29/09/2009
Aria nuova per le banche
Le crisi finanziaria, economica e bancaria in corso sta chiaramente modificando la forma, la struttura e il funzionamento del settore bancario in tutto il mondo, determinando un nuovo modo di fare banca. Livelli di capitalizzazioni più elevati, riduzione della leva finanziaria e del livello di rischio, efficienza e taglio dei costi, unitamente al ritorno alle tradizionali operazioni bancarie commerciali, sono diventati il nuovo mantra.
Tutte le banche dell'Europa centro-orientale (CEE) sono state interessate dalla crisi. La carenza di liquidità internazionale è stata percepita a più livelli, con shock di liquidità nel breve termine, aumento strutturale del costo del finanziamento e ridotta disponibilità di fondi, che è probabile si protraggano nel medio-lungo termine.
La crisi ha infatti avuto il proprio nucleo nei mercati più sviluppati, ma in breve si è estesa ai mercati emergenti, CEE compresa. Le banche dell'area CEE sono state interessate attraverso diversi canali. Il primo livello di contagio è passato attraverso fattori macroeconomici. Considerata la dipendenza delle economie locali da fonti di finanziamento esterno, la crescente avversione al rischio e l'inaridirsi dell'afflusso di capitali hanno rappresentato un grave vincolo alla crescita. Le preoccupazioni riguardo alla stabilità macroeconomica della regione hanno poi condotto ad una crisi diffusa della fiducia.
Il secondo canale di contagio è passato attraverso la crisi di fiducia del settore bancario internazionale. L'impegno internazionale per la regione CEE è stato fondamentale nella gestione della crisi. Il summit del G20, tenutosi a Londra in aprile, ha segnato una svolta decisiva. Oltre ai pacchetti di sostegno messi in campo in diversi paesi dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dall'Unione Europea, il vertice di Londra ha contribuito a sgonfiare le tensioni del mercato, in parte eccessive, riguardo la fondamentale vitalità delle economie e dei settori bancari nella regione.
Il miglioramento della fiducia del mercato registrato a partire da questa estate si accompagna all'emergere di segnali di ripresa imminente negli USA e in Europa occidentale. Laddove confermati, essi spingeranno con decisione anche la ripresa nell'area CEE. Il riequilibrio degli squilibri esistenti procede rapidamente in tutta la regione, mentre il miglioramento nella bilancia dei pagamenti già riscontrato nella prima parte di quest'anno appare più veloce del previsto. Malgrado il primo trimestre del 2009 possa aver segnato nella maggior parte dei casi il picco negativo per queste economie, gli indicatori del secondo trimestre indicano che la ripresa potrebbe essere graduale, piuttosto che esplosiva.
Sebbene non è possibile escludere rimbalzi e ulteriori scossoni a livello mondiale, i mercati odierni sono ormai usciti dall'umore da crisi di liquidità a livello mondiale. Ciò è vero anche per i paesi CEE.
La disponibilità di finanziamenti a lungo termine e il costo dell'indebitamento rimangono, tuttavia, un vincolo per la crescita delle banche nell'area CEE. L'attività bancaria nell'area continua a dipendere in misura ragguardevole dai capitali stranieri, con passività esterne del settore bancario dell'area CEE che alla fine dello scorso anno avevano superato i 450 miliardi di euro (di cui il 30% circa nella sola Russia).
Al momento, le banche sono impegnate a diversificare le proprie fonti di finanziamento. Il finanziamento attraverso la raccolta tradizionale di depositi ha assunto una maggior rilevanza soprattutto a partire dal terzo trimestre dello scorso anno, in conseguenza della scarsità di opportunità di finanziamento alternative e a costi più elevati, e alla luce degli sforzi delle banche di riequilibrare il rapporto prestiti su depositi. Quest'ultimo rimane in media al di sopra del 100% quasi ovunque, salvo che nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Turchia. La battaglia per i depositi, scaturita dalla necessità di identificare fonti di finanziamento alternative, non può essere considerata una strategia duratura, dato il modello di crescita della regione.
Le banche dell'area CEE dovranno pertanto ribilanciare le proprie attività, ma l'accesso a finanziamenti esterni rimarrà un vantaggio competitivo di primaria importanza per gli operatori domestici.
Il processo di riduzione della leva finanziaria prosegue, e lo spettro di una possibile stretta creditizia resta sempre in agguato. Inoltre, il deterioramento del quadro economico ha già prodotto una consistente crescita delle sofferenze bancarie, in particolare nei paesi dell'ex blocco sovietico e in alcuni paesi dell'Europa sud-orientale. Il picco dei prestiti in sofferenza slitterà con tutta probabilità tra la metà e la fine del prossimo anno.
Le preoccupazioni sulla qualità del credito e l'appetito per il rischio stanno pertanto diventando i nuovi vincoli per le banche dell'area CEE. Già nei primi cinque mesi dell'anno la crescita regionale media dei prestiti bancari è rimasta in territorio negativo, evidenziando un calo del 5% circa dall'inizio dell'anno, rispetto a una riduzione di quasi il 4% sul fronte dei depositi.
Malgrado la fase complessa che ci troviamo ad attraversare, il potenziale di lungo periodo dell'industria bancaria della regione rimane inalterato, in conseguenza del divario in termini di penetrazione bancaria e della promessa di rapida convergenza dei redditi. La penetrazione finanziaria nell'area CEE continuerà a crescere, sebbene con un passo più moderato e legato strettamente alla disponibilità di fondi sul mercato domestico e internazionale.
I players internazionali attivi nell'area CEE sono stati tutti colpiti dalla crisi con una forte riduzione della capitalizzazione di mercato e dei corsi azionari. Alcuni hanno fatto ricorso agli aiuti di Stato per rafforzare la propria posizione patrimoniale e contribuire a restituire fiducia al mercato.
Per la prima volta negli ultimi due anni nessuna acquisizione degna di nota è stata osservata in tutto il mercato bancario dell'area CEE. In un prossimo futuro, invece, potrebbero verificarsi cambiamenti rilevanti nel panorama competitivo. Le banche internazionali attive nella regione – soprattutto i top players – potrebbero rafforzare la propria posizione, facendo leva sul network esistente e su un migliore accesso ai finanziamenti internazionali, a condizione che l'appetito per il rischio rimanga adeguato. In alcuni paesi, la crisi sta portando a un ritorno del potere statale nel settore bancario locale. I nuovi concorrenti potrebbero cogliere le opportunità in essere, mentre i players non focalizzati potrebbero uscire dal mercato. Questo, tuttavia, non influirà sui maggiori players internazionali intenzionati a restare, per i quali non si attendono cambiamenti di rilievo. Complessivamente, nel medio termine ci attendiamo che a vincere saranno i nuovi entranti ovvero i players internazionali già attivi nell'area, purché dimostrino un adeguato appetito per il rischio, facendo leva sulla diversificazione e una posizione finanziaria solida.
Fonte: Affaritaliani.it
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Troppa cautela verso le banche
Una svolta importante nel governo dell’economia del mondo, una soluzione intelligente al problema dei compensi dei banchieri, ma eccessiva cautela nel disegnare nuove regole per le banche. In questi tre punti si riassumono i risultati del G20 di Pittsburgh.
Il governo dell’economia del mondo, che ancora rispecchiava i rapporti di forza alla fine della Seconda guerra mondiale, quando Cina, India e Brasile erano entità irrilevanti, è stato trasformato spostando le decisioni dal G8 (che viene abolito) al G20. La nuova architettura ha tre pilastri. Una testa politica, il G20, e due strumenti operativi: il Fondo monetario internazionale, cui è affidata la responsabilità della stabilità macroeconomica, e il Financial stability board (Fsb), responsabile per la stabilità finanziaria. Molti prevedono che il segno dei nuovi rapporti di forza sarà la designazione alla testa del Fondo (da sempre affidato a un europeo) di Zhou Xiaochuan, l’attuale governatore della banca centrale cinese. La perdita d’influenza dell’Europa a Washington è compensata dalla responsabilità per il secondo pilastro operativo, l’Fsb, affidato al governatore della Banca d’Italia. La presidenza dell’Fsb è la posizione di maggiore peso internazionale che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi, un riconoscimento alla reputazione di Mario Draghi.
Ironicamente, la soluzione prospettata per i compensi dei banchieri è ispirata da quanto fanno i migliori hedge fund , che molti avevano dipinto come diavoli pericolosi, e invece sono sopravvissuti alla crisi meglio di molte banche. Le nuove regole prevedono tempi lunghi per la liquidazione dei bonus e la possibilità per le banche di attingere ai compensi individuali per far fronte a eventuali perdite. Ma l’idea più innovativa è che i requisiti di capitale si applichino a livello individuale. L’ammontare di rischio che un banchiere può assumersi dovrebbe dipendere dal capitale che ha accumulato attraverso i bonus ricevuti in passato: se li ha spesi non ha capitale e non può lavorare.
Le grandi banche hanno evitato che venisse loro sottratto il monopolio nella negoziazione di titoli non governativi e di altri strumenti finanziari. Il trasferimento di queste contrattazioni su piattaforme pubbliche (come accade per i Bot) ne aumenterebbe la liquidità, renderebbe più facile vigilare su chi li tratta e quindi imporre requisiti minimi di capitale. Ma sottrarrebbe profitti alle grandi banche e il tema, pure affrontato dal G20 di Londra, è stato accantonato.
Dei Legal Standards proposti dal nostro ministro dell'Economia non c'è traccia nel comunicato del G20, risultato inevitabile di un progetto che nessuno fuori da via XX Settembre ha mai ben capito. Abbiamo sprecato un’occasione. Negli ultimi vent’anni il maggior contributo italiano all’industria finanziaria è stata la creazione del Mercato telematico dei titoli di Stato (Mts), uno dei primi esempi al mondo di piattaforma pubblica trasparente per la negoziazione dei titoli e un modello oggi diventato lo standard in molti Paesi. Se avessimo fatto leva sul successo dell’Mts, e battuto su questo chiodo dal G7 di Lecce al G8 dell’Aquila, forse a Pittsburgh i banchieri non avrebbero prevalso.
Fonte: Corriere.it
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28/09/2009
Inps,in un anno 3,8 mld più entrate e meno uscite
ROMA, 28 settembre (Reuters) - Le ristrutturazioni che hanno interessato l'Inps tra il settembre 2008 e il settembre 2009 si sono tradotte, tra differenza tra maggiori entrate e minori uscite, in una manovra da quasi 4 miliardi di euro.
E' quanto si legge nella relazione dell'Istituto di previdenza nazionale sui risultati a un anno dal commissariamento, presentata dal presidente e commissario straordinario Andrea Mastrapasqua.
A fronte di una diminuzione delle uscite per 417 milioni di euro si è verificato un aumento delle entrate per 3,372 miliardi, dei quali 3,192 per incassi da recupero crediti, con una manovra da un totale di 3,789 miliardi.
Per quanto riguarda il bilancio previsionale 2010 che verrà depositato il 30 settembre al Consiglio di indirizzo e vigilanza, si prevdede "in via molto prudenziale, un utile del risultato di esercizio di circa 3 miliardi di euro e con un avanzo finanziario per 4,5 miliardi di euro", ha spiegato Mastrapasqua.
Nel 2010 le uscite saranno superiori a quelle del 2009 per 6 miliardi di euro, una metà dei quali per gli aumenti perequativi e l'altra metà per gli ammortizzatori sociali, per un totale di 231 miliardi di uscite. Mastrapasqua ha tenuto a precisare che il bilancio è stato elaborato sulla base delle stime macroeconomiche contenute nel Dpef del 15 luglio e non su quelle aggiornate e più positive della Relazione previsionale e programmatica per il 2010 pubblicata dal Tesoro il 23 settembre.
"In corso d'anno potremo elaborare una nuova previsione. Anche il 2010 dà spunti di tranquillità per il sistema previdenziale italiano", ha aggiunto Mastrapasqua.
Fonte: Reuters.com
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26/09/2009
L'inferno del debito e il paradiso dell'abbondanza II
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L'inferno del debito e il paradiso dell'abbondanza I
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Intesa Sanpaolo e Unicredit verso no ai Tremonti-bond
Unicredit e Intesa SanPaolo si avviano a dire di no ai Tremonti-bond. Lo faranno in contemporanea , martedì prossimo, pur seguendo strade diverse. Lo si legge su 'IlSole24Ore'. "A meno di sorprese dell'ultima ora - scrive il quotidiano economico-finanziario - Unicredit marcia ormai dritto verso l'aumento di capitale, che sarà offerto in opzione ai soci a prezzo scontato rispetto ai valori di mercato. L'operazione interamente garantita da un ampio consorzio bancario, di cui fanno parte Merrill Lynch, Mediobanca, Goldman Sachs, Ubs e Credit Suisse. E dovrebbe avere il sostegno delle fondazioni". Quanto a Intesa Sanpaolo, "nessuna decisione è stata ancora presa, ma l'orientamento pare quello di poter fare a meno degli aiuti di Stato". Lunedì si riuniranno i comitati interni di Intesa Sanpaolo e "in quella sede saranno fatte le prime valutazioni". Il giorno dopo l'amministratore delegato, Corrado Passera, porterà la propria proposta al consiglio di gestione e "la prenotazione di 4 miliardi di euro di Tremonti-bond dovrebbe essere lasciata cadere". Secondo 'IlSole24Ore' prende "sempre più consistenza l'ipotesi che il rafforzamento patrimoniale venga affidato alle previste cessioni (che però con ogni probabilità non saranno annunciate già martedì) e al lancio di un prestito obbligazionario ibrido da 1-1,5 miliardi di euro che impatterà sul Tier1".
Fonte: Ilsole24ore
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I nuovi consumatori consapevoli
Ricordate la storiella della formica che, dopo l’estate trascorsa a far legna per l’inverno, dice alla cicala reduce dal mare e in partenza per Parigi: «Se incontri un certo La Fontaine, digli da parte mia di andare al diavolo»? Forse andrebbe aggiornata alla luce della recessione. La crisi economica infatti ha creato un nuovo tipo di consumatore: non indifferente alle mode, tutt’altro, ma più severo, attento e selettivo. Più formica, appunto. E che probabilmente non cambierà il nuovo atteggiamento anche quando la tempesta sarà passata.
Il successo degli outlet, dove si possono acquistare con lo sconto le grandi marche (+20 per cento le vendite nei primi cinque mesi del 2009 secondo un’inchiesta del settimanale Il Mondo ), è solo uno degli indicatori di questa tendenza. Non solo i meno abbienti ne sono coinvolti ma anche le fasce sociali ad alto potere d’acquisto. «Alcuni non hanno altra scelta che l’austerità — sottolinea Paul Flatters, autore con Michael Wilmott del saggio «Capire il consumatore post-recessione» pubblicato da Harvard Business Revue —. Tuttavia anche molte persone facoltose tendono sempre più a fare economia, e non sempre per necessità». La fotografia più aggiornata del «nuovo consumatore» emerge nitidamente dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Retailing della Sda Bocconi sulle scelte nel campo dell’abbigliamento. Il primo dato evidente è l’aumento dei punti vendita visitati dal campione di 1.400 persone: otto o nove, appartenenti a quattro o cinque formule diverse, tra cui grandi magazzini, catene di pronto moda, punti vendita specializzati in abbigliamento sportivo, outlet e flagship store di grandi marchi. Come dire? Le vie dello shopping non sono infinite ma sono aumentate. Il cliente a caccia dell’occasione migliore non si limita a navigare virtualmente su Internet ma «naviga » fisicamente tra bottega e bottega, confronta le alternative e solo raramente si ferma alla prima insegna. O tanto meno al negozio sotto casa.
«Le formule distributive più frequentate — dice il responsabile dell’Area Marketing della Sda Bocconi Sandro Castaldo — risultano i grandi magazzini come Coin, Rinascente, Oviesse e Upim (38,7% del campione), seguiti dalle catene di abbigliamento come Benetton, H&M e Zara (24,1%) e da quelle di abbigliamento sportivo come Decathlon, Giacomelli e Longoni (21,8%). Un po’ meno frequentati i punti vendita delle griffe (11,4%) e gli outlet (4%), un fenomeno quest’ultimo in grande ascesa (vedi l’articolo sotto, ndr ) ma ancora presente a macchia di leopardo sul territorio nazionale». Alla base dei nuovi atteggiamenti, secondo questa analisi, c’è il venir meno della fiducia «a priori» nei confronti del marchio. «Le grandi firme — dice Castaldo — la fiducia devono riconquistarsela: in primo luogo con prodotti che contengano un valore reale, verificabile e a un prezzo giusto. Di conseguenza anche l’arte di vendere cambia radicalmente. Il bravo venditore non dev’essere soltanto gentile e disponibile. Deve conoscere a fondo il prodotto, esserne convinto e trasmettere la sua convinzione. Ma, ancora di più, deve sapersi proporre come avvocato difensore del cliente: se vuole davvero conquistarne la fiducia, in certi casi deve arrivare al punto di sconsigliare l’acquisto». Una vecchia tecnica di vendita oggi molto efficace. Ma i nuovi comportamenti dureranno anche a crisi finita o torneremo presto a comportarci da cicale? La risposta, secondo gli economisti, dipende innanzitutto dal tipo di ripresa economica che arriverà: più sarà lenta e graduale, più l’austerity 2010 si prolungherà. Un buon ambito per capire il mix tra ricerca di gratificazione e sobrietà è la gioielleria, perché niente, come si sa, è ritenuto più indispensabile del superfluo. Sintetizza un noto imprenditore del ramo: «Bisogna distinguere. Per i consumatori colpiti nel proprio reddito il cambiamento di abitudini può essere giocoforza permanente, mentre per chi non ha subìto danni forse è più psicologico e temporaneo.
Anzi, la ripresa dell’economia potrebbe generare un senso di sollievo e di euforia, rilanciando lo shopping più spensierato. Ogni crisi del resto porta con sé atteggiamenti più sobri ma l’economia funziona a cicli. Non dimentichiamo che dopo i cupi anni ’70 sono venuti gli ’80. Speriamo che la storia, magari in forme nuove, si ripeta». «Tutto questo è molto vero — dice Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo Coin — ma io penso che l’approccio più razionale agli acquisti, figlio della crisi, sia destinato a restare, indipendentemente dall’ampiezza dei portafogli e dalla solidità dei conti in banca. Così come resterà la ricerca di valore, che può essere declinata in vari modi. Si può percepire come prodotto di valore l’accessorio di Hermès ma anche la borsa in carta riciclata che tanto piace alle signore di New York. In fin dei conti la crisi seleziona: punisce chi ha alzato il listino senza dare un giusto corrispettivo in valore e premia chi riesce a conciliare marchio, costi e valore reale». La constatazione che nascono nuovi stili di consumo non può però nascondere il fatto che si consuma meno, come emerge anche da un’altra ricerca, realizzata dal Boston Consulting Group. «In generale — dice Marco Airoldi, che ne ha curato il versante italiano— la tendenza è a rinviare gli acquisti di una certa entità.
Molto più che in altri Paesi, poi, in Italia la recessione incoraggia le spese legate alla casa, alla famiglia e alla salute. Per esempio si spende molto in cibo fresco, in alimenti per animali e in vacanze. Continuiamo a frequentare gli hard discount meno di altri europei, soprattutto i tedeschi, e semmai risparmiamo comprando la pasta con il logo del supermercato al posto di quella con il marchio famoso ». Infine, da non sottovalutare, c’è il desiderio di molti di sentirsi più buoni, più consapevoli e più utili al mondo, soprattutto al Terzo. «Riciclare di più, comprare ecologico e di seconda mano, instillare nei figli i valori tradizionali — dice Flatters — sono tutti comportamenti che corrispondono perfettamente alla domanda di semplicità e all’interesse per il consumo sostenibile. Inizialmente, questi consumatori convertiti alla frugalità erano riluttanti ad ammettere l’attrazione verso l’essenzialità nel timore di essere visti come persone tristi e poco interessanti. Ma la recessione ha reso accettabile il taglio delle spese voluttuarie, che è diventato addirittura di moda». Vedremo quanto durerà.
Fonte: Corriere.it
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25/09/2009
Fisco, evaso mezzo miliardo. Gdf contro gli sportivi
Un pilota di Formula 1 e un asso del ciclismo: nell'ambito delle operazioni di indagine delle Fiamme Gialle portate avanti nelle ultime settimane ci sarebbero, importanti personaggi del mondo sportivo. Si tratta di quattro grosse indagini per un totale di quasi mezzo miliardo di euro di capitali detenuti all'estero illegalmente. Nel mirino delle Fiamme Gialle ci sarebbe anche un imprenditore cagliaritano, attivo nel settore del calcestruzzo, che avrebbe nascosto oltre 400 milioni di euro al fisco grazie ad un intreccio fra una decina di società con sedi nel Delaware (Usa), Qatar e Guinea.
Tra gli sportivi, un primo caso coinvolgerebbe un pilota di Formula 1 che dal 2006 al 2008 ha trasferito la propria residenza dall'Abruzzo prima in Inghilterra, continuando a comprare barche e case in Italia. Il valore di beni e capitali all'estero scovati dalle Fiamme Gialle ammonterebbe già a 1,8 milioni di euro.
Sempre nel campo delle corse automobilistiche, tra i soggetti sotto controllo figura un copilota di un ex campione del mondo di rally residente a Monaco ma con affari immobiliari in Italia.
Il terzo sportivo sarebbe un ciclista con un palmares di primo piano. Ha trasferito la residenza nel Principato di Monaco ma le Fiamme Gialle hanno scoperto che si allena in Italia e non manca a nessuna manifestazione locale di un paese del padovano.
Se verrà accertata l'evasione rischiano sanzioni tributarie e penali e, in ogni caso, non potranno avvalersi dello scudo fiscale.
Fonte: Affaritaliani.it
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G20: Accordo per tetto ai bonus dei banchieri
I bonus dei manager bancari dovranno in futuro essere direttamente collegati ai risultati a lungo termine da essi conseguiti nello svolgere le proprie mansioni, e non alla loro condotta sul breve periodo, soprattutto qualora comporti rischi per i rispettivi istituti e i relativi clienti, anche se magari fosse coronata da successo nella singola fattispecie: e' questo il principio-cardine sul quale si basa la bozza di comunicato che sara' approvato dai leader del G20, al termine del vertice di oggi a Pittsburgh, in Pennsylvania.
Lo hanno anticipato fonti riservate bene addentro ai lavori, secondo cui il testo prevede in modo esplicito di "limitare i bonus a una certa percentuale dei profitti totali netti, quando non si sia in armonia con il mantenimento di una solida base di capitale". In precedenza il ministro del Tesoro americano, Timothy Geithner, aveva spiegato come si vogliano "introdurre standard assai rigorosi per limitare i rischi".
In realta', proprio da Usa e Gran Bretagna sarebbe venuta la maggiore cautela sui provvedimenti da adottare, con Francia e Germania determinate a far passare invece la regola delle restrizioni dei bonus.
L'intesa definitiva, comunque, non sarebbe al momento stata raggiunta: e' quanto e' stato riferito in via anonima negli ambienti della delegazione francese, secondo cui "sono stati compiuti progressi, ma ancora un compromesso non c'e'". Per Geithner, peraltro, "ci siamo molto vicini".
Piu' in generale, l'intento in seno al G20 e' di attuare compiutamente la nuova normativa per migliorare qualita' ed entita' dei capitali bancari entro il 2012, con una progressiva applicazione mirata sull'evolversi delle condizioni finanziarie e sulla ripresa economica globale.
ADDIO G7 - Intanto, il G7 va in soffitta. Secondo quanto anticipa New York Times, il presidente americano Barack Obama annuncerà oggi che il G20 prenderà permanentemente il posto del G7 come forum per la politica economica. Per oltre trent'anni il principale gruppo per la gestione dell'economia mondiale è stato il G7 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone) a cui si è gradualmente unita la Russia negli anni Novanta durante la presidenza americana di Bill Clinton. Fonti dell'amministrazione Usa riferiscono che il gruppo continuerà a incontrarsi due volte l'anno per discutere di questioni di sicurezza. Ma di economia si occuperà il più ampio G20 che comprende anche paesi come Cina, Brasile e India.
SCONTRI - Proseguono nel frattempo gli scontri nel centro della Pennsylvania dove si svolge il vertice: una ventina di persone sono state arrestate dalla polizia. La manifestazione di protesta, che non era autorizzata, ha opposto circa mille manifestanti alle forze dell'ordine. Da una parte lanci di cassonetti e sassi, dall'altra candelotti lacrimogeni. Gli incidenti sono cominciati quando diverse centinaia di manifestanti hanno tentato di avvicinarsi alla sede del vertice del G20. Alcuni gruppi si sono presentati come anarchici, alcuni con vestiti neri, bandane e bandiere nere. Alcuni mostravano striscioni sui quali era scritto: "Nessuna speranza nel capitalismo".
Fonte: Affaritaliani.it
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L'imprenditore di Pordenone
Tommaso Padoa- Schioppa propone di celebrare il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia chiedendosi quale sia «lo stato dello Stato» («Si parli di Stato non di Nazione », Corriere di domenica scorsa). Accolgo volentieri l’invito. Questo è un esempio di «stato dello Stato» alla vigilia della discussione parlamentare sulla «Finanziaria senza tasse e tagli».
Dal 1˚gennaio di quest’anno, un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fidenato, versa ai propri dipendenti lo stipendio «lordo» senza le trattenute di legge (contributi Inps, Irpef ordinaria, addizionale regionale, addizionale comunale), avendo opportunamente avvisato l’Agenzia preposta — che insiste nel chiedergli di adempiere ai suoi obblighi — del rifiuto di esercitare la funzione di «sostituto di imposta». A fondamento della propria scelta cita in giudizio l’Inps, la Società di cartolarizzazione dei crediti Inps, Equitalia Friuli Venezia Giulia, adducendo ragioni di economicità, di diritto, di giustizia e equità sociale.
Il quadro normativo in materia risale a una legge fascista del 1935 istitutiva dell’Ente previdenziale: «La parte di contributi a carico dell’assicurato è trattenuta dal datore di lavoro sulla retribuzione corrisposta (...) L’imprenditore e il prestatore di lavoro contribuiscono in parti uguali alle istituzioni di previdenza e assistenza »; una legge della Repubblica del 1952 ripropone la distinzione fra i contributi a carico del lavoratore e del datore di lavoro. Su uno stipendio lordo complessivo di 2.449,06 euro, la parte «salariale» di contributi ammonta a 182,51 euro, quella «padronale» (che non appare neppure in busta paga) è di 463,34 euro; lo stipendio netto percepito — detratte anche le imposte — è di 1.465 euro. Scrive Pascal Salin, un economista liberale francese: «La parte padronale dei contributi sociali non è, dunque, un carico sopportato dalle imprese, essa è soltanto la parte del salario che il datore di lavoro non ha il diritto di versare direttamente al lavoratore (...) In questo senso la parte padronale è un’imposta sul salario pagata dal dipendente e di cui l’imprenditore è solo un esattore ».
La totale ignoranza nella quale è tenuto il lavoratore circa le somme versate all’Inps violerebbe gli art. 2 e 3 comma 3 della Costituzione, ostacolando il pieno sviluppo della personalità umana; l’art.3 comma 1, che sancisce il principio dell’eguaglianza. Il lavoratore autonomo dichiara personalmente i propri redditi e ha pieno diritto di difendersi contro gli accertamenti del fisco (art. 24 e 113 della Costituzione); il lavoratore dipendente non ha gli stessi diritti. La pretesa dello Stato di trasformare l’imprenditore in esattore violerebbe sia l’art. 23 — «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge » nell’interpretazione che ne dà la stessa Corte costituzionale «a tutela della libertà e della proprietà individuale» — sia l’art. 41 della Costituzione («L'iniziativa economica privata è libera»). Scrive ancora Salin: «In tutte le imprese, degli uomini devono dedicare il proprio tempo a soddisfare le pretese del fisco (...). Una piccola ditta ha più difficoltà di una grande a far specializzare alcuni dipendenti del proprio organico».
Tre lavoratori che ora percepiscono lo stipendio lordo — dopo non aver neppure ricevuto risposta su come adempiere ai propri obblighi tributari e previdenziali — hanno indirizzato all’Agenzia delle entrate un libretto al portatore con le somme dovute; l’Agenzia lo ha respinto in quanto «tale mezzo di pagamento non è ammesso dalla normativa vigente». Ma il rifiuto sarebbe in contrasto sia con l’orientamento della Corte di Cassazione che l’obbligato principale è il soggetto «sostituito» (il percettore del reddito), non il «sostituto di imposta» (il datore di lavoro), sia con l’art. 1180 comma 1 Codice civile sulla efficacia estintiva del pagamento effettuato da un terzo (che in questo caso è addirittura il beneficiario della prestazione previdenziale). Ha scritto lo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: «La contabilità fiscale è dunque diventata la forma moderna, ma non per questo meno odiosa, delle antiche corvées. Tra il sistema attuale delle compliances sociali e quello antico fatto dalle corvées e dalle gabellari servitù medievali, le analogie sono impressionanti, così come gli effetti paralizzanti » («Lo Stato criminogeno», ed. Laterza).
A questo punto — se non vogliono apparire complici dello «Stato criminogeno» — sarebbe utile che la Confindustria e le altre associazioni di categoria, i sindacati, la sinistra, il governo, gli intellettuali, dicessero che ne pensano di questo «stato dello Stato», di «questo imbroglio, nelle parole del liberale Salin che condivido, tramite il quale gli uomini di governo sono riusciti a imporre il concetto bismarckiano di sicurezza sociale». È chiedere troppo?
Fonte : Corriere.it
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