02/08/2010

Dopo una truffa ai danni dell' Agos, il suicidio di un intera famiglia!!!!!!


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Uno dei fratelli aveva convinto i propri clienti a versare grosse somme TITOLO: Truffa dietro il suicidio La famiglia giu' dal viadotto: raggiri per i molti debiti E' stato di Roberto Baracchi il tentativo di aiutare i congiunti "rubando" denaro - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . Non solo nei debiti, ma in una serie incolmabile di truffe ai danni di clienti della societa' finanziaria "Agos" sta la chiave del dramma che ha spinto la famiglia Baracchi al suicidio collettivo . il 30 novembre scorso . dal viadotto dell' autostrada Roma L' Aquila. Il quadro ricostruito dagli investigatori della Criminalpol del Lazio sulla base dei racconti dei raggirati . professionisti, medici e commercianti, ingegneri . porta a Roberto, il piu' grande dei figli, responsabile d' area della "Agos", che nella sua attivita' aveva il compito di consigliare ai clienti le forme di investimento piu' redditizie. Non riuscendo piu' a far fronte ai debiti contratti dagli altri suoi due fratelli . Marco e Silvio . con la loro societa' di orologi "Navy", Roberto ha cominciato a "suggerire" agli investitori che conosceva di affidargli parte delle somme promettendo loro guadagni piu' vantaggiosi. Con questo sistema aveva coinvolto circa 200 clienti, molti dei quali rintracciati dagli investigatori. Dieci di questi, presi a "campione", hanno detto di aver accettato le proposte di Roberto Baracchi e di avergli dato circa 400 milioni di lire. "Una somma . ha fatto notare un investigatore . che non e' bastata a sanare il buco". Gli accertamenti sono stati avviati proprio sulla base della lettera con cui Roberto chiedeva "scusa alla ditta Agos e perdono ai clienti". Roberto Baracchi aveva conquistato negli anni Ottanta la fiducia e la stima dei responsabili milanesi della societa' finanziaria di servizi mobiliari "Agos" e, con il giro di provvigioni legate ai contratti che faceva stipulare, guadagnava sette otto milioni al mese. All' inizio del ' 90 i suoi due fratelli hanno aperto la "Navy" con uffici, segretaria, telefoni cellulari, automobili ma la gestione dell' attivita' e' andata subito in rosso: sono spuntati i primi buchi in banca tanto che, in poco tempo, Marco e Silvio avevano aperto dieci conti in istituti di credito della capitale, con l' accensione di mutui variabili dai 30 ai 120 milioni di lire. Il meccanismo degli interessi pian piano li ha spinti ad ipotecare la loro casa di Scansano. Gli assegni postdatati e senza copertura tornavano indietro e in casa arrivavano centinaia di lettere e telegrammi di clienti che reclamavano i soldi. Gli investigatori della Criminalpol hanno accertato che al tracollo Roberto Baracchi ha cercato di rimediare prima rivolgendosi alle banche di fiducia e, infine, escogitando il sistema di proporre ai suoi clienti di investire direttamente con lui i soldi ad interessi maggiorati. Poi si e' sviluppata la voragine finanziaria e la paura delle denunce penali, di perdere la faccia e il lavoro avrebbero fatto il resto.

Fonte: Corriere della sera

 

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