23/11/2009
Sono mercati o case da gioco? :"Più trasparenza meno speculazione"
Più passa il tempo, più cresce la probabilità che questa crisi sia un’occasione sprecata. Di riforme dei mercati finanziari, la cui urgenza la crisi ha reso evidente, non si intravede neppure l’ombra. Eppure queste riforme sarebbero l’unico beneficio di una crisi che è tanto costosa.
Il problema non è certo la mancanza di analisi o di proposte: da mesi il Financial Stability Board ha individuato quali regole debbono essere cambiate. Le riforme non vengono fatte perché sono venuti meno l’interesse e la determinazione dei governi e dei parlamenti, cui spetta il compito di tradurre quelle proposte in norme di legge e nuovi regolamenti. Nel Congresso degli Stati Uniti, dove l’esigenza di nuove regole è più forte, la discussione è appena cominciata e con il piede sbagliato. Si mette in dubbio l’indipendenza della Banca centrale ma non si fa nulla che possa irritare i banchieri.
Nel frattempo i mercati finanziari hanno ricominciato a funzionare esattamente come funzionavano prima delle crisi, con i medesimi incentivi e le medesime debolezze.
Rimandare le riforme significa scegliere di non farle più, perché più passa il tempo, più le banche riparano i loro bilanci, più aumentano il loro potere e la loro capacità di convincere i governanti a non far nulla che possa intaccare i loro profitti.
Al centro della discussione pubblica ci sono i compensi dei banchieri. Ma è una trappola: i banchieri più smaliziati in realtà sono contenti che questo sia il tema al centro del dibattito e la loro apparente resistenza è strategica, cioè un modo per evitare regole che possano intaccare i profitti delle banche. Se ci sono ampi profitti, un modo per distribuirli lo si trova, quali che siano le regole sui compensi. Se i criteri per la determinazione dei compensi cambieranno, ma tutto il resto rimarrà invariato, il sistema rimarrà debole quanto lo era prima della crisi.
C’è qualcosa che il governo italiano può fare per evitare questo disastro? Il maggior contributo italiano all’industria finanziaria è stata la creazione del Mercato telematico dei titoli di Stato (Mts), uno dei primi esempi al mondo di piattaforma pubblica trasparente per la negoziazione dei titoli, un modello diventato lo standard in molti Paesi. Il governo potrebbe fare leva su questo nostro successo e chiedere che il G20 adotti — come l’F sb ha proposto — una norma che impedisca gli scambi over the counter, cioè attraverso una banca, e sposti le compravendite di prodotti finanziari su piattaforme trasparenti. Questa norma può essere adottata domani e trasformerebbe i mercati finanziari. Non solo perché imporrebbe la trasparenza e quindi la tracciabilità delle transazioni. Oggi le somme che chi acquista un titolo deve depositare a garanzia dell’operazione sono impiegate dalle banche come se fossero mezzi propri e sono una delle fonti con cui vengono finanziate operazioni che espongono i bilanci delle banche a rischi impropri. Le piattaforme invece le considerano per quello che sono, cioè garanzie, non chip per il casinò.
Francesco Giavazzi
Fonte: Corriere.it
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«Per il dopo-crisi copiamo la lezione giapponese»
Ci sono le aziende che chiudono, quelle che resistono e quelle che pensano. E che addirittura scoprono che il management può rivelarsi una risorsa decisiva anche per i Piccoli. Per di più senza bisogna di assumere e pagare dei manager. Chi l'ha detto che le tecniche più sofisticate sono adatte solo alle grandi imprese? Perché anche le aziende manifatturiere con meno di 50 dipendenti non possono farsi in casa la loro rivoluzione culturale? A sostenere queste tesi sono gli industriali del Nord Est tra i 40 e i 50 anni che frequentano con varia intensità la scuola di formazione del Cuoa di Altavilla Vicentina.
Il bassanese Diego Caron è uno di loro. Pensa che comunque vada a finire è assai improbabile che si torni ai volumi produttivi pre-crisi e ringrazia chi un anno fa lo ha sconsigliato dal costruire un nuovo capannone di 3 mila metri quadri. Avrebbe perpetuato il vecchio modo di agire, quando la capacità di offerta veniva generosamente dilatata senza curarsi della domanda. Quando la voglia di fare considerava superfluo «il pensare».
La sua azienda metalmeccanica (tubi flessibili) si appresta a chiudere il 2009 a quota -40% di ricavi (i concorrenti sono addirittura a -70%!) e una dozzina dei 50 dipendenti sono in cassa integrazione ma Caron è tutt'altro che pessimista. L'obiettivo è prepararsi per la ripresa e perciò è diventato, parole sue, «un fanatico della lean production», il modello dell'impresa anti-burocratica alla Toyota che cancella tutte le attività senza valore aggiunto. In omaggio alle teorie giapponesi, Caron ha ridisegnato l'organizzazione aziendale azzerando costi e scorte e programmando un forte aumento di produttività. «L'unica spesa che non ho tagliato è la formazione perché dobbiamo aumentare l'attenzione al cliente. Dovremo diventare un po' aziende manifatturiere e un po' aziende di servizi». Il solo modo, aggiunge, per mettersi (almeno per qualche anno) al riparo dai terribili cinesi.
Il management snello sta incontrando un certo successo in tutto il Nord Est tra le piccole e medie imprese dei settori più vari. Nel «lean club» si segnalano le esperienze di un'azienda padovana che fabbrica mobili di design, la Lago e di un'impresa, la Anodica Trevigiana, che fornisce trattamenti termici. Poi c'è chi ha voluto fare due cose in una, accoppiare la lezione della Toyota con la creatività italiana: è il caso di Filippo Girardi, un imprenditore quarantenne di prima generazione, che opera a Soave (provincia di Verona) e che ha avuto un'idea semplice semplice.
Le batterie per auto come è noto sono tutte nere, ma perché - si è chiesto Girardi della Midac - non proviamo a giocare sull'estetica e, visto che nei nuovi modelli di vettura le batterie non sono più nascoste, non le facciamo a colori? Commenta Paolo Gubitta, docente del Cuoa: «Non deve stupire che i Piccoli abbraccino la filosofia giapponese. Anche loro capiscono che o programmano da soli la propria ristrutturazione post-crisi oppure gliela imporranno le aziende più grandi. E saranno dolori». Gubitta sottolinea anche il nuovo approccio verso un management senza manager. «L'imprenditore investe su stesso. Va a scuola il sabato per capire come trasformare la sua piccola azienda. Che nel pragmatico Nord Est nascesse un fenomeno di questo tipo era tutt'altro che scontato».
Imparate le più moderne teorie d'impresa per tentare si salvarsi «le Piccole che pensano» si trovano di fronte a un altro bivio del dopo-crisi: individualismo o aggregazione. I piccoli della Confindustria vicentina hanno deciso di spendersi per la seconda ipotesi fino a farne un cavallo di battaglia dell'associazione.Si sono dati un anno «per arare il campo » e intanto stanno studiando le varie ipotesi di holding che circolano in queste settimane. L'opinione di Caron è che «si tratta di discorsi ormai maturi ma che sarà più facile rendere compiutamente operativi in presenza di un passaggio generazionale». Con la speranza che i figli si rivelino meno individualisti dei padri.
Dario di Vico
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19/11/2009
Opinioni: ''L'interesse Nazionale'' - Leggetelo!!!!
Il conclave europeo che stasera a Bruxelles dovrebbe designare il presidente e il «ministro degli esteri» della nuova Ue ha per l'Italia un doppio rilievo. Da un lato perché i volti futuri dell'Unione e la misura delle sue ambizioni non possono lasciare indifferente un Paese fondatore e ancor oggi fortemente europeista come il nostro. Dall'altro perché la candidatura di Massimo D'Alema alla carica di Alto Rappresentante per la politica estera e la difesa, pur rimanendo incerta quanto al suo esito finale, ha fornito fino all'ultimo l'esempio di come governo e opposizione possano trovarsi d'accordo e collaborare quando sono in ballo interessi nazionali. Diciamolo: quando, alla fine di ottobre, Berlusconi annunciò il suo appoggio alla candidatura D'Alema appena spuntata, non pochi pensarono che quella potesse essere l'ennesima astuzia politica di un presidente del Consiglio che in materia non è certo uno sprovveduto. Palazzo Chigi fa la sua bella figura e tende la mano, fu la supposizione dei più sospettosi, ma poi non muoverà un dito a sostegno di D'Alema. Tanto più, veniva fatto osservare, che la nomina dell' esponente del Pd avrebbe comportato la perdita di un vice-presidente della Commissione fedele al Pdl. Ebbene, va riconosciuto e va detto che i sospettosi hanno avuto torto. La posizione del governo è stata sempre, ed è ancora in queste ore decisive, di pieno appoggio alla «candidatura italiana» di Massimo D'Alema. Altri nomi fatti circolare ad arte sono stati rapidamente esclusi. E quando non lo ha detto un Berlusconi piuttosto silenzioso nell' ultimo periodo, è stato il ministro degli esteri Frattini a ribadire in ogni sede che l'Italia ha in D'Alema il suo unico candidato. Di ciò è bene prendere atto prima che le sentenze di Bruxelles facciano scendere il sipario sulla triste vicenda delle nomine previste dal Trattato di Lisbona (una indecorosa rissa nazional-furbesca, più che un processo decisionale comune) . E' bene anticipare l'epilogo e riflettere come se avessimo davanti un fermo-immagine, perché la vicenda della candidatura D'Alema dimostra, mentre la nostra politica interna continua a ribollire di ogni possibile tensione, che la tregua costruttiva è possibile soltanto che lo si voglia e che si identifichino correttamente quegli interessi condivisi che vengono appunto chiamati «nazionali». Non è detto, lo ripetiamo, che la strana coppia D'Alema-Berlusconi raggiunga l'obiettivo. Su un piatto della bilancia pesano l'esperienza dell'ex premier, la sua competenza e persino (visto che contano anche i pareri esterni) la neutralità favorevole dell'America. Sull' altro gravano le sensibilità esterne e orientali della Germania, e soprattutto i suoi calcoli (condivisi con la Francia) per evitare che i portafogli economici della futura Commissione cadano in mani poco amiche. Ma se il successo della candidatura di D'Alema è in bilico, resta e resterà in ogni caso il suo forte messaggio politico: si può fare. La collaborazione bipartisan è possibile anche in Italia. Purché si capisca che i veri interessi nazionali nascono a casa nostra, e soltanto episodicamente si proiettano altrove.
di FRANCO VENTURINI
Fonte: Corriere.it
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«Il debito in Italia al 120% entro il 2011, servono sforzi di risanamento»
MILANO - «Il debito pubblico italiano si avvia a salire al 120% del Pil entro il 2011. Pertanto sono necessari significativi sforzi di risanamento dei conti pubblici dal 2011 in avanti, quando la crescita si rafforzerà»: è quanto scrive l'Ocse nell'Outlook semestrale, prevedendo per fine 2009 un debito attorno al 115%, in aumento di 10 punti. Il deficit è atteso al 5,4% nel 2010, dopo 5,5% del 2009 e al 5,1% nel 2011. «L'obiettivo di consolidamento di medio termine richiede un ulteriore sforzo nel 2011, parte del quale è inglobato in queste proiezioni nell'assunto che l'anno prossimo la Finanziaria si atterrà a quanto previsto dal Dpef», precisa ancora il rapporto.
«RESTA L'INCERTEZZA» - Quanto ai dati sul Pil, l'Oraganizzazione spiega che quello italiano calerà del 4,8% quest'anno per poi tornare a crescere dell'1,1% nel 2010 e dell'1,5% nel 2011. Nel terzo trimestre, si legge ancora, il miglioramento delle condizioni finanziarie ha «aiutato a ricostituire la fiducia e spingere la domanda interna». Ma «sia il timing sia la forza della ripresa sono incerte». Quanto alla disoccupazione italiana, questa salirà all'8,5% nel 2010 e all'8,7% nel 2011. Quest'anno, secondo l'Organizzazione internazionale, la quota dei senza lavoro passerà dal 6,8% al 7,6%. Nei paesi dell'area Ocse la disoccupazione «continuerà a salire fino al 2010 e scenderà in modo solo modesto nel 2011 dal picco di oltre il 9%».
SCUDO FISCALE - L'Ocse ricorda inoltre all'Italia che «lo scudo fiscale dovrà essere visto dai contribuenti come una misura straordinaria, nell'ambito dell'impegno generale alla trasparenza sugli scambi di informazioni sulle tasse recentemente concordato a livello internazionale, altrimenti i contribuenti potrebbero arrivare alla conclusione che sono probabili altri condoni fiscali». L'EUROZONA - «Più in generale, secondo l'Ocse, la marcata contrazione dell'economia nell'Eurozona sembra terminare prima di quanto previsto, con ulteriori miglioramenti del quadro finanziario, misure di stimolo fiscale e stabilità dell'export. Nonostante ciò, il problema della disoccupazione e l'accelerazione del processo di riduzione del debito nel settore finanziario suggeriscono che il recupero del ciclo sarà graduale. La ripresa che a inizio anno aveva beneficiato i Paesi emergenti si è diffusa alle economie industrializzate, ma per la maggior parte dei Paesi Ocse sarà «modesta», il che comporterà l'aumento della disoccupazione fino al 2010 inoltrato. Così l'Ocse che nell'Outlook semestrale rivede al rialzo il Pil dell'area a +1,9% nel 2010 (+0,7% 6 mesi fa) dopo -3,5% nel 2009 (da -4,1%) e indica quale prima stima per il 2011 un aumento del 2,5%. «È giunto il momento di preparare l'exit strategy», afferma il capo-economista, Jorgen Elmesekov.
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Crisi e Fisco, le ricette dei commercialisti
MILANO - Irap, Ires, Iva per cassa, studi di settore. Il Fisco sarà sicuramente il protagonista incontrastato del 2010. La crisi economica globale ha colpito le piccole e medie imprese così come il popolo delle partite Iva, quali le strategie migliori per resistere all’onda lunga della recessione in arrivo per i primi mesi del nuovo anno? Oggi a Roma proveranno a dare qualche risposta i dottori commercialisti e gli esperti contabili che si riuniscono, dalle ore 10, presso l’Auditorium della Conciliazione. CONFERENZA ANNUALE - Si tratta della seconda conferenza annuale dei quadri dirigenti della categoria, un appuntamento a cui parteciperanno, oltre ai vertici nazionali, i presidenti e i consiglieri dei 142 ordini territoriali italiani. Sarà possibile seguire in versione integrale e in diretta la conferenza collegandosi a Corriere.it, il sito del Corriere della sera che da tempo sta seguendo con particolare attenzione le vicende dei professionisti italiani. Proprio il Fisco e il suo impatto sulla nostra economia saranno al centro delle riflessioni che coinvolgeranno anche le numerose personalità politiche che hanno già confermato la loro presenza. «Il prossimo anno - spiega Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti – sarà cruciale per il destino di molte imprese ma anche per la categoria che rappresentiamo. Da più di un anno i commercialisti stanno in trincea con i loro clienti, lavorano più di prima e non vengono pagati. La crisi ha fatto sì che svolgessimo noi il ruolo deputato alle banche: siamo stati noi a far credito ai nostri clienti e il tutto senza licenziare i nostri collaboratori. Adesso non pretendiamo nulla, forse però è arrivato il momento di dare alla categoria un riconoscimento sociale per quanto è stato fatto e per quanto ancora ci attende».
Isidoro Trovato
Fonte: Corriere.it
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18/11/2009
E ALLA FINE ARRIVO' GRILLO...
Il partito democratico, già in crisi d'identità, si affida ai comici. Del resto, dopo la fusione a freddo tra i DS e gli Ex-DC, non sapevano neppure come chiamarsi tra loro. Compagni o amici? Che dilemma. Ma Beppe Grillo ha risolto il loro problema. Sintetizzando le due parole infatti, viene fuori proprio il nome giusto: com-ici. E per un partito da zelig come il PD, non c'è di meglio che una guida cabarettistica come il comico genovese. E come slogan: Più gossip per tutti!
Auguri...
09:44 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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Dopo il guaio della sinista,mancano solo i comici per rendere l'italia una barzelletta! W Silvio
La sinistra privatizzò la banca d'italia, sapete cosa significa ? che il nostro paese è l'unico al mondo ad avere la banca d'italia (istituto di vigilanza per le banche) ad essere controllata dalle banche stesse!! L'unico vero politico è Silvio Berlusconi e questo Beppe grillo (comico da circo) farebbe bene ad aprire un circo: l'unico posto giusto e adatto ad un pagliaccio! Datene il vostro parere!!!!
09:41 Scritto da: spinsound2 in Problemi e sfoghi sul credito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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In 7 casi su 10 si lamenta ritardi nei pagamenti
I professionisti nelle società moderne hanno il ruolo di applicare saperi e competenze e di mettere in relazione la pubblica amministrazione con cittadini e imprese. Attraverso il loro delicato lavoro quotidiano contribuiscono a costruire quel tessuto fiduciario necessario per tenere insieme una comunità e guidarla verso obiettivi di interesse comune. In Italia purtroppo le cose non stanno andando così e il mondo delle professioni attraversa una crisi identitaria che ha pochi precedenti. Di fronte a questa contraddizione e a questo sperpero di chance le scienze sociali avrebbero dovuto studiare con maggiore impegno la materia e i politici avrebbero dovuto ded icare più tempo all' ascolto. Ciò non è avvenuto negli anni in cui l'economia comunque cresceva e oggi ci ritroviamo nel pieno della Grande Crisi con problemi identitari irrisolti e con una condizione sociale, che almeno per le giovani reclute, rasenta l'emergenza. I professionisti che dovevano rappresentare l'acceleratore della modernità italiana, si ritrovano relegati in una condizione di invisibilità.
Onestà vuole che si riconosca come di errori ne sono stati fatti da tutte le parti in causa. Il dibattito sulle liberalizzazioni, che è partito su spinta dell'Antitrust e poi ha attraversato più legislature, si è rivelato una grande occasione mancata. Le contrapposizioni hanno avuto la meglio sulla ricerca delle soluzioni e alla fine si è giunti a uno straordinario risultato: hanno perso tutti. Era sbagliata l'idea stessa di equiparare le professioni alle imprese e sottoporle a una regolazione tipica delle attività economiche? Probabilmente no, la rivendicazione del carattere intellettuale del loro prodotto non era sufficiente per distinguere gli studi professionali dalle imprese commerciali. Perché questo principio dovrebbe valere per un architetto e non per la Microsoft che un discreto contributo allo sviluppo della cultura moderna lo ha pur dato? Gli errori dei liberalizzatori sono stati altri. Aver fatt o credere che si volessero abolire gli Ordini e non riformarli, aver messo al centro della loro iniziativa il solo tema della concorrenza. È convincimento di alcuni protag onisti di quella stagione - come Giuliano Amato - che alla fine più che di un confronto costruttivo si trattò di una guerra nutrita da una ostilità che i liberal non avrebbero mai osato mostrare nei confronti delle imprese industriali.
I professionisti, come del resto la piccola e media impresa, hanno pagato un sistema di relazioni imperniato sulla grande politica, la grande impresa e il grande sindacato. Un patto non scritto che ci ha governato per un lungo tratto della storia nazionale ma che ci ha portato più deboli dentro il tunnel della crisi. Oggi il dibattito è centrato sul rischi di rattrappimento che il nostro apparato industriale sta correndo e sull’eventualità tutt’altro che remota che un’uscita lenta dalla recessione venga pagata duramente in termini di posti di lavoro. Tra qualche mese però quando saremo in grado di fare un censimento più realistico dei danni che la crisi avrà causato al nostro sistema produttivo e si tratterà di mettere in relazione le nostre imprese con il mutamento del commercio internazionale, finalmente ci occuperemo dello stato di salute - si fa per dire - del nostro terziario avanzato. La fotografia che emerge dall’indagine sulle aziende del terziario avanzato, condotta sul territorio nazionale dalla Fondazione Nord Est, non è confortante. La contrazione degli ordini è pesante perché le imprese stanno richiamando all’interno servizi che prima acquisivano sul mercato.
Il 70% degli intervistati lamenta forti ritardi nei pagamenti con conseguenti difficoltà nel garantire la liquidità delle proprie aziende. L’occupazione non è crollata solo perché più del 50% delle aziende del terziario avanzato italiano ha uno o due addetti. Infine tre imprese su quattro hanno di fatto ridotto il loro raggio di competizione e si confrontano solo con concorrenti locali. È con questi dati che bisogna fare i conti. Giuste policy per favorire lo sviluppo del terziario e riforma delle professioni sono due iniziative che devono marciare parallele per essere credibili, averle separate - anche solo concettualmente - non ci ha aiutato né nei «meravigliosi Anni 80» quando non era reato confrontare Milano con Londra né a cavallo del nuovo secolo quando competenze e mercato non hanno trovato il modo di dialogare.
P.S. Per come si sta profilando la Finanziaria non sembra rispondere alle esigenze e alla richieste dei professionisti. Eppure dal loro coinvolgimento potrebbe venire un importante contributo nella lotta contro l’evasione fiscale.
Dario di Vico
Fonte: Corriere.it
09:38 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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16/11/2009
La regia occulta dell'operazione marrazzo.
L'operazione marrazzo rimane, per berlusconi, ben più rischiosa di quella boffo (ma anche l'operazione boffo, per quanto apparentemente riuscita sul piano tecnico, col tempo gli si rivelerà esiziale perché ha implicato una ferita non ricucibile con la Chiesa). E' sul piano della complessità tecnica che l'operazione marazzo rischia di non completarsi come da lui programmata.
Berlusconi sa che non avrebbe potuto ufficialmente tirarsi fuori da una vicenda come il ricatto a marrazzo, poiché i suoi servizietti sono infiltrati ovunque e la cosa sarebbe inevitabilmente emersa, per la clausola implicita del "non poteva non sapere". Quindi ha fatto girare la versione del nobile avvertimento fatto pervenire a marrazzo per via privata. L'apparentemente abile stratagemma di telefonargli, a trappola ormai apparentemente perfezionata, con lui totalmente inguaiato, ben sapendo che a quel punto non sarebbe convenuto cavalcare anche il frangente dell'emergere dello scandalo facendolo pubblicare direttamente dai suoi media: tale comportamento sarebbe stato troppo scoperto, e avrebbe implicato una levata di scudi dei media internazionali.
Eppure, anche questa strategia tenuta da berlusconi alla lunga non potrà tenere, per evidenti ragioni. Egli è sempre pronto a sacrificare la piccola manovalanza criminale che ai vari livelli continuamente si è sempre prestata a spendersi per lui, beccandosi le tranvate a lui destinate. Farà così anche stavolta, come fece perfino con l'amicissimo previti che si beccò al suo posto una condanna a 11 anni per corruzione di giudici, ben ricompensato certo sia economicamente che poi anche tramite prebende (il dono del ministero della difesa). I piccoli servizievoli tirapiedi che ha usato in questa circostanza potrà più semplicemente lasciarli triturare, li lascerà trattare da stracci. Vedremo se almeno alcuni sapranno tentare di riscattarsi e ritrovare una dignità rivelando ciò che sanno. Occhio, osservate con attenzione quei carabinieri implicati e gli altri protagonisti, che vanno protetti da possibili incidenti. Nessuna organizzazione può essere perfetta ed esente da errori e molti ne ha già compiuti questa qui, che già aveva operato torbidamente alcuni anni or sono anche contro i medesimi bersagli oltre agli altri circostanti, e questo è già stato un errore psicologico importante perché rivelatore: in quel caso si era ritenuto che tra i mandanti dell'azione si potesse ipotizzare un coinvolgimento di storace, e furono molti a pensarla così... sospetti vennero anche alla mussolini, che storace potesse essere stato implicato. Ciò che è avvenuto ora, con il caso marrazzo fa capire come anche allora storace non c'entrava, nonostante le apparenze. E, ipotesi ancora peggiore, che possa essere esistito un livello sopraordinato di gestione dell'agenzia speciale operante ora come allora, con persone che ai livelli intermedi possono credere falsamente di essere burattinai e non marionette anch'esse a loro volta. Berlusconi non ha ancora ben afferrato tutte le implicazioni che derivano dal fatto che le sue trame devono svolgersi in un paese che si chiama italia e non russia.
09:05 Scritto da: spinsound2 in Varie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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ALTRI MANTENUTI FANCAZZISTI..in Provincia
Le Provincie si dovevano abolire , e tutti le volevano abolire in campagna elettorale..
Adesso si vogliono moltiplicare per piazzare i silurati delle Regionali e delle Parlamentari...
AVETE ROTTO IL CAZZO...!!!!...
ALTRI MANGIA PANE A SBAFO..sulle spalle di tutti gli italiani di destra e di sinistra...
NON VOTIAMO PER LE PROVINCIE..!!!!!...
Ci piazzeranno altri fancazzisti senza nessuna responsabilita Civile e Giuridica con stipendi dorati e pensioni da favola...BASTA!!!!
09:03 Scritto da: spinsound2 in Varie Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prestiti, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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