30/07/2010
Herbalife sempre più truffa, sia dal punto di vista dei guadagni che salutare!!!
Vi prego, state lontano da Herbalife! E' una truffa vera e propria.
E lo e' per svariati motivi:
1)si dimagrisce, e' vero, ma si dimagrirebbe comunque, visto che si introducono pochissime calorie e per giunta si hanno problemi di dissenteria notevoli visto i liquidi che si introducono (Sono beveroni sostitutivi dei pasti).
2)Sono comunissimi integratori dietetici simil Peso Forma, Slim fast e altre porcherie per dimagrire all'ultimo minuto!
3) si fondano su una vendita Multilevel, truffa allo stato puro, dove per guadagnare cercano di rifilare ogni cosa, dove promettono guadagni astronomici e ti incitano a entrare a far parte del loro mondo!
4) i prezzi dei prodotti sono pazzeschi! Il minimo che spendi per un mese sono circa 120/150 euro e ti rifilano niente popo' di meno che un the solubile, un barattolo di sostitutivo dei pasti, e delle compresse di integratori. (se tutto va bene).
5) in sostanza un tizio (puo' avere solo la terza media) si improvvisa nutrizionista dicendoti come perdere peso, rifilandoti ogni miracolo da loro sponsorizzato!
Herbalife nasce nel 1980, negli Stati Uniti. Vende prodotti nutrizionali, dietetici e cosmetici, è QUOTATA al Nasdaq, e nel 2000 ha raggiunto un volume di vendita di 1,8 miliardi di dollari. Fondatore e presidente della società è stato Mark Hughes, MORTO a soli 44 anni nel maggio del 2000, per un blocco respiratorio causato da un eccesso di alcool e antidepressivi (in barba al fatto che Herbalife ti fa sentire bene, energico e pieno di vitalita'). Dopo una rapida espansione iniziale, alla metà degli anni Ottanta Herbalife dovette fare i conti con pesanti problemi legali. La Food and Drug Administration (lorganismo federale americano incaricato di controllare il mercato dei medicinali e proteggere il consumatore) e la Procura Generale dello Stato della California contestarono sia i metodi di distribuzione multilivello, sia le asserzioni sulle proprietà dei prodotti Herbalife che sarebbero stati in grado di far perdere decine di chili senza colpo ferire, oltre che di curare e guarire ogni sorta di malattia. Dopo un lungo braccio di ferro legale, nellottobre del 1986 Hughes ed Herbalife accettarono di pagare una penale di ben 850mila dollari, pur di chiudere la vertenza.
Detto questo, non cadete nella trappola. Mia cognata l'ha fatto, e' dimagrita 30 Kg in 3 mesi e mezzo. Una volta smesso con Herbalife non solo se ne e' ritrovati 38, ma per intere settimane la bombardavano al telefono!
13:17 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (1181) | Segnala | Tag: herbalife truffa, herbalife, truffa denaro, multilivello | OKNOtizie |
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Dopo una truffa ai danni dell' Agos, il suicidio di un intera famiglia!!!!!!
Uno dei fratelli aveva convinto i propri clienti a versare grosse somme TITOLO: Truffa dietro il suicidio La famiglia giu' dal viadotto: raggiri per i molti debiti E' stato di Roberto Baracchi il tentativo di aiutare i congiunti "rubando" denaro - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . Non solo nei debiti, ma in una serie incolmabile di truffe ai danni di clienti della societa' finanziaria "Agos" sta la chiave del dramma che ha spinto la famiglia Baracchi al suicidio collettivo . il 30 novembre scorso . dal viadotto dell' autostrada Roma L' Aquila. Il quadro ricostruito dagli investigatori della Criminalpol del Lazio sulla base dei racconti dei raggirati . professionisti, medici e commercianti, ingegneri . porta a Roberto, il piu' grande dei figli, responsabile d' area della "Agos", che nella sua attivita' aveva il compito di consigliare ai clienti le forme di investimento piu' redditizie. Non riuscendo piu' a far fronte ai debiti contratti dagli altri suoi due fratelli . Marco e Silvio . con la loro societa' di orologi "Navy", Roberto ha cominciato a "suggerire" agli investitori che conosceva di affidargli parte delle somme promettendo loro guadagni piu' vantaggiosi. Con questo sistema aveva coinvolto circa 200 clienti, molti dei quali rintracciati dagli investigatori. Dieci di questi, presi a "campione", hanno detto di aver accettato le proposte di Roberto Baracchi e di avergli dato circa 400 milioni di lire. "Una somma . ha fatto notare un investigatore . che non e' bastata a sanare il buco". Gli accertamenti sono stati avviati proprio sulla base della lettera con cui Roberto chiedeva "scusa alla ditta Agos e perdono ai clienti". Roberto Baracchi aveva conquistato negli anni Ottanta la fiducia e la stima dei responsabili milanesi della societa' finanziaria di servizi mobiliari "Agos" e, con il giro di provvigioni legate ai contratti che faceva stipulare, guadagnava sette otto milioni al mese. All' inizio del ' 90 i suoi due fratelli hanno aperto la "Navy" con uffici, segretaria, telefoni cellulari, automobili ma la gestione dell' attivita' e' andata subito in rosso: sono spuntati i primi buchi in banca tanto che, in poco tempo, Marco e Silvio avevano aperto dieci conti in istituti di credito della capitale, con l' accensione di mutui variabili dai 30 ai 120 milioni di lire. Il meccanismo degli interessi pian piano li ha spinti ad ipotecare la loro casa di Scansano. Gli assegni postdatati e senza copertura tornavano indietro e in casa arrivavano centinaia di lettere e telegrammi di clienti che reclamavano i soldi. Gli investigatori della Criminalpol hanno accertato che al tracollo Roberto Baracchi ha cercato di rimediare prima rivolgendosi alle banche di fiducia e, infine, escogitando il sistema di proporre ai suoi clienti di investire direttamente con lui i soldi ad interessi maggiorati. Poi si e' sviluppata la voragine finanziaria e la paura delle denunce penali, di perdere la faccia e il lavoro avrebbero fatto il resto.
10:14 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: suicidio, debiti, agos, denaro, truffa | OKNOtizie |
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Tasche vuote: gli italiani in crisi vanno a caccia di soldi!!!
Cinquecento euro netti in più al mese: per combattere efficacemente il caro vita gli italiani dichiarano di aver bisogno in media di questa cifra. Ma non si limitano a dichiararlo. Dalle parole il 44 per cento di loro è già passato ai fatti: e si è attivato per aumentare le entrate, a colpi di straordinario e secondo lavoro. Strade che vengono battute rispettivamente dal 52,8 e dal 45,6 per cento di quanti si sono messi all’opera per “arrotondare”. Pari, su base nazionale, al 23 e al 20 per cento. Lo rivela un’indagine svolta via internet tra il 22 gennaio e il 1° febbraio 2008 dalla Interactive market research, società leader in Italia nelle ricerche di mercato sul web, e che attraverso 1.000 interviste consente di radiografare i comportamenti di un campione rappresentativo di oltre 49 milioni di italiani dai 18 anni in su, segmentati per sesso, fascia di età, area geografica e reddito netto mensile della famiglia (da meno di 1.000 euro a oltre 4 mila). Il risultato? “Emerge un paese che, anche a livello di reddito medio-alto, ha deciso di muoversi per conto proprio, stanco di aspettare interventi spesso promessi ma finora mai davvero arrivati sul fronte dei prezzi, delle tasse o degli stipendi, tali da consentire il recupero dei pesanti tagli della capacità di spesa riconosciuti ormai da tutti” dice Bruno Lagomarsino, direttore di ricerca della Interactive market research. Come risulta dal grafico pubblicato a pagina 127, il 9,7 per cento dichiara di essere molto impegnato a far aumentare le proprie entrate e ben il 34,2 di esserlo abbastanza.
Un attivismo che a volte sfiora la temerarietà, visto che non manca neppure chi si lancia in scelte al limite del ragionevole. Ben il 26,2 per cento del campione di riferimento infatti nel tentativo di far quadrare il bilancio familiare si affida a lotterie e scommesse. Di certo, se il bisogno di far entrare più quattrini nelle smagrite casse familiari viene sentito da tutti, la cifra che si punta a raggranellare varia a seconda del reddito di partenza. “A ritenere necessarie integrazioni più pesanti in proporzione alle entrate sono soprattutto i percettori di redditi medio-bassi, che in alcuni casi arrivano a ipotizzare anche 800 euro contro una media generale del campione di 500 euro netti ” precisa Lagomarsino. “Al contrario si resta su una richiesta media di 700 euro da parte di chi ha redditi mensili oltre i 3 mila euro. Solo il 15 per cento degli intervistati, come emerge dal grafico pubblicato a pagina 124, dichiara di avere bisogno di oltre 1.000 euro, ma esiste anche una piccola quota (11 per cento circa) che si accontenterebbe di 200 euro.
Non è solo il reddito a determinare le scelte dell’italiano a caccia di fondi aggiuntivi per superare lo scoglio della quarta settimana, che secondo attenti osservatori è ormai molto vicino alla terza. Il lavoro straordinario per esempio è maggiormente praticato dalle fasce d’età più giovani (18- 24 e 34-44 anni) e da chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato: in tutti questi casi si supera il 60 per cento. “È probabile che i più giovani, con meno impegni di famiglia, siano quelli più disponibili a prolungare il tempo dedicato alla fabbrica o all’ufficio” spiegano alla Interactive market research “ma non è escluso che a dissuadere le persone più mature, e quindi con redditi più elevati, giochi il fattore tasse”. Se infatti il reddito da straordinari fa scattare l’aliquota marginale, l’aumento atteso finisce per essere falcidiato dal fisco. Una beffa, a cui dovrebbero porre rimedio i provvedimenti allo studio del governo.
Il secondo lavoro (la ricerca non lo precisa, ma è possibile-probabile che sia in nero) va invece forte in particolare nel Nord-Est e nel Sud, mentre appare poco praticato al Nord-Ovest. “Questi dati vanno ricollegati alla struttura economico-produttiva e al tessuto industriale dell’area ” sostiene Lagomarsino. “Infatti nel Nord-Est, oltre a un’etica del lavoro molto radicata, ci sono tante piccole aziende dove è facile proporsi per esempio quando si smonta da un primo turno, mentre al Sud ci sono tipologie di lavoro, penso alla pubblica amministrazione, che consentono di affiancare più impieghi”. Là dove straordinari e doppio lavoro non bastano o non sono disponibili, non resta che battere la strada dell’indebitamento. “Quasi un italiano su due dichiara di avere in corso un prestito personale” precisa Lagomarsino.
I canali preferiti sono le finanziarie (22,4 per cento) e le banche (22), ma sta crescendo anche l’uso a fini di finanziamento delle carte cosiddette revolving (13), spinte di recente dalla grande distribuzione, mentre restano in coda (3,8 per cento) parenti e amici. Ormai, anche se il modello americano è lontano e il 43,1 per cento del campione si indebita solo per un bene importante (per esempio l’auto, che resta l’oggetto più pagato a rate), un italiano su tre ammette di avere in corso prestiti per più beni, dai mobili al computer e persino per il mutuo della casa. E il 41 per cento dichiara di “conoscere qualcuno che ha dovuto contrarre debiti per beni o servizi di prima necessità, come le spese mediche”. “In parallelo con la ricerca di entrate aggiuntive, sul fronte delle uscite la caccia all’occasione sta diventando uno stile di vita, anche a livelli di reddito medio- 127 alti” conclude Lagomarsino. Il 68 per cento degli intervistati dichiara di essere impegnato in un taglio delle spese. Così aumentano le famiglie che comprano con le offerte promozionali (75,2 per cento) e in saldo (66,8). O che frequentano ipermercati e centri commerciali (67,3 per cento) e hard discount (50,9) per l’acquisto di alimentari o generi di largo consumo, quando non si rivolgono direttamente al produttore (11,2). Di certo, se le famiglie italiane si danno da fare, il messaggio che siamo arrivati vicino a un punto critico è giunto chiaro anche agli operatori più vicini ai consumatori.
La prova? Mentre le grandi catene della Federdistribuzione (13 mila punti vendita) si sono impegnate da maggio fino a dicembre 2008 a inserire sempre, in ogni loro promozione con sconti tra il 10 e il 40 per cento, almeno una referenza tra le categorie di prodotto più colpite dal rialzo dei prezzi, anche chi opera nella distribuzione low cost ha deciso di fare di più. La Lidl Italia, 500 punti vendita, dal 18 maggio parte con una campagna tv per lanciare il taglio fino al 24 per cento dei prezzi di circa 100 prodotti, tra cui il burro pastorizzato, il grana padano, la fesa di tacchino, la mozzarella e le patate fritte. Basterà ad alleviare i problemi dei clienti in crisi da reddito?
Fonte: blog.panorama.it
07:49 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi, soldi, denaro, euro | OKNOtizie |
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29/07/2010
La grande rovina d’Italia, siamo noi italiani....!!!
La ragazza mi interrompe con quel mezzo sorriso di chi vuole scusarsi: “Io della riforma della Giustizia non ne capisco molto, ti dispiace?…”. Mi fermo.
Romana, trentacinque anni, si era licenziata da un impiego a tempo indeterminato per esasperazione. I motivi. Nessun riconoscimento dell’impegno lavorativo, anzi, data per scontata. La collega appena assunta, una ex merciaia, diventò subito per ordine dall’alto la responsabile dell’ufficio che lei gestiva, questo senza aver inanellato neppure uno dei suoi 14 anni di esperienza. Da notare: la collega appena assunta faceva i weekend col titolare a Saturnia, e tale individuo se ne vantava in giro per l’azienda con battute da caserma. Per lei invece erano urli, telefonate isteriche dai piani alti, persino insulti, e non ultimo promesse di avanzamento di carriera mai mantenute. Altre colleghe le suggerivano “fregatene, tu fai il minimo, fai come noi”, un collega aggiunse “la vendetta è un piatto che si consuma freddo”.
Lei aveva protestato con la dirigenza in ogni possibile modo, denunciando sia le ingiustizie che il clima di menefreghismo che regnava in tutto l’ufficio e che poi si traduceva di regola in un sovraccarico di lavoro per lei al limite del crollo fisico. Dal titolare le era arrivato di rimpallo un “rompicoglioni”. Così ogni giorno, mattina, pomeriggio e notte (il veleno ti insegue sempre) per 14 anni. Poi lo schianto.
Ha un mutuo e figlia a carico, ma lo spettro dell’annientamento personale la spinge finalmente a licenziarsi. Una denuncia per mobbing è da escludere, non troverebbe una pulce disposta a testimoniare a suo favore in quell’ufficio zeppo di complicità, servilismi, coltellate alla schiena e becero opportunismo. Cioè, un ufficio nella media. Dunque nessuna speranza di schivare le sanzioni per recesso con mancato preavviso, e perde migliaia di euro essenziali. Ora la disperata ricerca di un nuovo impiego. Interinali, interinali, interinali, cocopro, assunzioni a progetto. Le agenzie chiedono: “Ma perché si è licenziata?”, lei risponde “Mobbing, assenza di qualsivoglia professionalità”. La contro risposta: “Se dice questo ai nuovi datori lei è fottuta”. La verità fa sempre male. Poi arrivano i colloqui di lavoro del genere “guardi, sono 750 euro e il resto fuoribusta”; i colloqui di lavoro “ma lei ha un uomo? Può viaggiare con me all’estero?”; i colloqui di lavoro “io gli straordinari non glieli pago, faccia lei”. Nel frattempo, la banca di questo se ne fotte. Finisce per accettare un posto alla disperata, con la promessa di un contratto a tempo determinato dopo il periodo di prova. Che passa, e la nuova titolare è pure contenta, ma il contratto non si materializza. La nenia del “ah… scusa, domani chiamo il consulente del lavoro” diventa una litania quotidiana. Poi il classico “… e se facciamo 1.200 in nero?”, e poi “… e un cocopro?”, e infine l’immancabile “ok, un part time con fuoribusta”. Ma il contratto non affiora mai. E la banca tutto questo non lo vuole sapere. La Camera del Lavoro: “Fotocopi più prove possibile, tenga quell’unica busta paga, poi facciamo causa”. Lei risponde: “Ma così perdo il lavoro, e questi procedimenti vanno avanti per anni. Come faccio nel frattempo?”. La Camera del Lavoro: “Purtroppo la giustizia italiana è quello che è…”.
Disperazione, senso di impotenza, crollo dell’umore, sintomi gastrici, solitudine e quell’orribile depauperamento della propria autostima che filtra come un tumore dentro, perché si è nulla, si è oggetti, pedine di nessuna importanza, senza tutele, e si finisce col sentirsi colpevoli del fallimento di sé. E pensare che c’è voluta un’infanzia, un’adolescenza e lo sbarco palpitante nell’età adulta per arrivare a uno straccio di speranza di una vita degna. A trentacinque anni quel sogno ancorché modesto è già un cadavere inguardabile. A trentacinque anni il mondo del lavoro già dice ‘lasciate ogni speranza voi ch’entrate’. Ogni speranza di umana decenza.
La vita a trentacinque anni non si può vivere così, è un crimine. Questa donna è una, ce ne sono altri. Quanti? Milioni in Italia. Non diecimila, non duecentomila, milioni. Ogni giorno. C’erano ieri, ci sono oggi mentre leggete queste parole, siete magari voi. Di chi è la colpa?
“Sono venute meno le tutele dei lavoratori!”. Vero. Vero anche che quando c’erano, i lavoratori ne hanno approfittato oltre ogni pudore. “La giustizia italiana cui appellarsi in quei casi è allo sfascio!” Vero. Vero anche che se poi funzionasse non risolverebbe il problema. Poiché, come ogni cervello di buon senso comprende, il problema non si risolverà mai legiferando contro o punendo l’abuso, ma abolendo l’abuso in sé. In altre parole: la colpa per l’indecente miseria d’animo inflitta a quella ordinaria lavoratrice, inflitta a voi lavoratori, a tantissimi fra noi in ogni singolo giorno in centinaia di migliaia di settori d’impiego, non è di Ichino, di Biagi, di Berlusconi, di Alfano, della CGIL, ma dell’infame beceraggine morale e soprattutto professionale di milioni di normali italiani che prosperano sul suo putridume per bieco interesse, e che orrendi individui lo erano ieri, lo sono oggi, come lo saranno domani, con o senza leggi, con o senza riforme della giustizia o del lavoro, con o senza Berlusconi, Franceschini, multinazionali, Bilderberg Group o mafie e camorre.
La grande rovina d’Italia, come al solito, siamo noi italiani, la coviamo nei nostri animi di beceri incivili privi di un'etica anche minima, e la infliggiamo ogni singolo giorno con grande zelo ad altrettanti nostri simili. E si badi bene allo snodo cruciale: lo scempio che siamo come cittadini e qui descritto in ambito lavorativo (centralissimo nella vita di ciascuno), lo replichiamo in ogni altro aspetto della nostra ‘polis’ senza eccezioni, superando in distruttività qualsiasi scandalo politico, legge iniqua o corruttela della ‘Casta’. Se non vediamo ciò, se non ci curiamo, ogni altro marchingegno per un’Italia migliore sarà una perdita di tempo.
Alla fine della giornata di quella povera ordinaria trentacinquenne cosa le rimane di vivo? A malapena l’energia per arrivare a casa e sopravvivere qualche ora prima del prossimo turno di miserie lavorative, di speranze decomposte, di ansie implacabili per il conto in banca, prima dell’appuntamento dal medico per il Tavor, prima di rincontrare quel nauseabondo senso di fallimento, di muro di gomma, di ‘…tanto è tutto così, tanto è inutile’. E allora provate voi, se ne avete il fegato, ad andare da queste persone, da questa Italia maggioritaria, a dirgli in faccia: “La soluzione è la riforma della Giustizia… la difesa dei giudici… no alle nano particelle… il Parlamento pulito… no al Lodo Alfano… un partito nuovo…”.
La tragedia italiana siamo noi. C’è solo una cosa che ha senso fare: cambiare gli italiani.
Fonte: ariannaeditrice.it
13:06 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: italiani, rovina italia, mutui | OKNOtizie |
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Ecco l'Italia che vive di debiti....
All’attivo ci sono 264 miliardi di euro in meno rispetto a un anno fa. Al passivo, cioè nel capitolo dei debiti, ci sono quasi 21 miliardi di euro in più. In estrema sintesi, questi numeri raccontano che cosa è accaduto ai conti delle famiglie italiane nell’era della grande crisi. Certo, non dicono tutto. Non spiegano per esempio che il patrimonio finanziario delle famiglie, 3.500 miliardi di euro tra soldi liquidi, depositi bancari e postali, titoli di Stato e obbligazioni private, azioni, quote di fondi comuni o polizze vita e fondi pensione, è ancora ingente. E neppure indicano che i debiti, 643 miliardi di euro per larga parte concentrati nelle fasce più ricche della popolazione, sono lontani anni luce dai livelli raggiunti dalle famiglie negli Usa o nei principali paesi europei. Ma sono sufficienti per capire che la crisi ha morso anche la carne viva, ovviamente a cominciare da quella dei meno abbienti.
Basta andare oltre le cifre generali, come ha fatto Panorama, per verificare infatti che in un anno la crisi ha spinto le famiglie a moderare in modo notevole i consumi e a cambiare radicalmente le scelte relative ai propri soldi. Al passivo ci sono meno carte revolving (grazie alle quali gli acquisti si pagano a rate), meno finanziamenti per l’acquisto di auto, di motorini, di frigoriferi, di mobili e invece più cessioni del quinto sullo stipendio; meno mutui per l’acquisto di immobili e più mutui per ristrutturare il debito. All’attivo risultano più depositi e titoli di Stato e meno azioni e fondi comuni.
In particolare, secondo i dati della Banca d’Italia, nel giugno scorso le famiglie italiane avevano oltre 66 miliardi di euro in più rispetto allo stesso mese del 2007 tra soldi liquidi, conti correnti bancari e soprattutto depositi postali (vedere la tabella a pagina 124). Nello stesso periodo, e nonostante il rapporto critico tra clienti e banche, anche la quota relativa alle obbligazioni bancarie in mano alle famiglie era cresciuta di circa 59 miliardi di euro. In aumento sono risultati pure i titoli di Stato in mano alle famiglie, ma tutto il resto ha fatto registrare un calo. Clamoroso è stato quello relativo ad azioni e partecipazioni societarie: oltre 305 miliardi di euro in meno, un dato provocato insieme dalla discesa dei valori e dalle vendite. Non meno rilevante è stata la fuga dai fondi comuni: oltre 84 miliardi di euro in meno sono risultati nei conti finanziari delle famiglie. E va segnalata infine anche la flessione relativa alle riserve tecniche di assicurazione, un aggregato che comprende polizze vita e fondi pensione.
In sostanza, nel complesso le famiglie italiane hanno ancora una ricchezza finanziaria consistente. Ma la crisi ne sta erodendo il valore e la scarsa dinamica dei redditi che ha caratterizzato gli ultimi anni sta spingendo gli italiani a utilizzarne una parte per vivere. «Non ci vuole molto a capirlo» dice Mauro Novelli, dell’Adusbef, associazione dei consumatori: «Basta vedere anche i dati della Banca d’Italia sulla quantità decrescente di soldi messi da parte ogni anno dalle famiglie italiane: 83,6 miliardi nel 2004; 71,2 nel 2005; 68,0 nel 2006; 51,8 nel 2007».
Ancora più interessante è il capitolo dei debiti. I dati della Banca d’Italia segnalano che in un anno i prestiti a breve termine contratti dalle famiglie sono aumentati di un paio di miliardi di euro e che i debiti a medio e lungo termine sono cresciuti di quasi 17 miliardi di euro. Dal punto di vista macro non sono somme da allarme rosso. «Gli italiani sono i meno indebitati tra i cittadini dei paesi Ocse. E neppure lontanamente la situazione è paragonabile a quelle degli Stati Uniti o di Gran Bretagna, Germania e Francia» assicura Umberto Filotto, segretario generale dell’Assofin, l’organizzazione che rappresenta le società finanziarie (vedere la tabella a pagina 124). Ma anche in questo caso quando si scende dai dati generali a quelli più particolari emerge una realtà molto variegata.
Anche se la gran parte del debito è concentrata, in Italia, sulle spalle delle famiglie più abbienti e quindi non determina crisi di restituzione, oggi, secondo un recente lavoro di Giorgio Gobbi e Silvia Magri della Banca d’Italia, cominciano a esserci anche problemi di sostenibilità. Riguardano «le fasce di famiglie che si sono indebitate per acquistare l’abitazione» e che stanno nella parte bassa nella scala della distribuzione del reddito. Quante sono? Le stime variano tra 150 e 300 mila nuclei in sofferenza, perché l’onere relativo al mutuo nel loro caso rappresenta in media più del 40 per cento di quanto entra nelle casse familiari ogni mese.
Al di là di questi casi di difficoltà, il peso delle rate immobiliari e la frenata del mercato del mattone sono testimoniati anche dall’andamento più complessivo dei mutui casa, rilevato dall’Osservatorio Assofin: rispetto allo stesso periodo del 2007, nel primo semestre del 2008 vi è stata una flessione delle somme finanziate pari al 9,8 per cento, determinata dalla combinazione di una drastica frenata dei mutui destinati all’acquisto di immobili con una crescita di quelli volti invece a sostituire o a surrogare i debiti contratti in precedenza.
Cambiamenti importanti ci sono stati anche nel settore del credito al consumo, cioè nei prestiti contratti dalle famiglie per acquistare beni meno importanti di una casa. La prudenza nella quantità e nella qualità dei consumi indotta dalla crisi ha infatti provocato una radicale svolta nelle scelte delle famiglie italiane. Secondo i dati dell’Osservatorio Assofin nei primi nove mesi del 2008 e rispetto allo stesso periodo del 2007, sono risultati in netto calo i prestiti destinati all’acquisto di automobili nuove (meno 11,6 per cento) e di auto usate (meno 9,8 per cento), di motocicli (meno 17,7 per cento), di elettrodomestici (meno 19,5 per cento) e di mobili (meno 8,6 per cento).
Un autentico boom ha invece caratterizzato, nello stesso periodo, i prestiti contratti dalle famiglie e che dovranno essere restituiti attraverso la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Nel complesso, i crediti di questo tipo sono ammontati a 3,7 miliardi di euro, il 31,6 per cento in più rispetto al 2007. Ma con una fortissima accelerazione tra i pensionati. Un miliardo e 434 milioni sono finiti infatti ai dipendenti pubblici (più 13,2 per cento); 1,239 miliardi ai lavoratori privati (più 25,5 per cento); e 1,047 miliardi ai pensionati, con una crescita di addirittura l’82,9 per cento rispetto ai primi nove mesi dell’anno scorso.
Sono dati significativi: segnalano che la realtà complessiva ancora è positiva rispetto a quella di altri paesi industrializzati, ma che vi sono anche alcune aree di difficoltà. «Il problema oggi è rappresentato sicuramente dai redditi bassi, anche se è sbagliato generalizzare» dice Giuseppe Roma, direttore del Censis. E spiega: «Dal punto di vista sociale, ci sono alcune fasce, i giovani e gli anziani a basso reddito per esempio, o le famiglie con un solo genitore a basso reddito, che oggi vivono una fase di vero disagio. Dal punto di vista geografico, nel Mezzogiorno produrre reddito è diventato un problema. Ma va detto che ci sono anche aree del Paese, come il Centro-Nord, che sono allo stesso livello, anzi in molti casi stanno decisamente meglio per reddito e ricchezza, rispetto a Germania, Francia e Gran Bretagna».
Fonte: blog.panorama.it
10:16 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: debiti, italia, crediti, fame | OKNOtizie |
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I debiti degli Italiani hanno pronunciato lafatidica frase... : IO NON TI PAGO PIU'!!!
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È l’effetto boomerang del microcredito, che sta stremando il portafoglio degli italiani. Fino a pochi anni fa ci si impegnava con le banche solo per mettere su casa, mentre adesso si rateizza tutto: 44 auto su cento, 20 elettrodomestici e 15 computer, il 12 per cento dei mobili. Ma anche vestiti, cellulari, corsi di danza, lo yoga, la palestra e quel materasso Permaflex dove nonna teneva invece i risparmi per i tempi duri. La Centrale rischi finanziari attesta che tre italiani su cento alla fine si arrendono e interrompono i versamenti, è il triplo di un anno fa. Anche il vecchio mutuo è diventato un incubo. Il tasso d’insolvenza è quasi raddoppiato dal 2008, passando dall’1 all’1,8 per cento. E così il bilancio casalingo si riempie di debiti e il salario di trattenute: nel 2002 i passivi delle famiglie erano il 31 per cento del reddito disponibile. Significa che se guadagnavi mille, ti impegnavi fino a 310 euro. Oggi si supera il 58 per cento, vale a dire quasi 600 euro da girare alla banca ogni mille intascati. «Sempre meno dell’Europa dove si arriva al 93 per cento», fa notare l’Abi. Ma con un incremento annuo di dieci punti contro i tre della Ue, ribattono i consumatori: «Avanti di questo passo sarà il disastro, la mia previsione è che nel 2010 andrà ancora peggio», dice Paolo Landi, presidente dell’Adconsum.
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Garantisce un fido di 5 mila, anche 6 mila euro. Basta una strisciatina e buon acquisto. Che poi tanto buono non è se il Fondo monetario rileva che il tasso di sofferenza nei pagamenti è cresciuto dal 4,8 per cento al 5,8. Sempre più gente la usa e non rimborsa, strozzata da un debito di mesi o anni che nemmeno s’è resa conto di avere contratto. L’ultima frontiera degli insolventi cronici, poi, è il turismo energetico. Si tratta di clienti medi (con bollette di 200 o 300 euro a bimestre) che per evitare il salasso invernale di luce e gas cambiano gestore lasciando il buco ed emigrano verso altre società. Quanti? «Sono dati commerciali riservati », fanno quadrato Enel e privati, confermando però che la percentuale di distacchi è al 5 per cento senza particolari impennate. Eppure le cose non stanno proprio così. Il Garante per l’Energia lavora da settimane a un decreto specifico: «I nostri dati dicono che la morosità è in crescita, sia fra chi semplicemente non paga, sia fra chi ha scoperto lo zapping del contatore, come lo chiamiamo qui, effetto distorto delle liberalizzazioni. È un fenomeno che aumenta e va fermato».
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Telecom ha spedito la solita raccomandata, ma i soldi non li ha ancora visti. Alle associazioni dei consumatori si presentano tutti quando l’acqua è già alla gola: «Arrivano con pacchi di bollette non pagate, ingiunzioni, raccomandate. Piangono. Dicono di essere rimasti fregati, di avere perso il controllo», racconta il responsabile anti-usura di Adconsum, Francesco Iorio. «Di solito è un imprevisto che crea il problema. Muore la suocera e sparisce il terzo reddito oppure c’è una ristrutturazione, un incidente, una malattia». A questo punto il debitore entra nel panico e smette di pagare. Come è successo a Fabio, 39 anni, autista di Tir nel livornese. Quando è arrivato il conto del dentista della figlioletta Gloria, prima elementare, ha smesso di dormire la notte. «Gli devo ancora 7 mila euro. Un amico me ne ha prestati un migliaio, poi ha cominciato a chiamare. In banca ero già bollato come cattivo pagatore», racconta in lacrime.
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Ma vale per tutti: Lombardia, Veneto, Puglia, Piemonte, Lazio e Campania. In valore assoluto fanno 9,5 miliardi di euro, il doppio dello scudo fiscale del ministro Giulio Tremonti. «Ed è solo grazie a queste ricontrattazioni che si giustifica il crollo dei pignoramenti e dei fermi delle auto nel 2009», spiega Renato Vicario, direttore delle strategie. Se in banca stringono i rubinetti del credito, nei condomini le condutture di gas e acqua vengono prosciugate dagli arretrati. In via Crespi a Milano, 48 appartamenti hanno totalizzato 132 mila euro di debito. In viale Monza, su 18 appartamenti gli insoluti sforano i 50 mila euro. A Zingonia, in provincia di Bergamo, 150 famiglie sono rimaste senz’acqua: devono 300 mila euro. Ormai il decreto ingiuntivo è routine. Il Tribunale di Milano ne ha emessi 26 mila in nove mesi, 97 al giorno. «Il 95 per cento dei nostri iscritti lamenta sempre più morosità congenita. Dal 10 per cento delle quote siamo al 20, anche 25 per cento», denuncia Umberto Anitori, segretario dell’Anaci, l’associazione degli amministratori. Soprattutto se nella palazzina ci sono molti stranieri: «In una casa di Asti, ad esempio, tre appartamenti sono vuoti, due sono di italiani, cinque sono affittati a extracomunitari che non pagano», dice l’avvocato Pierpaolo Bosso del servizio Garanzia affitti di Confedilizia: «Non riusciamo a farci nulla».
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Una scorciatoia non esiste. Secondo Bankitalia quelli che non saldano saranno sempre di più, come chi perderà casa nel 2010. Gli sfratti per morosità ormai sono otto su dieci, con incrementi del 70 per cento come a Treviso. Mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi chiede al governo la moratoria sulle bollette, le tariffe riprendono invece a salire. E peseranno per altri 26 euro a famiglia. Chi non ce la fa, quasi mai rispetta le scadenze annuali come il canone Rai. «Siamo passati dal 25 al 27 per cento di insoluti», sono le stime di viale Mazzini. Una famiglia su quattro. Tengono botta le assicurazioni: «Ci sono troppi rischi a farsi beccare senza Rc auto », ribattono all’Ania. Eppure casi se ne cominciano a trovare. Come in Sardegna, dove i sequestri hanno subito un’impennata: 23 in un giorno alle porte di Cagliari. Non che i ricchi se la passino meglio. Chi spalanca gli occhi davanti alle vetrine del centro sappia che molti di quegli arredi pregiati potrebbero essere pignorati da un momento all’altro.
Fonte: solleviamoci.wordpress
09:09 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: debiti, cambiali, assegni, protesti, microcredito | OKNOtizie |
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28/07/2010
Truffa dei falsi Mediatori Creditizi... Attenzione a chi richiedere i prestiti!!!!
Le banche e gli istituti finanziari concedono crediti e prestiti dopo essersi accertati della solvibilità del debitore sulla base delle informazioni del registro delle esecuzioni e del centro d’informazione per il credito (ZEK). Il tasso d’interesse è fissato in funzione della solvibilità del richiedente, della durata e dell’ammontare del credito. Non è concesso alcun credito se il richiedente è considerato insolvente.
Le persone che versano in serie difficoltà finanziarie possono essere tentate di rivolgersi a privati o a società che promettono condizioni attraenti ed estremamente vantaggiose senza verificare la solvibilità dei richiedenti. Attenzione: potrebbe trattarsi di un tentativo di truffa! Infatti, spesso accade che vengano richiesti degli anticipi, senza che il credito promesso venga poi concesso.
Gli anticipi dovrebbero servire, a detta dei truffatori, a sbloccare una somma depositata presso un istituto di credito all’estero. I truffatori esigono talvolta un versamento su un conto deposito di sicurezza. Solitamente gli anticipi devono essere pagati in contanti. Inoltre i truffatori si fanno spesso passare per agenti assicurativi o altre persone di fiducia. In certi casi, la futura vittima è invitata a recarsi all’estero per discutere dell’affare. I truffatori offrono quindi alla vittima dei pernottamenti in alberghi di lusso, al fine di conquistare la sua fiducia, e chiedono il pagamento di spese a vario titolo. Alla fine però alla vittima non è concesso alcun credito e il denaro versato come anticipo non viene restituito.
Come comportarsi in questi casi?
Se vi trovate in una situazione finanziaria difficile, rivolgetevi in primo luogo a un centro di consulenza specializzato.
Valutate accuratamente le offerte e informatevi sui creditori. In caso di dubbio, rivolgetevi ai professionisti del settore. Astenetevi sempre dal pagare qualsiasi somma a titolo di anticipo spese.
- Siate prudenti quando uno sconosciuto vi invita ad approfittare di un affare promettendovi guadagni smisurati, manifesta l’intenzione di offrire dei fondi da investire a favore di persone bisognose o vi propone un credito a condizioni estremamente vantaggiose.
- Non versate anticipi di spese o provvigioni a persone sconosciute senza aver prima chiesto ai professionisti del settore informazioni sulla credibilità del vostro interlocutore.
- Non rispondete a messaggi relativi a lotterie alle quali non avete partecipato o a prodotti che non avete ordinato.
- Non rispondete a messaggi indesiderati; non comunicate in nessun caso le vostre coordinate personali o bancarie: potrebbero infatti essere utilizzate a vostro danno.
- Non fatevi impressionare dal montepremi di un gioco (che corrisponde spesso a diversi milioni di dollari americani), dall’urgenza di concludere un affare, dal carattere confidenziale dell’operazione e nemmeno dal ruolo o dai titoli del vostro interlocutore.
- Occorre la massima prudenza quando, dopo che vi è stato versato del denaro per errore, vi si chiede di versare questa somma a degli sconosciuti attraverso una società di trasferimento di fondi.
- In caso di sospetto di truffa o di riciclaggio di denaro, informate la polizia giudiziaria del vostro luogo di domicilio o il Servizio di coordinazione per la lotta alla criminalità su Internet SCOCI (Ufficio federale di polizia).
Fonte: Fedpol
10:49 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: truffa, mediatori creditizi, prestiti, mutui | OKNOtizie |
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Patto scellerato tra centrodestra e mafia...
Rispondo al messaggio pubblicato in merito alla disputa esselunga-coop, messaggio che scopre gli altarini di quali potrebbero essere gli interessi privati che si celano dietro un apparente gruppetto di innocui perdigiorno che si trastullano a spammare un blog interessante come questo, ma è più probabile che esseri subalterni come voi non abbiano nemmeno bisogno di esser pagati in moneta per servire dato che vostro sublime godimento è trarre ordini dal potente di turno con cui allucinatoriamente vi identificate:
La vicenda che esponete in questo caso è una vertenza privata per la quale avete scomodato un concetto completamente fuori luogo.
Vi piacerebbe tanto poter appiccicare la parola infamante MAFIA alla sinistra, ma ciò vi è reso impossibile dalla verità dei fatti.
Gli stessi mafiosi veri vi ucciderebbero se solo vi sentissero accostare se stessi alla sinistra: la sinistra è una delle cose che loro maggiormente odiano con una pervicacia almeno pari alla vostra.
Anzi, voi siete stati spesso uniti da tale comunanza di odio. Come la storia insegna.
Delicate indagini stanno per giungere a conclusione. Il vostro principale padrone freme, non sapendo più come fare a fermarle. A che serve bloccare le nuove intercettazioni, quando ciò che sappiamo è già abbastanza?
Mancano solo le rifiniture, i dettagli, gli inquirenti agiranno solo quando tutto sarà a puntino.
Coloro che hanno ucciso Falcone e Borsellino ( i veri eroi, non i vostri) sono mafiosi ma non solo, alcuni tra coloro che hanno ucciso Borsellino stanno anche tra di voi!
A nulla vi servirà il controllo dei telegiornali quando la verità completa verrà compiutamente a galla.
Il tempo si avvicina che il vostro regime corrotto e corruttore andrà in rovina.
Pagherete il patto con la mafia che avete contratto con un odio che vi verrà dal profondo del popolo.
I vostri padroni hanno già pronte le ville all’estero, voi servi resterete qui per pagare il conto.
Francesco
08:48 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: patto, mafia, centrodestra, governo | OKNOtizie |
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27/07/2010
Attenzione ai truffatori del poker online.... Non c'è niente da fare, ci cascano tutti prima o poi!!!
Da qualche tempo a questa parte, in Italia, partecipare a tornei di poker online con vincite in denaro è diventato legale. Il poker rientra infatti nella più ampia categoria dei c.d. “skill games”, ovvero dei giochi strategici e di abilità che sono stati autorizzati dall’Aams (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato). Per fare altri esempi, sono skill games anche il sudoku, gli scacchi e il burraco.
Le piattaforme, o “poker room”, devono possedere determinati requisiti stabiliti dall’Aams cui devono consegnare una dichiarazione di uniformità per poter ottenere la concessione del gioco d’azzardo. In questo modo si dovrebbe garantire un gioco sicuro in Italia ed evitare che i “rounders” italiani partecipino a giochi illegali e rischiosi su siti esteri.
Ma tutto ciò è sufficiente a garantire trasparenza e sicurezza?
Purtroppo alcune esperienze estere dimostrano che il rischio di truffa è sempre dietro l’angolo.
Un gruppo di giocatori/hacker americani ha organizzato una vera e propria stangata ai danni di altri assidui frequentatori di due note poker room. Il gruppo in questione agiva in questo modo: un “osservatore”, grazie ad uno speciale account, riusciva a vedere in tempo reale le carte degli avversari e passava l’informazione al “giocatore” che a quel punto era in grado di scegliere la soluzione vincente. Fortunatamente le ingenti somme vinte hanno ben presto insospettito tutti i “rounders” e i giocatori/truffatori sono stati smascherati.
Tuttavia il rischio di bari tecnologici è difficile da cancellare. Ci sono vari modi per barare/truffare in partite di poker online:
- si possono inserire nel computer di un assiduo giocatore appositi programmi-spia che permettono di capire le sue mosse;
- oppure ci si può accordare per creare una squadra di finti avversari che allo stesso tavolo inducono l’unico giocatore ignaro a rilanciare pesantemente.
Una reazione particolarmente drastica a questo fenomeno si è avuta nello Stato americano del Minnesota dove è stato chiesto ai provider, cioè alle compagnie di telecomunicazione, di bloccare l’accesso ai siti di gioco d’azzardo. Tale pesante misura, motivata sulla base dell’esigenza di “tutelare i diritti individuali ed evitare il consolidamento di organizzazioni criminali”, ha immediatamente suscitato le reazioni dei giocatori di poker che si sentono “accusati” di praticare uno gioco illegale.
Questa reazione ci appare esagerata. Tuttavia riteniamo sia necessario avvertire tutti gli appassionati di poker che il rischio di truffe online è reale, anche se attraverso adeguati controlli scoprire i bari non risulta difficile. Quindi quando enormi vincite insolite destano sospetti di irregolarità, è utile fare segnalazioni alla piattaforma, la quale non dovrebbe trarre vantaggio dall’entità delle vincite di ciascun giocatore poiché percepisce una quota fissa da ciascuno, ma dovrebbe essere interessata ad avere una reputazione di serietà e correttezza.
Insomma, con la collaborazione di giocatori, poker room e polizia postale sarà possibile smascherare gli intenti di giocatori-truffatori che difficilmente riusciranno a farla franca.
Fonte: consumatore.tgcom.it
12:27 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poker, pokerstars, truffa, giocodigitale, gioco | OKNOtizie |
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Truffa ENEL.... Come difendersi!!!
Prendo le due bollette insieme ad una vecchia e scopro la truffa.
- guardate SEMPRE le bollette con attenzione
- se la scritta di Enel è blu allora è enel energia.
- Enel Energia non è Enel.
- se viene qualcuno di Enel a casa , NON DATEGLI UNA BOLLETTA IN MANO NE IL VOSTRO NUMERO CLIENTE . Con il numero vi truffano perchè poi mettono una firma falsa.
- se potete andatevene dall'Italia. In un paese normale, per truffe del genere, Enel Energia avrebbe chiuso i battenti, il suo amminstratore delegato sarebbe in galera a pane e acqua e non andrebbe a Porta a Porta a spiegare come va il mercato dell'energia.
Fonte: www.sbontolo.com
08:53 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: truffa, enel, enel energia, bolletta | OKNOtizie |
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