31/07/2009
Definizione delle priorità di spesa
Stilata la lista delle categorie di spesa, occorre assegnare loro una priorità, distinguendo le spese irrinunciabili, necessarie e superflue.
Analizziamo ora ciascuna voce al fine di capire dove è possibile ottimizzare il livello di spesa:
- spese “irrinunciabili”: pagamento delle bollette, le rate del mutuo, le tasse o le spese condominiali. Pensando a questi pagamenti ci possiamo domandare se le utenze (luce, gas, telefono) siano state stipulate alle migliori condizioni a noi accessibili date le offerte del mercato. A parità di utilizzo del telefono, ad esempio, esistono tariffe o compagnie che possono presentare notevoli risparmi per il consumatore finale. In altri casi (luce e gas) alcuni semplici accorgimenti (lampadine a basso consumo, utilizzo di un timer per il riscaldamento, utilizzo degli elettrodomestici nelle fasce orarie durante le quali vengono applicati sostanziali sconti sull’utilizzo dell’energia elettrica) possono risolversi in un risparmio.
- spese “necessarie”: pensando ad esempio alle spese di vitto potrebbe essere sufficiente recarsi in grandi magazzini, utilizzare maggiormente i mercati rionali o gli outlet o concentrare alcuni acquisti in determinati periodi dell’anno in concomitanza di saldi o fiere per ottenere un conto della spesa più “leggero”.
- spese “voluttuarie” o “superflue”: per quanto riguarda corsi di formazione o vacanze il pianificare per tempo può portare a forti sconti. Nel valutare una palestra non bisogna guardare a tutti i servizi offerti ma a quelli che realmente utilizzeremo (ad esempio: perchè pagare per sauna, palestra, attrezzistica ecc. quando sappiamo che ci siamo iscritti per fare solo nuoto?, in questo caso abbiamo confrontato i prezzi della nostra palestra super accessoriata con quelli della più vicina piscina comunale?).
Dopo un periodo di tempo durante il quale le azioni volte a ridurre spese considerate superflue, sono state messe in atto e hanno prodotto i risultati sperati, il modello di budget potrà essere aggiornato e utilizzato per capire se la nostra situazione finanziaria deve, o no, destare preoccupazione.
Una situazione finanziaria che non presenti particolari problemi evidenzia:
- la capacità di far fronte a tutte le voci di spesa definite come “irrinunciabili” e “necessarie” (al netto degli sprechi);
- la capacità di far fronte a spese impreviste (di piccolo e medio ammontare) tramite apposite voci nel budget o, in caso di spese di maggior entità, attraverso la possibilità di ricorrere ad un finanziamento il cui rimborso risulti finanziariamente sostenibile;
- una capacità di risparmio costante nel tempo.
Nel caso in cui una delle tre precedenti condizioni non dovesse essere rispettata, è opportuno rivedere le voci di spesa e decidere cosa eliminare o ridurre.
Definite le finalità del budget e i punti d’attenzione da seguire nella sua costruzione, possiamo iniziare a mettere in piedi il nostro modello o utilizzare un modello predefinito.
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Predisporre e gestire un budget
Il modo migliore per gestire i problemi relativi ai finanziamenti consiste nel prendere delle buone abitudini prima che i problemi si verifichino. Prima di tutto, è necessario organizzare le proprie finanze e avere un budget.
Costruire un proprio budget non è difficile: basta dedicare un po’ di tempo all’organizzazione e alla pianificazione; una volta avviato sarà facile da mantenere. Da dove iniziare? Semplice, basta seguire le seguenti istruzioni:
1.1 - Primo passo: definire i propri obiettivi
Prima di tutto è necessario stabilire quali sono i propri obiettivi: una casa nuova, il pensionamento anticipato o anche le spese di istruzione. Gli obiettivi possono essere raggruppati in tre aree: obiettivi finanziari di breve, di medio e di lungo termine. Chiedetevi: “Cosa è importante per me?” “Quali sono le mie esigenze?" “Cosa voglio?" Le risposte a queste domande permetteranno di definire i propri obiettivi. Nel caso si sia sposati è necessario discutere le risposte assieme al coniuge e decidere quali saranno gli obiettivi comuni, mettendoli poi per iscritto. Una volta che si sa cosa si vuole, si può cominciare a redigere il proprio budget.
* Obiettivi di breve termine: sono quelli realizzabili entro un anno circa, come ad esempio il rimborso di un debito di 1.000 euro sulla carta di credito, l'acquisto di un televisore nuovo, di un frigorifero o di una vacanza.
* Obiettivi di medio termine: sono quelli che si desidera realizzare nei prossimi due-cinque anni. Ad esempio, si potrebbe voler risparmiare per costituire l’anticipo sull’acquisto di un immobile o per acquistare mobili nuovi per la propria casa.
* Obiettivi di lungo termine: sono quelli realizzabili in più di cinque anni; gli esempi più comuni sono il risparmio previdenziale e le spese universitarie.
1.2 - Secondo passo: raccogliere informazioni
Mettere insieme tutto ciò che riguarda il reddito e le spese familiari. Nel calcolo delle spese è necessario essere scrupolosi e sinceri. Il budget dovrebbe essere un quadro fedele, non uno “scenario ottimistico”. I dati da raccogliere sono i seguenti:
* I cedolini degli stipendi;
* La dichiarazione dei redditi dell'anno precedente;
* I registri degli assegni;
* Gli estratti conto delle carte di credito (in particolare i riepiloghi di fine anno);
* La documentazione sui pagamenti per gli acquisti più importanti, ad esempio per il prestito dell'automobile e per gli scoperti di conto corrente;
* Gli estratti conto di banche e società di investimento.
1.3 - Terzo passo: capire le proprie abitudini di spesa
Una volta raccolte tutte le informazioni, utilizzarle per comprendere quali sono le proprie attuali abitudini di spesa. Questo permetterà di analizzare la relazione esistente fra il proprio reddito e le spese sostenute. Non bisogna preoccuparsi se la prima volta che si calcola il budget si ricorre a delle stime: anche se potrebbero volerci mesi per determinare esattamente qual è la propria posizione, già dalla prima volta è importante iniziare ad avere un’idea di quanto si spende e di cosa si acquista. Le informazioni dovrebbero essere organizzate nell'ambito delle tre sezioni di seguito elencate, che saranno utilizzate per costruire il budget.
* Entrate: sommate fra di loro i redditi di varia provenienza, compresi stipendio netto (al netto delle imposte), provvigioni o bonus, assegni alimentari, assegni di mantenimento per i figli, pensioni di vecchiaia, di anzianità o di invalidità, interessi, dividendi ecc…
* Uscite: sommate fra di loro le spese fisse e le spese variabili. Le prime sono quelle di importo fisso che ricorrono ogni mese (affitto, mutuo, assicurazione, rimborso prestiti, risparmio previdenziale, ecc..) e che solitamente non sono comprimibili. Le spese variabili sono quelle che invece variano (TV via cavo, spesa alimentare, benzina per l’automobile, telefono ecc..) e che possono essere ridotte o eliminate.
* Saldo: sottrarre dal totale delle entrate il totale delle spese. La differenza è quello che viene definito “reddito discrezionale”, cioè il denaro destinato alle emergenze e per la realizzazione delle finalità stabilite nel budget.
1.4 - Quarto passo: verificare il saldo.
Il saldo è pari alla differenza fra le entrate e le uscite. È una maniera chiara di rendersi conto se si sta spendendo troppo. Se la cifra è positiva, bisognerà valutare se aumentare l’importo destinato al rimborso dei debiti o se piuttosto aumentare la quota destinata ai risparmi. Se invece la cifra è negativa, si sta spendendo più di quanto si guadagna e probabilmente si sta facendo fronte al disavanzo indebitandosi. Se la spesa destinata a rimborsare i debiti e le carte di credito supera il 15-20% del reddito netto, ci si potrebbe trovare in zona critica. Quando il saldo è negativo, sarà necessario analizzare una per una le spese variabili e decidere in che modo riportare sotto controllo le proprie abitudini di spesa.
1.5 - Quinto passo: tenere traccia delle spese
Una volta effettuato il primo calcolo del budget, è bene avviare la tenuta di un registro mensile delle spese. Anche se il saldo è positivo è comunque importante conoscere esattamente come si spende il proprio denaro. Portare ovunque con sé un piccolo block-notes e annotare tutti gli acquisti ed i prelievi. Ci si stupirà di ciò che si potrà imparare in merito alle proprie abitudini di spesa. Ad esempio, molti non si rendono conto di spendere centinaia di Euro ogni anno in sigarette, merendine, riviste e bibite, mentre solitamente la spesa non è eccessiva in settori come le spese dentistiche o la spesa alimentare. Ci si ritrova in difficoltà a causa di spese non essenziali: cose delle quali si potrebbe facilmente fare a meno. Tener traccia delle proprie spese ha come obiettivo comprendere cosa si sta acquistando con il proprio denaro.
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Soggetti coinvolti nel credito
Un credito, nelle varie forme elencate nella precedente sezione, può essere erogato da uno dei seguenti soggetti:
- tutti gli enti creditizi: banche, casse di risparmio, banche di credito cooperativo;
- le società di intermediazione finanziaria, purché in regola con la legge 197/91 sull’Antiriciclaggio di denaro e iscritte nell'albo presso l’Ufficio Italiano dei Cambi;
- i negozi di beni e servizi quali intermediari di banche e finanziarie, ma solo nella forma di dilazione di pagamento (vendita a rate di un bene o di un servizio).
8.1 - Le informazioni sul cliente (SIC)
Accanto a questi soggetti operano enti/organismi di varia natura preposti a vari compiti, da quelli di vigilanza a quelli di tutela/rappresentanza del consumatore. Altri enti pur non erogando direttamente alcun credito, forniscono informazioni utili agli istituti eroganti al fine di contenere il rischio di credito.
Di seguito una breve descrizione:
- Associazioni di categoria: sono state create per tutelare i propri associati. Oltre a svolgere un utile compito di monitoraggio e controllo sul mondo del credito al consumo, rappresentano importanti fonti di informazione per i propri associati e costituiscono valide controparti (sia per quanto riguarda le associazioni dei consumatori che per quelle che raggruppano gli istituti finanziari e bancari) per il legislatore e per gli organismi di vigilanza.
- Banche dati private: forniscono un servizio ai propri clienti (istituti bancari, finanziarie) che prevede la comunicazione di informazioni sulla storia creditizia dei soggetti censiti, in base alle quali l'istituto finanziario potrà valutare l'affidabilità creditizia di chi richiede un finanziamento esclusivamente per finalità collegate alla tutela del credito e al contenimento dei relativi rischi
Cosa sono le SIC?
La sigla sta per “Sistemi di Informazioni Creditizie” nei quali sono raccolte tutte le informazioni sui finanziamenti erogati dalle banche e dagli altri intermediari per verificare l'affidabilità, la puntualità e il rischio di sovraindebitamento del consumatore.
Le informazioni contenute nei SIC sono aggiornate a seconda che una persona:
a) chieda alla banca/finanziaria un nuovo finanziamento;
b) paghi puntualmente la sua rata;
c) saldi eventuali debiti pregressi;
d) estingua il rapporto di credito.
Di seguito alcuni esempi delle SIC a cui partecipa Citi:
1. CRIF s.p.a. – Via Montebello 2/2, 40121 Bologna;
2. CTC “Consorzio tutela del credito” – Viale Tunisia 50, 20124 Milano
3. EXPERIAN Information Services –Via Carlo Pesenti 121/123, 00156 Roma
Si precisa che tutti i clienti che richiedono un prestito devono ottenere un foglio informativo in cui è specificato che :
* qualora il cliente sia puntuale nei pagamenti, la conservazione delle informazioni nelle banche dati richiede il suo consenso.
* in caso di pagamenti con ritardo o di omessi pagamenti, oppure nel caso in cui il finanziamento riguardi un’attività imprenditoriale o professionale, tale consenso non è necessario.
8.2 - Legge sulla privacy: conoscere i propri dati
Il cliente ha sempre diritto di conoscere i suoi dati e di esercitare i diversi diritti relativi al loro utilizzo come ad esempio la loro rettifica, il loro aggiornamento e la loro cancellazione.
Per esercitare tali diritti il diretto interessato dovrà inviare una richiesta scritta direttamente alle Banche dati in cui sono stati iscritti o alle associazioni di consumatori quali Adiconsum, Assoutenti, Codacons e Federconsumatori* che grazie ad un protocollo di intesa possono usufruire di un canale preferenziale che consente loro di accedere ai dati contenuti nelle banche dati anche in soli 10 giorni.
*E anche tramite il link http://www.garanteprivacy.it dove si può scaricare il modulo di richiesta per l'accesso ai propri dati personali
Come fare?
A) Consumatore - persona fisica
Inviare una richiesta via fax con allegati:
* una fotocopia leggibile di un documento d’identità;
* una fotocopia leggibile del tesserino del codice fiscale.
B) Azienda - legale rappresentante di una ditta o società
Inviare una richiesta via fax con allegati:
* una fotocopia leggibile di un documento d’identità del legale rappresentante pro-tempore;
* un documento comprovante l’iscrizione alla Camera di Commercio.
Come avviene la conservazione dei dati?
I tempi di conservazione dei dati sono stati stabiliti dal codice di deontologia e sono organizzati secondo tempi diversi:
· le richieste di finanziamento sono visibili per 6 mesi, o 1 mese in caso di rifiuto della richiesta o rinuncia della stessa;
· le morosità di due rate (o mesi) poi sanate sono visibili per 12 mesi dalla data di regolarizzazione;
· le morosità superiori a due rate (o mesi) poi sanate sono visibili per 24 mesi dalla data di regolarizzazione;
· le morosità mai sanate rimangono visibili per 36 mesi dalla scadenza del contratto.
Rapporti che si sono svolti positivamente (senza ritardi o altri eventi negativi): la presenza di un finanziamento in corso con i pagamenti in regola rimane nella memoria della banca dati, ma anche a pagamento concluso regolarmente è prassi delle banche dati tenere in memoria i dati del finanziamento ottenuto e della "buona condotta" del consumatore.
Il Codice dispone che queste informazioni positive rimangano in memoria al massimo 36 mesi dall'ultimo pagamento.
Richiesta di finanziamento: i dati personali riferiti a richieste di credito, comunicati da banche/finanziarie, possono essere conservati per il tempo necessario all'istruttoria e comunque non oltre 180 giorni dalla richiesta.
Se la richiesta di credito non è accolta o è il consumatore a rinunciare, la banca/finanziaria deve comunicare ai gestori delle banche dati, in occasione della comunicazione mensile, il mancato prestito. Da quel momento il gestore della banca dati ha 30 giorni per provvedere alla cancellazione.
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30/07/2009
Principale normativa sul credito
L'attività di credito al consumo è regolata da una serie articolata di norme che hanno lo scopo di garantire e tutelare il consumatore. Di seguito sono riportate le principali disposizioni di legge che regolano l'attività di credito al consumo e riguardano direttamente i diritti ed i doveri del consumatore.
1) legge 154/92 "Trasparenza“;
2) legge 142/92 "Credito al consumo“;
3) decreto legislativo 385/93 "Legge Bancaria" (che recepisce anche le disposizioni contenute nelle norme precedenti);
4) legge 52/96 "Clausole vessatorie“;
5) legge 108/96 "Usura“;
6) decreto legislativo196/03 "Privacy”;
7) codice deontologico sui sistemi di informazioni creditizie;
8) legge 311/2004 “Cessione del quinto dello stipendio”;
9) decreto legislativo 206/05 " Codice del consumo".
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Le diverse tipologie di credito presenti
Di seguito riportiamo i principali strumenti di credito attualmente presenti sul mercato italiano:
Carta di credito: abilita il titolare ad effettuare acquisti di beni e/o servizi presso esercenti convenzionati senza pagamento in contanti nonché a prelevare contante presso sportelli bancari e sportelli automatici convenzionati (cosiddetti ATM), nei limiti del massimale concesso.
Con l’utilizzo della carta di credito, il titolare dà mandato all’emittente di pagare il corrispettivo dovuto, a favore dell’esercente convenzionato.
Carta clienti: a differenza delle normali carte di credito, le cosiddette carte clienti sono degli strumenti di pagamento emessi da grandi dettaglianti (grandi magazzini, distributori di benzina ecc.) al fine di fidelizzare la propria clientela. A tal fine sono spesso abbinate a un programma di incentivi, in pratica attraverso gli acquisti si raccolgono punti (o simili) che si possono convertire in prodotti o sconti.
Una carta cliente:
– ha tipicamente un limite di credito più basso di una carta di credito e può essere utilizzata soltanto nei negozi che la rilasciano.
– le carte clienti funzionano in modo analogo a una carta di credito. Il grande magazzino invia mensilmente la fattura della carta a tutti i clienti. In alcuni casi gli emittenti consentono ai loro clienti di pagare l’importo dovuto anche a rate.
Mutuo: un mutuo ipotecario è un prestito garantito da ipoteca su un immobile. Fermo restando che Banche e Finanziarie concedono il mutuo solo a chi ha le caratteristiche soggettive (es. assenza di protesti) ed oggettive (es. un reddito adeguato), l'ipoteca è richiesta a titolo di ulteriore garanzia.
Il mutuo è pertanto generalmente caratterizzato da:
– finalità: acquisto di una proprietà immobiliare;
– importo erogato: solitamente superiore agli altri tipi di finanziamento;
– tasso e durata del rimborso: il tasso è solitamente molto più basso di un normale finanziamento (anche perchè quasi sempre garantito tramite un’ipoteca sull’immobile acquistato) e la durata è mediamente superiore agli altri finanziamenti.
Prestito personale: un prestito personale consiste in un finanziamento, generalmente di importo medio alto, con delle rate mensili fisse per un determinato periodo di tempo. L’elemento caratterizzante è che non c’è alcun vincolo in merito all’acquisto di un bene o di qualsivoglia servizio.
Prestito finalizzato: a differenza del prestito personale, un prestito finalizzato è erogato a fronte dell’acquisto di uno specifico bene o servizio.
Fido / Scoperto di conto: il fido consiste nella possibilità per il cliente, titolare di un conto corrente con l’istituto bancario, di usufruire di un importo predefinito di cui può disporre secondo le proprie esigenze pagando un interesse solo sulla parte realmente utilizzata e solo per il periodo di utilizzo. Nel caso in cui il cliente dovesse utilizzare un importo superiore alla disponibilità sul proprio conto o per un importo eccedente il fido concordato, si parlerà di scoperto di conto non autorizzato. Anche nel caso di uno scoperto non autorizzato l’importo deve essere “concesso” dalla Banca ma, non essendo stato preventivamente concordato, richiederà l’applicazione di un tasso di interesse superiore rispetto allo scoperto autorizzato e in alcuni casi anche di una penale.
Cessione del quinto dello stipendio: rientra nella categoria dei prestiti personali non finalizzati in quanto la somma ricevuta non è in alcun modo vincolata ad una predefinita spesa. La particolarità di questo finanziamento è che il pagamento delle rate avviene in maniera automatica con una trattenuta fatta direttamente sulla busta paga da parte del datore di lavoro. Il prestito è concesso con un esborso in un’unica soluzione avente un tasso di interesse fisso e secondo un piano di rimborso a rate mensili costanti (che non possono ovviamente superare il valore di un quinto dello stipendio).
Questa forma di finanziamento può essere richiesta sia da parte di dipendenti pubblici che privati (purché di imprese con più di 15 dipendenti) anche se per quest’ultimi sono richiesti alcuni ulteriori requisiti sia di tipo personale che relativi all’azienda datrice di lavoro.
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Calcolare l'importo del finanziamento che si è in grado di affrontare
Fissare un budget realistico… e rispettarlo!
Il primo passo nella scelta intelligente di un finanziamento consiste nel comprendere quale sia l’importo che si è in grado di affrontare. Prima di contrarre un debito è necessario analizzare attentamente e in maniera approfondita la propria posizione finanziaria attuale e futura, considerando anche il proprio “rapporto di indebitamento” e fissando un budget realistico per il rimborso futuro del debito.
Se il creditore non riesce a incassare il prestito (sia esso garantito o meno), il debitore (cliente) ne sopporterà le conseguenze. Il mancato pagamento di un prestito è una questione seria che può compromettere il proprio profilo creditizio presso le Centrali Rischi, rendendo così impossibile ottenere altri prestiti. In casi estremi, può portare a un'azione giudiziaria.
Il “rapporto di indebitamento”
Indica la misura dell’indebitamento rispetto al proprio reddito mensile netto. Solitamente il dato fornisce un quadro evidente della solidità finanziaria di un soggetto: minore è il rapporto di indebitamento, maggiore sarà la parte del proprio reddito da destinare al risparmio o ad altre spese.
Il rapporto di indebitamento rappresenta la percentuale dello stipendio netto mensile destinata al rimborso di debiti e di altri impegni mensili; viene calcolato dividendo l’importo necessario ogni mese per rimborsare i propri debiti, compreso anche l’affitto o il mutuo, per il reddito mensile netto (lo stipendio meno le imposte).
Esempio:
| Rimborso debiti mensile | Euro 800 |
| Stipendio mensile netto | Euro 2,000 |
| Rapporto di indebitamento | 40% |
Il consiglio di numerosi esperti è che l’importo destinato al rimborso di debiti e prestiti non superi il 15-20%, se nel calcolo è escluso l’affitto o la rata del mutuo, o il 40% dello stipendio netto mensile se si comprendono queste voci. Deve essere però precisato che tali indicazioni hanno una valenza di carattere generale poiché possono esserci, per ogni singolo caso, particolari circostanze che andranno ad incidere profondamente sulla percentuale di indebitamento consigliata.
09:21 Scritto da: spinsound2 in Guida al credito | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: prestito, mutui, cessioni, leasing, fideiussioni, deleghe, giovani | OKNOtizie |
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29/07/2009
TEGM
E’ il tasso effettivo globale medio in vigore relativo ad una categoria di operazione di finanziamento di cui alla tabella dei tassi effettivi globali medi delle operazioni di finanziamento oggetto della rilevazione trimestrale da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il TEGM, aumentato della metà, è il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale oltre il quale gli interessi sono sempre usurai per quella categoria di operazione in riferimento.
10:23 Scritto da: spinsound2 in Termini tecnici | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: teg, taeg, tan, tegm | OKNOtizie |
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TEG
E’ un indicatore, espresso in punti percentuale, utile ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia di cui all’art.2 della legge n. 108/1996. viene calcolato tenuto conto, oltre che gli interessi, delle commissioni, delle remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse collegate all’erogazione. Per le delegazioni non assimilate alla cessione del quinto i costi assicurativi e/o di garanzia sono invece inclusi in tale calcolo.
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TAN
E’ il tasso di interesse, espresso in percentuale e su base annua, applicato dagli istituti finanziari all’importo lordo del finanziamento.
Viene utilizzato per calcolare, a partire dall’ammontare finanziato e dalla durata del prestito, la quota interesse che il debitore dovrà corrispondere al finanziatore e che, sommata alla quota capitale, andrà a determinare la rata di rimborso. Nel computo del TAN non entrano oneri accessori quali provvigioni, spese e imposte.
10:15 Scritto da: spinsound2 in Termini tecnici | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: teg, taeg, tan | OKNOtizie |
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28/07/2009
TAEG
Indice, espresso in termini percentuali, con due cifre decimali e su base annua, del costo complessivo del finanziamento. Comprende gli oneri accessori quali spese di istruttoria, spese di apertura pratica, spese di incasso delle rate e spese assicurative e oneri erariali (l’inclusione di queste ultime due voci può essere opzionale).
12:24 Scritto da: spinsound2 in Termini tecnici | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: teg, taeg, tan | OKNOtizie |
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