crisi economica del nuovo millennio, e non solo.
Fonte: Il sole 24 ore
16:37
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01/09/2009
Multimiliardari/ I Paperoni più generosi? Soros incalza Gates
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Bill Gates è ancora il miliardario più generoso del pianeta. Lo conferma la rivista statunitense Forbes, che ha stilato una classifica dei grandi filantropi della terra. Elecono che ha fornito molte conferme, ma anche alcune sorprese. Dietro Bill Gates, fondatore di Microsoft, che ha donato 28 miliardi di dollari, ci sono George Soros (7,2), Gordon Moore (6,8), Warren Buffett (6,7) ed Eli Broad, (2,0).
Ma anche James Stowers (1,9), Herbert e Marion Sandler (1,7), Michael Bloomberg (1,5), Li Ka-shing (1,37) e Dietmar Hopp (1,25). Chiudono la classifica Michael Dell (1,2), Klaus Tschira (1,1), Stephan Schmidheiny (1,0) e Ted Turner (1,0).
Stupisce che solo 14 dei 793 billionaire viventi abbiano destinato almeno un miliardo alle cause caritatevoli. Dieci di questi provengono dagli Stati Uniti. Gli esperti di filantropia evidenziano la maggiore propensione all’altruismo di chi ha costruito la sua ricchezza rispetto a chi l’ha ricevuta in eredità. Dice il prof. Lenkowsky: “Quanti producono i propri soldi, ossia gli imprenditori, sono più generosi. Capiscono che sono stati fortunati e si rendono conto di quanto il loro successo dipenda dall’apporto degli altri“.
11:14
Scritto da: spinsound2
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zcj9qnbma7
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08:51
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29/08/2009
Nuova influenza: Oms, e' in arrivo un ceppo molto piu' aggressivo
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ROMA - E' in arrivo un nuovo ceppo dell'influenza AH1N1 che sarebbe ben piu' aggressivo. L'allarme e' stato lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanita'. Il nuovo virus potrebbe attaccare direttamente i polmoni anche di persone sane e potra' richiedere costosi trattamenti ospedalieri. L'Oms ha avvertito ieri che il virus A/H1N1, che ha provocato circa 2.200 morti in 177 Paesi, e' diventato il virus influenzale dominante nel mondo, soppiantando ormai quello dell'influenza stagionale. Secondo gli ultimi dati forniti dall'Organizzazione mondiale della Sanita', l'influenza A, dichiarata prima pandemia del 21mo secolo l'11 giugno scorso, ha ucciso almeno '2.185 persone' e provocato 209.438 contagi in 177 Paesi. (RCD)
Fonte: Corrire.it
10:04
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28/08/2009
I ladri usano Facebook e Twitter per trovare le loro vittime
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SYDNEY (Reuters) - Gli utenti di Facebook che raccontano entusiasti le loro prossime vacanze o il recente acquisto di gadget high-tech potrebbero stare parlando non solo con i loro amici ma anche con potenziali ladri.
A dirlo è la compagnia di assicurazione Legal & General, che ha commissionato un sondaggio su 2.092 utenti di social network, scoprendo che circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti di siti come Facebook o Twitter, pubblicano i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
"Accoppiato al fatto che un allarmante numero di utenti è pronto a essere 'amico' online di gente che non conosce davvero, ciò rappresenta un serio rischio per la sicurezza della casa e i suoi contenuti", spiega la società.
In un rapporto intitolato "Il crimine digitale", Legal & General spiega che le persone usano i siti di social media per connettersi con persone che sono essenzialmente estranee e che potrebbero fornire a ladri potenziali informazioni vitali.
Per testare quanto la gente sia pronta ad accettare "amici" online, nel sondaggio Legal & General, condotto dalla società di ricerca europea Opinion Matters, ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo.
Ma nonostante questi nuovi "amici", il sondaggio ha scoperto che circa i due terzi, o il 64%, dei giovani tra i 16 e i 24 anni, condividono i programmi di vacanza, con i più giovani che dicono anche dove si trovano.
Gli uomini forniscono più informazioni online, con il 13% che include il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% degli uomini inoltre fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% delle donne.
L'ex-ladro Michael Fraser, che ha aiutato Legal & General a preparare lo studio, ha detto che questo tipo di informazioni vengono usate dai ladri professionisti per stabilire la propria lista di obiettivi.
Oltre alle informazioni sui viaggi, la gente pubblica anche foto di feste in casa e parla dei nuovi acquisti o dei regali.
"Lo definisco 'shopping su Internet per i ladri'. E' incredibilmente facile usare i siti di social networking per colpire la gente, avere informazioni sulla loro abitazione....dal divano", spiega Fraser in una nota.
"Non ho assolutamente dubbi che i ladri stiano usando i social network per sviluppare relazioni con la gente per identificare le possibili vittime".
Fonte: Reuters.com
11:35
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California, ritrovata donna rapita 18 anni fa
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SAN FRANCISCO (Reuters) - Una ragazza californiana rapita all'età di 11 anni nel 1991 è stata ritrovata viva, dopo aver trascorso 18 anni vivendo in baracche e tende vicino alla casa del suo presunto sequestratore, un uomo già condannato per stupro e con cui si presume abbia fatto due figli.
Lo ha riferito la polizia.
Jaycee Dugard era stata data per dispersa da quando era stata rapita da due persone su un'auto grigia mentre era a una fermata dall'autobus vicino alla sua casa di South Lake Tahoe, a est di San Francisco, il 10 giugno 1991.
Dugard, che ora ha 29 anni, è stata trovata dopo che un funzionario incaricato di controllare il suo presunto rapitore si è insospettito, arrivando a chiedere una perquisizione nella sua casa vicino a Antioch, città a circa 160 km a sudovest di dove la ragazza era stata rapita.
La polizia ha spiegato che la perquisizione ha portato alla luce un "cortile nel cortile" nella casa di Phillip Craig Garrido, condannato per stupro e registrato come sex offender, dove la Dugard e i due figli erano confinati in una serie di tende e baracche.
"E' in buona salute, ma vivere in un cortile per 18 anni deve essere pesante", ha spiegato la polizia in una conferenza stampa.
Carl Probyn, il patrigno della Dugard, ha detto in tv che lui e sua madre hanno "pianto per 10 minuti" dopo essere stati avvisati dalle autorità che la giovane è stata ritrovata viva.
Garrido, 58 anni, e sua moglie Nancy Garrido, 54, sono stati arrestati per il rapimento e i magistrati hanno detto che probabilmente saranno incriminati oggi.
Le autorità hanno aggiunto che Garrido è sospettato di aver avuto due figli con la Dugard, due bimbe che ora hanno 11 e 15 anni.
"Nessuna delle due è mai stata a scuola o da un medico. Sono state tenute in completo isolamento", ha aggiunto la polizia.
Nonostante il caso del rapimento sia rimasto aperto per 18 anni, la polizia non ha mai trovato una traccia fino a martedì scorso, quando Garrido ha tentato di entrare nel campus di Berkeley dell'Università della California con le due ragazze per distribuire volantini religiosi.
Un poliziotto del campus si è insospettito per la sua interazione con le ragazze e ha indagato sul suo passato, allertando poi l'agente addetto al controllo della sua libertà vigilata.
Le autorità hanno riferito che Garrido ha scontato una pena in un carcere del Nevada per un'accusa di rapimento e stupro nel 1971.
Fonte: Reuters.com
11:30
Scritto da: spinsound2
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